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Due traduttori dell’Agenzia Queno’ vincono il Premio Comisso 2009

  Trionfa al Premio Comisso 2009, per la sezione Biografia, la vita dello scrittore russo Vasilij Grossman, uno fra gli autori più importanti del Ventesimo secolo. 

Le Ossa di Berdicev, dei coniugi John e Carrol Garrard ( trad. di Marta Cai e Roberto Franzini Tibaldeo, ed. Marietti ), rappresenta la più completa biografia di un personaggio a lungo dimenticato, le cui vicende personali si sono intrecciate con alcune pagine drammatiche del Novecento: la carestia in Ucraina, le persecuzioni del Grande Terrore Staliniano, la Seconda Guerra Mondiale e la scoperta della Shoah. 

L’opera dei Garrad ha avuto la meglio su Giordano Bruno Guerri e la sua biografia di Filippo Tommaso Marinetti e sulla vita di Marlene Dietrich scritta da Sergio Camerino. 

Una lode particolare la Giuria, composta fra gli altri da Nico Naldini e Antonio Debenedetti, l’ha voluta riservare ai due traduttori del libro, i fossanesi Marta Cai e Roberto Franzini Tibaldeo,che con la loro traduzione hanno saputo restituire nella nostra lingua i contenuti di un’opera complessa e affascinante. 

 

John e Carol Garrard presentano la più completa biografia esistente di Vasilij Grossman. Frutto di una ricerca che si è avvalsa di materiali d’archivio venuti alla luce solo dopo il collasso dell’Unione Sovietica, Le ossa di Berdičev è una vivida ricostruzione della vita di uno degli scrittori più importanti e ignorati del XX secolo. Nella vicenda personale di Grossman si riflettono alcune pagine decisive della storia del secolo appena concluso: il flagello della carestia ucraina e le persecuzioni del Grande Terrore staliniano, la seconda guerra mondiale e l’occupazione nazista dell’Ucraina, la scoperta della Shoah e la tragedia della menzogna del mondo culturale post-bellico. Da intellettuale pavido e asservito alle linee del Partito, Grossman diventa il coraggioso volontario dei reportages della battaglia di Stalingrado e lo scrittore scomodo di Vita e destino, un romanzo così “pericoloso” da costringere le autorità sovietiche dell’epoca di Chručšëv a sequestrare il libro e a “seppellire vivo” il suo autore. 

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