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LE SCINTILLE DELL’ISLAM, COSA CI ASPETTA IN MEDIO ORIENTE?

Attualmente tutta la zona del medio Oriente non è affatto
tranquilla, soprattutto nella parte più asiatica anche se, in caso di un
confronto armato non regionale, il terreno di scontro sarebbe sicuramente il
Libano e lo stesso Israele.

 L’Iran resta
accerchiato, ed è potenzialmente pronto a dare l’avvio ad un escalation
militare nella regione se la situazione internazionale sfavorevole alla
repubblica islamica non cambierà,  tramite le sue appendici militari strategiche
a Gaza e soprattutto in Libano con Hezbollah. Inoltre, l’Afganistan in fiamme e
il Pakistan cronicamente in procinto di esserlo, non aiuta la situazione. La
strategia americana di aumentare le truppe al confine del Pakistan e nel sud
Waziristan non hanno dato i frutti sperati a Washington e, nonostante il
malumore generale verso la tattica dei droni telecomandati che hanno già fatto
ribellare la  popolazione afgana, si
continua questa tattica senza reali alternative per il futuro.

Oltretutto, con l’America sempre più impelagata nella nuova
avventura afgana, Teheran è riuscita ad acquisire influenza in Iraq in maniera
maggiore di quella che hanno attualmente gli americani stessi, con la possibilità
futura di giocare la carta della stabilizzazione irachena oltre a quella afgana
nello scacchiere geopolitico mondiale. Dal 2003, anno dell’invasione americana
in Iraq, la sfera di influenza iraniana nella regione è andato sempre più
allargandosi comprendendo via via l’Afganistan mai completamente sotto
controllo delle forze ISAF, abbracciando la costa mediterranea che si affaccia
sul Medio Oriente per mezzo della milizia sciita filo iraniana Hezbollah, e inglobando
poi la striscia di Gaza grazie all’oltranza suicida di Hamas e la morte
calcolata sotto forma di tecnologia da parte di Israele. Dal porto di Beirut al
caravanserraglio di Kabul vi è una sottile ma ferma influenza di una nuova
forma di arabismo rivoluzionario fatto da non arabi e che ha il proprio fulcro
nella città santa sciita di Qom.

 

D’altronde è proprio lo stato ebraico il più sensibile verso
questa maggiore influenza persiana nella regione e non fa’ mistero della sua
ferma intenzione di distruggere qualsiasi installazione militare legata alla
produzione della bomba atomica. Ma il tempo e la situazione internazionale non
sono dei più favorevoli e le possibilità per Israele di arrivare a distruggere
il pericolo prima che esso si faccia reale sono sempre più labili.

Per contro, l’attuale leadership israeliana, la più
nazionalista e religiosa da quasi quarant’anni a questa parte, non sembra
proprio volerne sapere di avviare dei seri colloqui di pace con la controparte
palestinese e le loro aperture diplomatiche sembrano maggiormente dettate dalla
presa di posizione del presidente americano Barack Obama piuttosto che dalla
reale volontà di stemperare gli animi in una regione esplosiva..Sempre che
queste aperture non siano una concessione israeliana per avere il via libera da
Washington per avviare una nuova campagna militare verso  (il Libano?Gaza?) uno dei tanti nemici del
paese ebraico.

 

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