Continuano ad allargarsi i cerchi concentrici del patatrac di Delta, la controllata della Cassa di Risparmio di San Marino che la Banca d’Italia ha commissariato. Le crepe si sono avvicinate al Monte Titano, sul quale si abbarbica la più antica repubblica d’Europa. Dopo la defenestrazione del capo della Vigilanza della Banca centrale sanmarinese, Stefano Caringi, hanno dato le dimissioni Biagio Bossone e Luca Papi, rispettivamente presidente e direttore, e Luciano Murtas, l’unico ispettore della vigilanza rimasto. E appena fuori dagli Angusti Confini si è congelato il processo di cessione di Delta a Intesa-SanPaolo: la due diligence già svolta ha in pratica azzerato il valore della banca, sicché ne è partita un’altra, che dovrebbe ormai trovare un valore netto negativo. Per capire la Delta Weakness bisogna partire dal ruolo della Cassa di Risparmio. Dice Loris Pironi, direttore del settimanale sanmarinese Fixing: «La Cassa di Risparmio, semplicemente, è il sistema finanziario di San Marino. Quando ha avuto problemi, il rating di San Marino è stato abbassato». L’agenzia di rating Fitch in effetti ha declassato il debito di San Marino ad A, con outlook negativo, subito dopo che la Banca d’Italia aveva messo il Gruppo Delta in amministrazione straordinaria. Le altre banche della piccola Repubblica contano tutte insieme un po’ meno della CRSM. Quello che è emerso è un comportamento disinvolto della Cassa, che sembra avere costituito Delta in Italia senza badare alle regole europee e senza informare compiutamente la Banca d’Italia. Quest’ultima ha preso atto di diverse operazioni rischiose compiute da Delta (nel credito al consumo, un comparto che più in crisi non si può) e ha trovato inaccettabile che una banca fosse controllata per intero, e in modo mascherato, da un ente posto al di fuori dello Spazio economico europeo. Un socio italiano quotato a piazza degli Affari, Sopaf, è riuscito chissà come a farsi liquidare con 35 milioni di euro, mettendo quindi l’intero peso della Delta sulle spalle della casa madre sanmarinese. Bankitalia le ha dato tempo fino al 31 marzo per cedere l’intera partecipazione, mentre 900 dipendenti di Delta stanno scioperando e chiedono l’intervento dello Stato (quello italiano, non sanmarinese).Nessun momento poteva essere più infausto di questo per lo scoppio di una crisi al vertice della Vigilanza. A causa dello scudo fiscale, San Marino ha visto partire capitali per 4,7 miliardi di euro (e non è ancora finita!); nei primi undici mesi del 2009, la raccolta totale del sistema bancario è diminuita di 2,4 miliardi di euro, di cui circa 995 milioni di raccolta diretta e 1.371,6 di indiretta. Il Paese è sotto schiaffo da parte dei media italiani e in cattiva luce anche negli àmbiti diplomatici internazionali. L’accordo internazionale contro il riciclaggio e l’evasione sta segnando il passo e blocca quello fra le banche centrali italiana e sanmarinese. E proprio in cotal micragna, la Banca del Titano si ritrova priva del suo vertice! A San Marino l’italiano Stefano Caringi era approdato nel 2006, anno in cui il direttore generale Luca Papi era riuscito a far partire il primo vero servizio di vigilanza della storia della Repubblica. Trent’anni di vigilanza ispettiva in Banca d’Italia, solida reputazione, l’ultrasessantenne Caringi sembrava l’uomo giusto per gestire il difficile debutto. Ma il 4 febbraio scorso il capo degli ispettori viene licenziato in tronco. Defenestrato, Stefano Caringi dichiara al Sole24Ore che «il motivo della sfiducia dimostratami dal governo non è la scarsa vigilanza, ma proprio l’incisività dell’azione esercitata dalla Banca centrale». Bossone e Papi si dimettono per solidarietà, parlano di «ingerenze» del governo.Come sostituirli’ Secondo Caringi le modalità di decapitazione dell’intero top management renderanno difficile reclutare persone serie disposte a collaborare. San Marino ora deve vedersela contemporaneamente con la Delta Weakness, con le conseguenze dello scudo fiscale e con la necessità di trovare una nuova strategia economica. La possibile caduta è veramente «titanica».Paolo Brera
Venerdì 19 febbraio, ore 18.30, per la Rassegna Un museo…
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