Il 13 febbraio scorso a Milano, Via Padova la follia è di nuovo scesa in piazza. La follia della violenza. Senza distinzioni di origine ed etnia. Tutto è iniziato con una rissa tra sudamericani ed egiziani, durante la quale a farne le spese è un ragazzo nordamericano di 19 anni, in difesa del quale intervengono i connazionali, innescando un processo a catenda terminato solo con l’intervento della polizia e di mezzi speciali. Il caso di Via Padova, dopo Rosarno, continua a fare notizia e, soprattutto, a scatenare le proteste degli abitanti del quartire che, si dicono, stanche del degrado e dello stato di pericolo costante in cui la zona versa dfa quando è aumentata a dismisura il tasso di immigrazione e di insediamento degli stranieri. Nessuno, fino ad ora, sembra essersi soffermato sul fatto che fin quando si tratti di un episodio sporadico ed isolato, la causa possa essere rintracciata all’interno della composizione del tessuto sociale, ma quando la violenza si ripete in maniera continuativa in luoghi diversi del Paese e con le stesse modalità, essa è sintomo di un disagio più profondo, non semplicemente attribuibile all’aumento del numero di immigrati e stranieri all’interno delle comunità. Nell’editoriale pubblicato sul sito ufficiale della Diocesi di Milano si legge:"La morte di un giovane, il conflitto etnico tra bande rivali, le reazioni violente che ne sono seguite, richiedono lucidità di giudizio" e si collocano "in uno scenario di diffuso disagio sociale che, complice l’indifferenza di chi avrebbe potuto intervenire prima ma non lo ha fatto, perdura da tempo ed è destinato a rimanere tale finché non si deciderà di ristabilire le condizioni per una normale e costruttiva convivenza civile". Secondo la curia e, per essa, il cardinale Dionigi Tettamanzi, ancora una volta si assiste al classico gioco di potere del Governo che scarica responsabilità e riduce la violenza all’ennesimo intervento della polizia, senza intraprendere alcuna strategia di lungo periodo capace di facilitare la convivenza tra popoli ed etnie diverse. Che si sia italiani della media borghesia o stranieri in cerca di occupazione, la scelta giusta dovrebbe essere quella di favorire i ricongiungimenti familiari degli stranieri, perché è partendo dalla famiglia che si costruisce il tessuto sociale.
Nel frattempo, da pochi mesi si è chiuso il sesto Congresso mondiale della Pastorale dell’immigrazione con un significativo documento finale già a novembre, ma è stato reso pubblico solo negli ultimi giorni. Il documento contiene un appello del Papa al Governo italiano a rivedere le politiche di controllo delle frontiere, la normativa sulla detenzione arbitraria e la cittadinanza. Dovrebbe, inoltre, sviluppare e aumentare la cooperazione con le amministrazioni, la società civile e le autorità locali per soddisfare le esigenze dei migranti e difenderne dignità e diritti. L’obiettivo sarebbe quello di dare vita ad un vero e proprio "statuto" degli immigrati e degli stranieri che consenta di difendere e diritti e doveri, nonchè di velocizzare il processo di integrazione all’interno del nostro Paese.
L’integrazione è la strada che le istituzioni devono percorrere, sostenendo e supportando gli stranieri in Italia, affinchè essi possano essere una risorsa utile, anche attraverso informazioni e contatti utili. Info e approfondimenti su: http://www.immigratiestranieri.it/ita/index.php
Tags: curia milano, guerriglia urbana, immigrazione, straniero, via padova
Roma Attiva ha lo scopo di aggregare quanti siano stufi…
Oggi nuova consegna di assegni in favore di centinaia di…
La presentazione è in programma il prossimo 3 febbraio. Presenti,…
Your email address will not be published.
Δ