Resoconto dell’incontro. Riflessioni tra i banchi di scuolaUn sottile e a volte invisibile fil rouge tiene assieme tutto il percorso di Popsophia, dal festival estivo sino ad oggi. Il bello, trittico assieme al vero e al buono permea la discussione prettamente filosofica, quella applicata al fashion, alla fiction e persino al futuro. Già perché se “La bellezza ci salverà”, tema discusso in compagnia del Professor Zecchi mercoledì scorso, riponeva proprio nel domani le speranze di salvare il mondo, allora non si può che ammettere che anche quel non tempo proteso oltre l’oggi è volto alla ricerca del bello come strumento di abbattimento del nichilismo imperante.
“E noi compresi e amabili o offesi e succubi Di demoni e lupi, noi forti ed abili O spenti all’angolo: Noi cerchiamo la bellezza ovunque.E passiamo spesso il tempo così,senza utilità, quella che piace a voi…”
Recita così Cristiano Godano, frontman dei Marlene Kuntz nella sua “Bellezza”. E le sue parole sono una sintesi perfetta.La teoria di Zecchi infatti, a Civitanova più in veste di filosofo che di cerimoniere televisivo, ha proposto una visione protonica, ossia di carica positiva, del bello. Calpestato e contrastato da una modernità volta all’utile e al pratico, che si fonda sull’evoluzione dei linguaggi, la bellezza viene relegata ad una condizione relativista che sfocia nella negatività nichilista. Il professor Zecchi ritiene invece che sia una educazione al gusto quella che può ricondurre l’uomo alla naturale tensione verso il bello. Anche nella percezione soggettiva vi è una regola ed è quella che permette all’uomo di rifuggire l’assuefazione al brutto.
A questa stringata sintesi della poetica filosofica di Zecchi, abbiamo provato ad aggiungere qualcos’altro. In perfetto stile popsophico, la domanda rimbalza dal tavolo dell’alta riflessione alla piazza, dal sophoi al popular. Entusiasti della fervida partecipazione all’incontro (una sala conferenze colma e il pubblico ad occupare lo spazio sulle scale del Miramare), il nostro interesse si è rivolto al pubblico in sala.Nel titolo dell’incontro vi è la commistione di tre aspetti interessanti: il bello, la salvezza, il futuro. Se i primi due sono il motivo del discutere, il terzo termine offre la speranza di soluzione dello stesso in un tempo lontano dall’oggi e ancor più dallo ieri.
Il gancio perfetto con il domani è sicuramente rappresentato dai giovani di oggi. In sala i ragazzi del Liceo Classico di Camerino e di Fermo. Nella discussione dopo l’incontro, nel consueto brain storming tra i banchi della classe, emerge il seme della riflessione lanciato così nella conferenza. Ed infatti Zecchi più che una lectio magistralis ha lanciato input, provocazioni, sollecitazioni di pensiero. Dei temi trattati, l’innata propensione al bello è qualcosa che raggiunge la facile condivisione. Probabilmente è la dimensione empirica (rafforzata anche dall’aneddoto di suo figlio che, ancora piccolo, tende istintivamente all’armonia di forme e colori) a sancire una uniformità del giudizio.
Lo zoccolo duro della riflessione invece è quello relativo alla non risoluzione relativista del concetto di bello. “Non è bello ciò che bello ma è bello ciò che piace” è un pensiero difficile da scardinare. È infatti nella democraticità del giudizio estetico, che si rende impossibile rilevare un concetto oggettivo di bello. Ma quella capacità di effettuare una distinzione pone in sé la crudeltà della tematica. “Non si può democratizzare ciò che non è –tuona Zecchi – La bellezza è crudele in quanto stabilisce delle differenze”. In tempi di social network e orizzontalità di giudizio, è estremamente difficile svincolare un concetto dal relativismo, specie il giudizio di gusto. Facebook è la patria del “Mi piace”, visione estremamente soggettiva ed esclusivamente positiva (non esiste il “non mi piace”) di un giudizio critico. Eppure ci sono dei valori che non subiscono la stessa relativizzazione del Bello. Un esempio ne è il Giusto ed il Vero. Solo di fronte al “Non è vero ciò che è vero, ma è vero ciò che penso io” e al “Non è giusto ciò che è giusto, ma è giusto ciò che io ritengo tale”, la riflessione ha lasciato il terreno della relatività e si è involato su quello di una soggettività regolata.
E la regola sta nell’educazione familiare e scolastica al gusto. Una educazione non solo estetica ma anche sentimentale (relativa alla gestione dei rapporti umani), non solo sentimentale ma anche conoscitiva. Ed infatti, se l’epiteto di “deportati” alle mostre trova approvazione nelle risate dei ragazzi, attesta che senza un percorso di studio e di conoscenza anche l’arte può non essere il luogo del bello.
Tags: bellezza, civitanova marche, Emanuela Sabbatini, estetica, Evio Hermas Ercoli, filosofia, Hotel Miramare, Popsophia, Stefano Zecchi
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