LA DISTANZA E L’ANGOLAZIONE
Bentornati. Eccoci alle prese con uno dei più spinosi elementi della messa in scena cinematografica. Se avete ben appreso i concetti che fondano l’idea di ambiente e punto di vista, possiamo dedicare un po’ di tempo a capire come rendere strutturate e originali le immagini che abbiamo in mente di girare. Cominciamo dalle basi.
Le riprese di un lavoro filmato differiscono tra loro per infinite variabili: la quantità di luce, la location, la presenza o meno di attori in scena, la staticità o dinamicità dell’azione e così via. Almeno: questo penserebbe un neofita della materia. Per noi, invece, che vogliamo approcciarci alle immagini con taglio registico, la prima distinzione che deve balzare all’occhio quando osserviamo due inquadrature riguarda proprio la differenza di distanza e l’angolazione.
Distanza e angolazione: questi due parametri non si caratterizzano come semplici artifici per diversificare i ciak, quanto piuttosto come veri e propri strumenti espressivi da conoscere ed usare consapevolmente. Vediamo di capirci meglio.
Per comprendere bene il significato della distanza occorre fare uno sforzo di immaginazione. Figuriamoci il mondo come percorso dai tre assi cartesiani della geometria: quello orizzontale (asse X), quello verticale (asse Y) e quello che indica la profondità (asse Z). Ipotizzando che i tre assi si incontrino proprio di fronte al soggetto da riprendere, è possibile identificare un’infinita serie di posizioni che corrispondono ai diversi punti dello spazio lungo i quali va posta la macchina da presa. Queste posizioni potranno differire tra loro per la variazione di un solo parametro, per due o per tutti e tre. Ad esempio, immaginate due macchine da presa poste alla stessa profondità ed altezza verticale ma orizzontalmente lontane tra loro. In questo caso, il parametro che varia è soltanto quello relativo all’asse X.
Immaginare in modo corretto dove piazzare la telecamera è determinante per strutturare l’inquadratura secondo criteri qualitativi: permette insomma di raffinare l’estetica – dunque l’espressività – di un’immagine fino a farla calzare con l’idea che avevamo in mente di rappresentare.
Una volta definita la posizione, altro elemento da valutare è l’angolazione, vale a dire lo scostamento tra un’inquadratura perfettamente frontale e ogni possibile variante. Come sapranno molti di voi, i supporti per stabilizzare le telecamere sono molti, ma tutti lavorano partendo dall’idea di stabilità e allineamento con l’orizzonte. Allontanandoci da questo parametro, ovvero lavorando sull’angolazione, si potranno ottenere riprese inconsuete e punti di vista particolari.
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