Article Marketing

article marketing & press release

Chirurgia plastica estetica per il seno: non solo mastoplastica additiva.

Quando si parla di seno, inteso come ghiandola mammaria,
e chirurgia plastica estetica, non si può evitare di pensare alla
mastoplastica, ed in particolare alla mastoplastica additiva; le cosiddette
“tette rifatte” nel gergo comune, e in questo caso pure volgare…

Ma non è solo nel campo dell’aumento del seno che la
chirurgia plastica fa molto per il seno femminile, ma anche molti altri
“piccoli” problemi vengono trattati con successo anche se in percentuale sono
sicuramente meno del 5%, contro il 90% della mastoplastica additiva e del 5% di
quella riduttiva (cifre indicative).

 

Prima di iniziare la delucidazione di questi altri
difetti è necessario una brevissima “lezione di Anatomia” per avere ben chiaro
tutti i termini e le ubicazioni delle parti che andremo a citare.

La ghiandola mammaria è una ghiandola esocrina, cioè che
secerne il suo prodotto (latte) all’esterno del corpo, contrariamente, ad
esempio, alle ghiandole surrenali, che sono endocrine, in quanto l’adrenalina
da esse prodotta rimane interna al corpo.

Ha una struttura bulbo alveolare ed è situata nella
regione anteriore del torace, tra la terza e la sesta costola.

Internamente la mammella è composta da acini e tubuli,
riuniti in gruppi chiamati lobuli, a loro volta raggruppati nei lobi.

I tubuli sono micro canali che uniscono gli acini, e
confluiscono in canali a maggiore portata chiamati dotti galattofori o
lattiferi che sboccano poi nel capezzolo attraverso i pori lattiferi da cui i
neonati succhiano il latte nei primi mesi di vita, fino allo svezzamento.

Unici muscoli presenti sono quelli attorno ai dotti
lattiferi per espellere il latte e quelli nel capezzolo per ergerlo.

La forma e la consistenza del seno dipendono da vari
fattori non solo dalla quantità di lobi, quali la quantità di tessuto adiposo e
lo sviluppo del muscolo gran pettorale su cui poggia.

Ovviamente la costituzione fisica, in particolare quella
del torace, il patrimonio genetico e il maggiore o minore utilizzo, ossia il
numero di allattamenti per ogni figlio concepito sono altri fattori che ne
determinano la forma e la consistenza nel corso della vita.

Altro componente è ovviamente la pelle; sembrerà sciocco
ma la tonicità ma soprattutto l’elasticità di questa sono un fattore molto
importante per un seno più o meno sodo e tonico !

Ovviamente non esiste il seno standard o il seno perfetto
! Tutto dipende dalla cultura dell’area geografica in cui si vive e dalle mode.

Inutile dire del periodo delle “maggiorate” poi passate
di moda col ritorno in auge del seno dalle forme meno prosperose fino ad
arrivare al seno androgeno, piccolo, per poi ricominciare con il ritorno delle
maggiorate…

La forma più canonica è quella  emisferico-conica, con una zona centrale dal
diametro variabile dai 2,5 cm finanche ai 10cm detta areola,con pigmentazione
più marcata, ed al centro dell’areola si trova il capezzolo.

Stessa terminologia si ha per gli uomini, solo che la
loro mammella non si sviluppa in quanto la funzione riproduttiva del maschio
non prevede l’allattamento.

 

Ora entriamo nel vivo degli altri problemi che
condizionano non poco la psiche femminile, oltre a quello delle dimensioni,
abbiamo infatti:

–     
l’ectopia (dal greco: ek = fuori e Tòpos = luogo) ossia
la disposizione scorretta di uno o entrambi i complessi areolare-capezzolo
nella mammella;

–     
la politelia (sempre dal greco: poli = molti e Thélé =
capezzolo ) quindi la presenza di due o più capezzoli per ogni singola
mammella;

–     
l’asimmetria che può essere di dimensione o di altezza o
entrambi i fattori;

–     
ed il capezzolo introflesso (ossia che non sporge
rispetto al piano areolare).

 

 

 

Ectopia.

