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Scoperta da ESET una variante del malware KillDisk che codifica i sistemi Linux chiedendo 250 mila dollari in Bitcoin come riscatto

I ricercatori di ESET, il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell’Unione
Europea, hanno individuato una variante Linux di KillDisk, il malware che è già stato
utilizzato dal gruppo BlackEnergy per attacchi ai sistemi Windows di infrastrutture
critiche in Ucraina alla fine del 2015 e contro una serie di obiettivi finanziari nel dicembre
2016. Questa nuova variante attacca i sistemi Linux, dalle workstation ai server,
impedendone l’avvio e chiedendo un riscatto molto alto pari a 222 Bitcoin, circa 250 mila
dollari, prima di crittografare i dati. Sembra però che pagare per il recupero dei file criptati
sia uno spreco di tempo e denaro, dato che le chiavi crittografiche non vengono registrate
dai criminali informatici né localmente né sono inviate ad un server in remoto, rendendo
di fatto impossibile la decodifica dei dati. I ricercatori di ESET hanno comunque individuato
un errore nel processo crittografico utilizzato che rende possibile, se pur difficile, il ripristino
dei dati.
Per gli esperti di ESET KillDisk è l’esempio concreto del fatto che il pagamento del riscatto
non deve mai essere considerata una soluzione in caso di infezione da ransomware. Non c’è
infatti alcuna garanzia di recuperare effettivamente i dati e nel caso di KillDisk i criminali
chiaramente non intendevano mantenere le loro promesse. L’unico modo per proteggersi
dalla minaccia ransomware è mantenere i sistemi sempre aggiornati scaricando le ultime
patch, utilizzare una soluzione di sicurezza affidabile, effettuare periodicamente i backup e
verificare le capacità di ripristino.

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