di Emanuela Sabbatini
È un assente giustificato il filosofo genovese Simone Regazzoni che, a causa della terribile alluvione che ha colpito il capoluogo ligure, non è potuto essere presente all’evento “Happy Days o della felicità” tenutosi nel pomeriggio di ieri all’Hotel Miramare di Civitanova.Una forte divagazione, un atto di “pirateria popsophica” cui il pubblico inizia ad essere avvezzo, quello di rapire la celebre sit-com statunitense dalla casa profumata di marshmallow e torta di mele e portarla lì dove l’indagine si fa serrata ed invasiva.
Accanto al Direttore Artistico Evio Hermas Ercoli, la filosofa Lucrezia Ercoli, il videomaker di Popsophia Production Riccardo Minnucci e un finissimo intellettuale prestato al cinema ma da sempre punto di riferimento primo del musical italiano, Saverio Marconi. É lui il regista del lavoro teatrale “Happy Days” messo in scena con la Compagnia della Rancia, produzione orgogliosamente tutta marchigiana che calcherà i palcoscenici di tutta la penisola. Il suo è un interessante contributo alla discussione.
Un lavoro difficile, spiega il regista, quello di convertire in due ore di musica ben 11 serie dense di eventi. Si intende già dalle prime battute del dibattito che il tema “Happy Days” non sarà solo una sviolinata alla leggerezza e ai genuini valori di un tempo. “La prima puntata era già un ricordo. – sostiene Marconi- La sit-com girata negli anni ’70 ricorda infatti i ’50”.
Il regista ha percepito in Happy Days la possibilità di impattarsi con temi semplici portatori di valori persino banali ma che esistono in quanto contrapposizione alla figura del trasgressore. Fonzie incarna, sebbene con leggerezza, l’altro dall’autorità. Ma la sua funzione è strutturale: l’ordine, un sistema valoriale sano in cui tutto ha un senso, esiste solo in quanto contrapposto al disordine.
Molte le riflessioni che tratteggiano anche il mondo musicale degli Everly Brothers (colonna sonora della sit-com) grazie al contributo di Vando Scheggia, avvocato e appassionato di rock qui in veste di musicologo. Numerosi anche i contributi video, ed uno in particolare apre a quella che sarà la discussione prettamente filosofica di Lucrezia Ercoli.
Mi riferisco alla clip tratta da “Aprile” di Nanni Moretti in cui il celebre attore/regista traccia un legame (“Non c’entra ma c’entra”) tra i giovani della Fgci che guardavano Happy Days e la loro formazione politica. Come a dire che un certo snobbismo intellettuale c’è sempre stato e c’è ancora come ricorda Lucrezia Ercoli quando riprende testualmente le parole di Lorenzo Jovanotti che definisce Happy Days una vaccata a confronto con i prodotti della tv seriale di oggi.
Ma cos’è Happy Days? La difficoltà sta nel definirne il genere. Di sicuro si tratta di un classico, pietra prima ad edificare la grande categoria del genere “serie tv”. Ma il passo successivo è quello che porta ad una sua definizione più circoscritta. Ogni personaggio ha una caratterizzazione allegorica molto forte e determinata. “I personaggi -sostiene Lucrezia Ercoli- incarnano un mondo culturale e lo fanno con la forza allegorica dell’esempio”. Riassumiamo. È un mondo culturale che viene tramandato nella memoria con caratterizzazioni allegoriche: in breve un poema epico della serie tv. Il tempo è un’istanza estendibile priva di cronologia dove l’eternità si svolge con la ripetitività classica del mito.
Degni di interrogazione filosofica certamente due valori: la felicità e la nostalgia. Happy Days già nel titolo esprime la propria formula della vita felice. Essa non risiede nell’esiguità di un istante ma è frutto di una concatenazione di giorni vissuti all’insegna della felicità, dove contributo essenziale sono la comunità degli affetti e i beni materiali. Già Aristotele nell’Etica sosteneva “Un giorno felice non fa una vita felice”. È dunque di quella felicità che abbiamo nostalgia?
Lucrezia Ercoli ci ricorda il significato etimologico della parola “nostalgia” ossia dolore per il ritorno. La difficoltà abbandona il percorso di Ulisse: la nostalgia non è per un’Itaca lontana a cui si può far sempre ritorno ma per un tempo ed ahimè a quel tempo non c’è modo di tornare. Vi è l’impossibilità del passato nel presente. Ma è qui che si innesta la preziosità della riflessione filosofica. La nostalgia del passato tempo felice si fonda su una autenticità? Quella felicità è realmente esistita? La sit-com riproduce perfettamente il tempo felice degli anni ’50?
Se essa lo facesse allora la memoria sarebbe semplicemente una tecnica in grado di far rivivere, attraverso una dimensione performativa, una realtà passata ma trasposta nel tempo presente. È dunque questa la memoria? O c’è un’altra memoria possibile? Nel mondo greco Memoria è una musa. Essa non ricostruisce la storia in quanto tale ma ne crea una di solo amore, nella quale viene eliminato il dolore e si perpetua quella tensione originaria che consente all’essere umano di ricongiungersi con ciò che non è mai stato. Ed è per questo che Proust scrive “Gli unici paradisi possibili sono quelli che abbiamo già perduto” perchè è grazie all’amorevole pennellata della memoria che gli scuri si fanno luce e che il paradiso emerge, lindo, dalla mistura in cui è avvinghiato con l’inferno.
Tags: Emanuela Sabbatini, filosofia, Happy Days, Popsophia, sit-com
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