La psicosomatica, intesa come studio dell’interazione mente-corpo, è un campo affascinante complesso che spinge tutti noi, anche all’interno dell’a pratica clinica, a confrontarci con i limiti dei paradigmi consolidati. Per quanto riguarda l’efficacia delle psicoterapie in psicosomatica, la maggior parte delle revisioni sistematiche degli studi controllati randomizzati riguarda la terapia cognitiva e cognitivo-comportamentale: esse risultano “efficaci” o “probabilmente efficaci” nel trattamento dei sintomi somatici legate molte sindromi riconducibili ai sintomi somatici cronici in assenza di cause organiche. La fibromialgia è una sindrome somatica funzionale caratterizzata da un dolore muscolo-scheletrico diffuso, rigidità muscolare, disturbi del sonno, affaticabilità; non è rara la con morbilità con disturbi d’ansia e dell’umore. Benché l’eziologia sia ancora poco chiara, si ipotizza che possono essere implicati diversi fattori di origine biologica, psicologiche ambientale. In particolare, eventi traumatici ripetuti potrebbero influire sulla vulnerabilità del soggetto modulare la sintomatologia andando ad alterare la funzionalità del sistema di risposta allo stress. Nelle storie evolutive dei pazienti fibromialgici, infatti, similmente a quanto riscontrato nei pazienti con disturbo da dolore sommato forme, troviamo con più frequenza esperienze traumatiche rispetto a quelle rilevate in un gruppo di controllo con dolore organico. Non solo abusi fisici sessuali, ma anche relazioni con i genitori poveri dal punto di vista affettivo e dipendenza da sostanze nella madre. La ricerca sulla disregolazione affettiva nella fibromialgia si sta concentrando infatti sul costrutto di alessitimia: l’alta prevalenza di alessitimia nei pazienti fibromialgici (20-25%) e l’ipotesi che lega tale deficit di regolazione affettiva con i disturbi psicosomatici, suggeriscono che essa possa avere un ruolo importante nella comprensione di questa patologia. Recentemente è cresciuta inoltre l’attenzione sulla relazione tra dolore cronico e attaccamento. Si può prendere in considerazione una serie di fattori predisponenti (suscettibilità genetica allo stress, trascuratezza emotiva/abuso nell’infanzia, attaccamento, caratteristiche di personalità), precipitanti (eventi critici di vita, infezioni/lesioni) e di mantenimento (depressione, ansia, fattori cognitivi e comportamento di malattia), che può essere un valido riferimento per un approccio terapeutico individualizzato. La prima fase della terapia ( indicativamente le prime quattro-cinque sedute) sono dedicate a porre le basi per la costruzione di un’alleanza terapeutica: si cerca quindi di presentare al paziente una lettura in termini biopsicosociali della fibromialgia e arrivare a una condivisione di obiettivi e modalità di lavoro. Alcuni concetti di base dell’atteggiamento mindfulness possono essere introdotti già in questa fase: in particolare discutere la differenza tra dolore sofferenza può essere particolarmente utile per porre l’attenzione sulla modalità cognitive ed emotive con cui paziente fibromialgico rispondere sensazione di dolore fisico è porre le basi per un avvicinamento al mondo emotivo. Il dolore la sofferenza rappresentano due distinte frecce che colpiscono fanno soffrire: la prima legata al dolore “in se”, la seconda alle valutazioni e i significati di cui rivestiamo l’esperienza di dolore. Se nei confronti della prima possiamo fare poco, nei confronti della seconda abbiamo ampio margine di azione in questa fase è anche importante fornire discutere con il paziente alcuni aspetti psichico educativi riguardante l’igiene del sonno, la gestione delle pause del riposo e alcune strategie comportamentali che possono essere di aiuto (per esempio l’attività fisica leggera). Fase due: avvicinamento al mondo emotivo. Questa fase rappresenta il cuore dell’intervento psicoterapeutico. L’obiettivo è quello di avvicinare la persona al proprio mondo emotivo, promuovendo un atteggiamento curioso di auto osservazione e di accettazione dei propri stati interni. Per fare questo è utile proporre alcune tecniche di auto osservazione e guidare il paziente nel loro utilizzo in seduta e poi all’esterno. La classica tecnica cognitiva ABC 1+ sofisticata moviola di Vittorio Guidano, permettono di esplorare e connettere pensieri, emozioni, sensazioni corporee e comportamenti legati al disagio e allo stress del paziente. In questo modo è possibile sviluppare le abilità di identificare e discriminare gli stati interni in modo tale da favorire la consapevolezza di integrazioni necessarie a regolarli in modo maggiormente funzionale. È auspicabile, che in questa fase paziente possa incontrare accogliere le parti fragili, deboli, bisognose di se, iniziando a prendersene cura invece di negarle, rifiutarle, criticarle. Fase tre: verso il benessere personale. Nella fase finale della terapia è necessario volgere lo sguardo al futuro e alle ricadute concrete che il percorso terapeutico può avere nella vita del paziente.
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