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IL NASO DI PINOCCHIO: ESISTE? RICONOSCERE LA BUGIA CON L’ANALISI DEL COMPORTAMENTO NON VERBALE

Sarebbe tutto più semplice, o più complicato, dipende da che parte ci troviamo, se dopo una bugia il naso iniziasse ad allungarsi. Eppure ognuno di noi, almeno una volta ha desiderato ed ha sentito la necessità di capire se il partner con cui stava instaurando una relazione sentimentale, di lavoro o di altro genere raccontava bugie e non era del tutto affidabile.
Non esisterà il vero e proprio naso di Pinocchio ma qualcosa che indica che elementi di un racconto, che stiamo ascoltando, vengono nascosti o falsati è presente sul nostro volto e corpo. Gli amanti della serie televisiva Lie to Me ricorderanno la frase: “la verità è scritta sui nostri volti”; questi nuovi studi avvalorano questa citazione e la completano aggiungendo che: la verità è scritta sì sui nostri volti ma anche sui nostri corpi. Ciò che è stato scoperto da un recente studio effettuato dalla dott.ssa Jasna Legisa e la dott.ssa Jessica Vascotto nel laboratorio NeuroComScience di Gorizia, punto di riferimento italiano per lo studio e l’analisi del comportamento non verbale, è che esistono differenze visibili nel comportamento di chi racconta bugie rispetto a chi da una versione reale di un accaduto. Riconoscendo questa variazione di comportamento si è in grado di rilevare l’attendibilità di un resoconto. Quello che cambia maggiormente sono il numero di incongruenze presenti nel racconto: è rilevabile un’incongruenza quando ciò che viene espresso dal verbale non corrisponde a quello che si legge sul corpo e quindi a ciò che emerge dall’analisi delle espressioni facciali o corporee. Una delle più frequenti tipologie di incongruenze è quella relativa alla presenza di incertezze o dubbi sul volto o sul corpo non esplicitate dal verbale; quando la persona, quindi, ci descrive un fatto e si notano espressioni o movimenti che rientrano nella categoria del dubbio ma non vengono espresse dal verbale con le parole “credo”, “penso” o simili.
E’ risultato possibile studiare questa differenza di comportamento, analizzando indici comportamentali ben precisi, in situazione di bugia o verità. I partecipanti all’esperimento, dopo aver visto un filmato che ritraeva la scena di un reato, sono stati sottoposti a due interviste composte dalle stesse domande ma con dei compiti diversi, una volta, infatti, dovevano mentire mentre l’altra dovevano dire la verità.
L’esperimento è stato condotto all’interno di una cabina faradizzata e insonorizzata, dotata di telecamere, presente nel Laboratorio NeuroComScience
Il problema è che diamo troppa importanza alle parole e infatti l’interesse per questo argomento nasce proprio dalla necessità di capire meglio ciò che le parole non dicono, soprattutto in contesti, come quello investigativo, dove il nascondere o falsare elementi può minare la nostra sicurezza e diventare addirittura pericoloso.
Molti credono di avere quello che comunemente tutti chiamano “sesto senso” ossia la capacità di intuire spontaneamente dove si nasconde la verità. Studi condotti da uno dei maggiori esperti del settore, il professore Aldert Vrij, hanno evidenziato però che il grado di correttezza nell’individuazione del potenziale bugiardo non supera il 50%, che corrisponde al livello delle risposte date a caso. Un’ adeguato addestramento all’utilizzo delle tecniche di analisi del comportamento non verbale può invece alzare di molto questa percentuale arrivando ad un livello di accuratezza che si aggira attorno al 90%.
Aldert Vrij è professore di psicologia sociale applicata all’Università di Portsmouth in Inghilterra e terrà un seminario assieme ad altri collaboratori del Laboratorio NeuroComScience, la dott.ssa Jasna Legisa e la dott.ssa Jessica Vascotto.

Sito di riferimento www.neurocomscience.org

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