Come accennato in
precedenza per questi casi si è in presenza di areola e capezzolo o anche uno
solo di loro in una posizione non canonica, ossia nei pressi del centro della
cuspide mammaria, normalmente tale diversa disposizione è lungo la così
definita “linea del latte”.

 

Politelia.

Qui siamo in presenza
(come da significato etimologico del termine) di più capezzoli con o senza
areola e più o meno sviluppati.

Ciò deriva dalla fase
embrionale quando tra il secondo ed il terzo mese nei feti si sviluppano gli
elementi ghiandolari mammari, con successiva regressione di tali formazioni,
però se tale regressione non è completa, residuano alcuni foci ectodermici, che
nella fase puberale possono originare appunto un numero maggiore di capezzoli.

Tale problema è
maggiormente presente nei maschi !

Questo difetto è
classificato a seconda che siano o meno presenti tutti e tre gli elementi che
costituiscono una mammella; avremo quindi:

–     
polimastia, se la politelia oltre che al capezzolo
presenta l’areola ed il tessuto ghiandolare;

–     
con solo tessuto ghiandolare ed areola;

–     
col solo tessuto ghiandolare;

–     
capezzolo, areola e tessuto adiposo a sostituzione di
quello ghiandolare;

–     
il solo capezzolo, politelia vera e propria;

–     
la presenza della sola areola ossia politelia areolare.

Non bastasse, questa
anomalia può presentare anche un ciuffo di peli.

 

Capezzolo introflesso.

Si intuisce che qui il
capezzolo non sporge, ma rimane “imprigionato” all’interno della mammella
essenzialmente per una ridotta lunghezza dei dotti galattofori.

Oltre al danno
estetico e psichico di un seno “monco” qui siamo anche in presenza di una
insufficienza funzionale che non consente l’allattamento al seno.

La correzione oltre
che per ovvi motivi estetici, visto che non si può recuperarne la funzionalità,
è anche dovuta ad una migliore ed efficace fase igienica del seno.

L’intervento più
comunemente applicato e che si può effettuare anche in anestesia locale,
prevede l’incisione di areola e capezzolo lungo il diametro orizzontale e nello
“scollare” i tessuti e i dotti galattofori troppo corti per “estrarre” il
capezzolo.

Con l’anestesia locale
non è necessaria degenza, l’effetto è immediato, e la sensibilità del complesso
areola capezzolo è mantenuta, salvo durante i primi giorni post-operatori, ove
diminuisce. Anche la capacità a contrarsi dell’areola nella stragrande
maggioranza dei casi è mantenuta.

 

Asimmetria mammaria.

Per i casi in cui lo
sviluppo del seno è difettoso, la maggior parte delle volte il tutto è da
attribuirsi al patrimonio genetico che nella fase puberale-adolescenziale non
permette il completo sviluppo del seno (amastia) o un suo sviluppo scarso (ipomastia).

Per i casi in cui tali
difetti sono acquisiti le cause sono essenzialmente di tipo traumatico o derivanti
da interventi chirurgici o da radioterapia.

Qui si può intervenire
in due modi: aumentando la mammella scarsa o riducendo quella più abbondante.

La difficoltà sta nel
fatto che si interviene su una sola delle due mammelle quindi il chirurgo dovrà
prevedere gli “aggiustamenti” della fase post operatoria dei tessuti operati
per evitare che il seno risulti comunque asimmetrico.

Precisiamo che i seni
non sono contrariamente a quanto si pensi, sempre “gemelli identici”, ma anzi sono
più spesso asimmetrici, ciò può portare anche ad un maggior sex-appeal, quando
tale difetto richieda strumenti di misura o l’occhio attento e clinico di un
chirurgo estetico.

Il problema è invece particolarmente
avvertito (se macroscopico) nella fase adolescenziale, visto che non si va al
supermercato a seno nudo, quando, oltre ai problemi tipici del periodo, l’avere
anche un seno palesemente asimmetrico comporta difficoltà insormontabili nella
vita di relazione con la nascita dei primi flirt ed innamoramenti.

 

Gabriele Goldoni

Uff. Relazioni col Pubblico

DermoMedical

[email protected]

Leave A Comment

Your email address will not be published.

Article Marketing