INTRODUZIONE
C’era un tempo – mitologico, forse – in cui le riprese erano qualcosa di fisico, di tangibile. Esistevano, raccontano i vecchi, degli oggetti detti “supporti” che mantenevano la prova sensibile del lavoro svolto. Archivi – colmi di cassette, nastri, rotoli di pellicola – in cui era possibile suddividere i contributi video secondo un ordine preciso, addirittura su scaffali differenti, per semplificare la consultazione e il compito di chi – un giorno – avrebbe dovuto rimettere mano alle sudate cose del passato.
Oggi tutto questo oggi pare preistoria. Ma se ancora sopravvivono rupestri macchinari adatti alla ripresa che sfruttano supporti fisici per immagazzinare le immagini (tra cui annoveriamo senza alcun timore gli insostituibili camcorder HDV Sony a cassettine che ancora sfodero in alcune produzioni) è ormai dato certo che il vento stia tirando da tutt’altra parte. Già il mercato consumer-prosumer è dato per perso: basta sfogliare il catalogo di un qualunque megastore online per imbattersi in videocamere più o meno costose che sfruttano i più disparati sistemi di archiviazione: su hard disk, su dvd, su memory stick, solo per citarne alcuni.
I professionisti della ripresa già da tempo usano supporti digitali di memorizzazione: le schede P2 Panasonic, come le SxS Sony, hanno in pochissimo tempo moltiplicato la capacità di storaggio ed hanno aperto il mercato ai nuovi sistemi di registrazione “E&E” (economici ed efficienti) che hanno come vertice le nuove apparecchiature (camcorders e dslr) dotate di interfaccia Compact Flash oppure Secure Digital. Canon e Nikon, già leader del settore reflex, hanno messo le mani sul calderone arroventato della ripresa video-cinematografica ed hanno già prodotto notevoli sconquassi e rivoluzioni. Basti pensare al progetto Redcam, rivisto e ritoccato sine die per stare dietro alle capriole dell’innovazione.
La standardizzazione dei formati è più inclemente dell’inquisizione spagnola. E basta una stagione per archiviare protocolli anche promettenti a favore di altri. Il punto è che – indipendentemente dai formati dei supporti che verranno adottati nel prossimo futuro – il grande problema è e rimarrà l’organizzazione del backup. Come è prevedibile, da qui a breve tempo le macchine amplieranno il flusso dati in fase di registrazione – magari approdando al tanto desiderato, quanto temutissimo formato raw per le Canon dslr – obbligando tanto i professionisti quanto gli amatori ad utilizzare dischi rigidi sempre più prestanti, più capienti, più veloci.
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Tags: dslr, filmmaker, matrimoniali varese, organizzare backup, riprese como, video digitale, videomaker
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