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Battaglie e guerre virtuali nei giochi online

La categoria giochi di guerra abbraccia notoriamente tutti quei videogames strategici che ricostruiscono eventi militari storici o immaginari. Tali passatempi costituiscono un’evoluzione dei tradizionali giochi da tavolo su mappa con protagonista la guerra, in cui le varie forze in lotta tra loro vengono rappresentate da pedine o miniature.
I wargames si rivelano molto spesso modi efficaci per esplorare gli effetti delle contese militari senza sperimentare il combattimento reale. Sono passatempi in cui uno o più giocatori simulano battaglie (o interi conflitti) e le ambientazioni possono essere le piú disparate: dalle battaglie terrestri a quelle marine; dagli scontri aerei a quelli spaziali, fino ad arrivare alle tipologia mista di conflitto.
Le simulazioni in tali giochi di combattimento ovviamente mutano a seconda del tipo di tecnologia a disposizione degli schieramenti coinvolti e del periodo storico scelto per la contestualizzazione temporale del game. Ciascun periodo storico ha i propri affezionati e, solitamente le ere predilette sono quelle greco-romana, medievale, napoleonica, il periodo delle guerre americane di secessione e, soprattutto, quello della prima e della seconda guerra mondiale e delle ultime guerre moderne (Guerra di Corea, Guerra del Vietnam, la guerra in Afghanistan, ecc.). Molto spesso peró i wargame simulano guerre fittizie o ipotetiche, come la terza guerra mondiale, eventi bellici di fantasia (con elfi e gnomi…) o ambientati nel futuro.
A parte il combattimento in se, indiscussa protagonista in tali games é la strategia, come ad esempio nei tanti giochi di difendi la torre che si possono trovare in Internet in versioni flash da giocare direttamente online. In essi obiettivo é difendere torri o fortezze, posizionando in modo strategico sul campo di battaglia le unitá di combattimento per ostacolare l’avanzata nemica. Ad ogni giocatore é quindi concessa l’assoluta libertá di valutare quale soluzione difensiva é la piu´efficace per impedire che l’esercito antagonista raggiunga il punto nevralgico di comando, simboleggiato appunto dalla torre. Molti gamers, tuttavia, apprezzano piú l’aspetto“sparatutto” che quello strategico insito nei wargames, prediligendo ad esempio i giochi di mira, che spesso trascendono dall’ambientazione strettamente militare.
I videogiochi di guerra sono tra quelli piú socialmente criticati, viste soprattutto le polemiche pompate dai mezzi di comunicazione. Spesso viene infatti affermata l’esistenza di un collegamento tra il verificarsi di alcuni delitti e i giochi dai contenuti violenti. Si parla di “inconscia istigazione al reato” esercitata sui giocatori attraverso l’esposizione alla violenza simulata nei games di lotta o nei giochi sparatutto, che li porterebbe a desensibilizzarsi nei confronti della violenza reale e ad essere piú aggrssivi. Probabilmente una qualche influenza potrá pure esistere, ma gli esseri umani dovrebbero essere normalmente capaci di distinguere la finzione dalla realtà, per cui emulare la violenza contenuta in un videogioco (o anche quella di un film o un video qualsiasi in Internet) potrebbe essere piú che altro sentore di patologie mentali o deficit pisicologici insiti in alcuni sfortunati individui.

Tuttavia la pressione dell’opinione pubblica ha fatto si che anche ai videogiochi violenti venga applicata una censura di controllo, come per le altre opere audiovisive destinate al pubblico Si tratta di un tipo di censura morale ed estetica che viene adottata in quasi tutti i Paesi, Italia compresa. Nel tempo sono stati inseriti sulle confezioni dei games diversi simboli indicanti il tipo di contenuto dell’opera e in Europa è stato sviluppato il PEGI, che indica l’età minima consigliata per la vendita (come avviene per i film con violenza e/o scene erotiche). Ovviamente un controllo simile si affievolisce o si annulla del tutto riguardo ai videogiochi in Internet, la cui fruizione é aperta praticamente a tutti ed é quindi difficilmente regolabile. In tal caso é prezioso il ruolo dei genitori, che dovrebbero mantenere sempre una minima vigilanza sulle attivitá (anche di svago) dei figli e aiutarli a distinguere il bene dal male, anche all’interno dei videogames.

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