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Finanziare imprese start-up. Rimane un’impresa…?

Le imprese start-up rietntrano tra i soggetti a poca bancabilità, questo per la mancanza di storicità e per l’incertezza dei risultati futuri. Data la chiusura sull’argomento da parte delle banche, la soluzione potrebbe essere cercata tra strumenti finanziari appartenenti al mondo della finanza agevolata, che vengono emanati periodicamente. L’utilizzo di dette agevolazioni richiede particolare impegno anche per la preparazione del business plan che, partendo dal descrivere l’idea d’impresa si conclude con l’esposizione di dati economico-finanziari prospettici i cui calcoli devono lasciare pochissimo margine alle future incertezze.

Start up
Le fasi del ciclo di vita di un’impresa sono tre: fase istituzionale, fase del funzionamento e fase terminale. La prima fase, che precede lo start-up vero e proprio parte dalla valutazione dell’idea d’impresa (business idea), della localizzazione, le dimensioni e l’assetto istituzionale (forma giuridica e governance).
Con lo start-up parte il funzionamento vero e proprio che per definizione ha una durata di 18 mesi, anche se in molti ritengono che duri fino a tre anni. In questa fase si sostengono gli investimenti iniziali, il conto economico chiude in negativo, si viaggia nell’incertezza della riuscita del business e …servono ancora soldi.

Bancabilità
Purtroppo questa è la fase detta anche di non bancabilità. Difficilmente gli istituti bancari concedono linee di credito nei primissimi anni di vita.
Un’impresa bancabile deve esistere da più di tre esercizi dimostrabili, volume d’affari in crescita, garanzie in capo a titolari e/o soci, capacità di rimborso e progetti credibili.
Appartenere anche a settori appetibili.
Difatti avviene spesso che ad imprese ben avviate viene rifiutato un finanziamento per via dell’andamento generale del settore o per policy dell’istituto di credito.
Che fare?
L’unica soluzione sarebbe il ricorso a strumenti finanziari reperibili nell’ambito della finanza e del credito agevolato.

Strumenti finanziari
Invitalia – Per le imprese nascenti esiste da sempre uno strumento di finanza agevolata, figlio dell’ex prestito d’onore. E’ gestito dall’Agenzia Nazionale per l’Attrazione degli Investimenti, più semplicemente Invitalia spa (ex Sviluppo Italia spa), è il Titolo II del dlgs 185/2000 ed è denominato Autoimpiego. Prevede due tipologie di intervento: per le Ditte Individuali (cd “Lavoro Autonomo”) e per le società di persone (cd “Microimpresa”). La prima tipologia finanzia spese ammissibili fino max euro 25.823,00; la seconda fino max euro 129.114,00. Con intervento comune fino a euro 5.200,00 per spese gestione primo anno. Per entrambe la forma tecnica è fondo perduto 50% delle spese ammissibili e 50% finanziamento agevolato da restituire in max 7 anni. Lo strumento però presenta vincoli importanti di natura operativa. La domanda va inviata prima dell’avvio dell’attività e non ci si può muovere prima di aver sostenuto un colloquio valutativo ed essere ammessi all’agevolazione. Se prima di allora si emette uno scontrino di cassa o si effettua il pagamento di una spesa, avviene il rigetto della domanda. Nessuna grinza sulla bontà dello strumento che però va scelto sulla base di un’attenta pianificazione da avviare in un arco temporale piuttosto ampio prima dell’inaugurazione dell’attività.
Microcredito – Forma di finanziamento introdotta nel nostro paese riprendendo il pensiero di Muhammad Yunus, l’economista bengalese (c.d. “banchiere dei poveri”) che diede una svolta nel suo paese aiutando le fasce deboli completamente snobbate dalle banche, permettendo alle donne di riprendersi tra l’altro la loro dignità.
Prevede finanziamenti fino a max euro 25.000,00 ai quali è possibile accedere attraverso l’emanazione di pubblici avvisi o bandi. Fino ad oggi una delle misure attraverso cui si è reso fruibile è stata “Microcredito FSE”.
Il Fondo Sociale Europeo (FSE), fondo strutturale tra i principali strumenti finanziari redistributivi volti a sostenere la coesione in Europa, ha cofinanziato l’emissione di avvisi per l’accesso al Microcredito a tasso zero da parte di imprese start-up anche già costituite . Si attende l’emanazione di ulteriori bandi.
Ma il microcredito è esercitato anche in forma privata da istituti specializzati, di estrazione anche bancaria che possono dare un valido aiuto alle start-up fino all’importo max di euro 25.000, per la realizzazione dei loro investimenti.
Altre misure agevolative – Nel corso del 2014 sono stati emessi bandi agevolativi cofinanziati dal fondo strutturale FESR per iniziative start-up di importi ben superiori a euro 25.000,00 (min 25.000,00 – max 250.000,00).
Fondamentale risulta la stesura di un valido business plan, il documento recante il progetto d’impresa le cui informazioni vanno sempre ad integrare quelle dei formulari e questionari incorporati nelle domande di ammissibilità ai finanziamenti.

Business Plan
E’ il cuore di tutta la trattativa con il finanziatore. In tutti i casi, anche nelle richieste alle banche.
E’ composto di due sezioni: la prima descrittiva, la seconda finanziaria.
La prima sezione serve a fornire il quadro generale dell’iniziativa e sviluppa i seguenti aspetti:

  • La mission
  • L’idea imprenditoriale
  • La formula imprenditoriale
  • I promotori dell’idea d’impresa

La seconda sezione invece deve dimostrare che l’idea di impresa è economicamente valida e quindi fattibile. In essa vengono presentate una serie di proiezioni economico finanziarie credibili ed organiche che rispecchino i risultati che l’impresa intende conseguire.

Idea d’Impresa
E’ la selezione dei bisogni che devono essere soddisfatti dall’impresa.
Le scelte strategiche devono essere operate relativamente a come soddisfare questi bisogni.
L’avvio di un’impresa non può prescindere da queste valutazioni.
Un neo imprenditore o imprenditrice non può decidere di avviare un’attività solo per soddisfare il proprio bisogno di indipendenza e per questo “duplicare” altre attività solo perché apparentemente “vanno”… Deve individuare quali bisogni possono essere soddisfatti dai suoi prodotti o servizi e con quali azioni.

Conclusioni
A quanto pare sembrerebbe piuttosto impegnativo reperire finanziamenti per una nuova attività. Le banche non sono disposte a finanziare, a meno che l’iniziativa non sia avviata nell’ambito di un gruppo imprenditoriale conosciuto e solido e/o vengano fornite garanzie adeguate da parte di familiari.
Eppure sembrerebbe che di strumenti agevolativi nel nostro paese ce ne siano. Ma molte volte il loro utilizzo diventa arduo vuoi per la modalità di presentazione (a “sportello” con il rischio di rimanere fuori per il troppo numero di domande), per le risorse stanziate (insufficienti per la mole di richieste) ed altre problematiche. Alcuni strumenti agevolativi richiedono anche garanzie personali.
Il ricorso al microcredito privato potrebbe presentare dei vantaggi, anche se un po’ più costoso rispetto a quello degli strumenti agevolativi.

L’impresa dovrebbe dotarsi di un buon “osservatorio in house” sugli strumenti agevolativi, ma sempre con il supporto di un valido consulente.

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