È un’archistar?No! Credo che i problemi siano due: da una parte il bisogno mediatico che ha un architetto quando realizza opere che creano dibattito; dall’altra questo però testimonia anche la crisi della comunicazione. Il lavoro delle archistar è più civile: questi architetti hanno lo stesso ruolo di tanti uomini importanti, come i medici o gli avvocati. Dietro alle archistar devono esserci persone di cultura, ma non sempre è così: si mediatizza l’immagine e poi si perdono i contenuti. L’architetto è una persona importante, perché lavora dentro la società, dentro la cultura, è comunque una figura che emerge. Le nostre archistar locali, italiane, hanno ricevuto riconoscimenti internazionali: questo dimostra che chi fa bene il suo lavoro viene apprezzato perché segna un momento della storia. Poi però diventa una star perché il meccanismo mediatico lo trasforma in oggetto di comunicazione glamour, ma fa parte del gioco, no?
Perché non si definisce un’archistar?Non mi piace questa deriva che spinge più sull’immagine che sui contenuti, mi sembra più interessante parlare del mio lavoro, punto di riferimento per i giovani, per chi vuole disegnare l’architettura. Mi sento un po’ come un medico che opera a cuore aperto, ma che quando esce dall’ospedale non viene sempre fotografato. Il mio ruolo è più normale.
Chi solo le archistar ?Renzo Piano senza dubbio, una persona conosciuta da tutti, e Massimiliano Fuksas. Questi architetti stanno segnando il nostro tempo, li possiamo chiamare archistar perché sono uomini di cultura.
Lei ha iniziato a lavorare con l’architetto Renzo Piano: la sua architettura l’ha influenzata?Quando un architetto si approccia a questo mondo, deve rubare il mestiere a qualcun altro, a chi lavora già da anni e sta lavorando bene: questo è un mestiere difficile, si impara con il tempo. A Renzo Piano ho rubato i segreti, le sue esperienze e la sua conoscenza. Tutti i maestri influenzano gli allievi e sono un punto di riferimento: per me è stato un maestro, da lui ho imparato molto. Renzo Piano ha la capacità di essere critico verso se stesso, non è chiuso nei propri linguaggi, non ha pregiudizi, ha una libertà creativa forte.
Cosa pensa della proposta di Renzo Piano di creare un bosco in piazza Duomo?Dovremo dargli retta. Un architetto così importante come Piano deve essere ascoltato perché evidentemente ha delle intuizioni. Trovo abbastanza delirante che i politici abbiano opinioni così superficiali, non c’è possibilità di confronto con quello che dice un architetto che lavora nello spazio e quindi conosce l’architettura della città. C’è una bella differenza tra chi fa cultura e chi fa opinione. Purtroppo da noi ci sono molti opinionisti, gente che non ha un fondamento di cultura e soprattutto non è colta nella sua materia. Oggi i politici dicono Facciamo fare i progetti ai saggi, ma chi sono questi saggi? Non lo so. E chi definisce chi sono i saggi? Mi sembra bizzarro, diciamo la verità.
I progetti delle archistar sono facilmente riconoscibili, hanno una firma, un marchio. Anche le sue architetture lo sono?Sì, spero di si.
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