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Cavitazione estetica: trattamento con ultrasuoni

La cavitazione estetica è un tipo di trattamento di natura estetica che sfrutta gli ultrasuoni a bassa frequenza per la riduzione di adiposità localizzate e l’antiestetica cellulite; è possibile ottenere un netto miglioramento a livello di microcircolo. Caratteristiche della cavitazione La tecnica della cavitazione genera, mediante emissione di ultrasuoni, una depressione dinamica dovuta alla propagazione del suono; le cellule adipose verranno poi eliminate per vie naturali dal corpo attraverso l’urina.

Le onde a bassa frequenza, una volta penetrate nelle cellule adipose, sviluppano micro-bolle di gas che implodono, provocando la disgregazione selettiva delle membrane cellulari circostanti.

L’obiettivo di questo trattamento estetico è la distruzione del grasso sottocutaneo e il rimodellamento del corpo.

La cavitazione estetica è una sorta di liposuzione senza intervento, che non prevede interventi invasivi, anestesia o altre forme chirurgiche; infatti tramite l’utilizzo di un macchinario che tocca la pelle ed emette ultrasuoni, è possibile ottenere lo smaltimento del grasso superfluo contenuto nelle cellule adipose. L’importanza di bere molta acqua Al fine di stimolare l’azione depurativa del fegato, è consigliato un apporto idrico di circa 1,5/2 litri d’acqua prima di sottoporsi al trattamento. È opportuna un’attività fisica di supporto e un trattamento drenante come la pressoterapia, da effettuarsi a distanza di due o tre giorni. Al termine della seduta, il perimetro dell’area trattata evidenzia una riduzione pari a circa 2 centimetri. A chiè sconsigliata La cavitazioneè sconsigliata nei seguenti casi: in gravidanza; nei soggetti con gravi problemi metabolici; nei portatori di protesi, pace maker o IUD; nei soggetti che soffrono di patologie al fegato e ai reni, perché il trattamento interagisce con il processo di eliminazione dei grassi. Le principali controindicazioni sono:

  • cardiopatie;
  • importanti patologie epatiche, tiroidee o dell’apparato urinario;
  • dislipidemie;
  • epilessia;
  • alterazioni congenite o acquisite della coagulazione;
  • trombo-flebiti e trombosi;
  • febbre;
  • lesioni superficiali;
  • neoplasie radio/chemioterapiche.

Le zone su cui praticarla Esistono zone del corpo particolari in cui è assolutamente sconsigliata questo tipo di pratica. Stiamo parlando della testa e del collo, delle estremità degli arti superiori e inferiori e delle zone genitali.
Per andare a trattare le zone adipose particolari, la cavitazione è dunque opportuna in parti del corpo particolarmente colpite ovvero addome e glutei, fianchi, gambe e braccia. Per evitare poi problemi da eccesso di trattamento, è opportuno effettuare un intervallo fra le varie sedute di almeno una settimana.In questo modo, l’organismo riesce a eliminare il grasso in eccesso che è fuoriuscito durante l’intervento locale. I macchinari per effettuare la cavitazione Prima di iniziare le varie sedute, è sempre meglio chiedere ai dottori di quale macchinari faranno uso. Infatti, un trattamento del genere molto spesso risulta inefficacie o pericoloso se non si viene sottoposti ad una cura da parte di macchinari predisposti a favorire tutto il processo di smaltimento delle microbolle all’interno delle cellule interessate.
Possono esserci dei casi in cui alcuni macchinari non hanno la potenza sufficiente per realizzare al meglio l’ultima fase del processo, ovvero la rottura della membrana cellulare, causando un insuccesso e una cattiva pubblicità a questo tipo di cura. Il problema principale è dovuto alla presenza sul mercato di apparecchiature per la cavitazione a basso costo, che si sono diffuse in fretta anche grazie alla abbondante richiesta di cure del genere.
Questi macchinari dunque non arivano a produrre la giusta frequenza di ultrasuoni, nè sono in grado di arrivare ad una potenza ideale, per cui vengono a presentarsi diversi effetti sulle cellule interessate.
Secondo quanto previsto dall’attuale normativa sanitaria in merito, questi macchinari necessari alla cavitazione esterna non possono superare una potenza massima di 3 watt per centimetro quadrato.

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