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Consigli pratici per internazionalizzare

Sede secondaria o filiale estera?

La prima ha il vantaggio dell’essere costituibile con maggiore facilità e quindi anche con minori costi. La seconda nella sua maggiore complessità garantisce la limitazione del capitale di responsabilità a quello della sola filiale; nel caso di sede secondaria invece è sempre la primaria a rispondere in solido per
eventuali accadimenti. Va detto poi come l’assetto di una filiale garantisca l’ingresso di soci locali. Un aspetto di estremo interesse è anche quello rappresentato dalle join-venture ovvero il contratto che disciplina la cooperazione tra più imprese avente ad oggetto la realizzazione di un specifico progetto economico.
Benchè realizzabile anche tra imprese italiane, esso viene normalmente utilizzato per le cooperazioni internazionali. Si pensi all’importanza nella conquista di un nuovo mercato delle conoscenze di un partner locale come testimoniano alcune operazioni di stretta attualità nel settore automotive. La join venture può essere o contrattuale o societaria: nel primo caso e per rapporti temporanei
vi è solo un legame contrattuale, mentre nel secondo vi è una collaborazione più profonda rappresentata dalla nascita di una società dedicata.

Tralascio questi concetti legati al diritto societario internazionale, per passare ad aspetti finanziari ed assicurativi. Sia che vogliate commerciare con soggetti stranieri, sia che pensiate più profondamente di acquisire aziende straniere, in ogni caso non potrete non confrontarvi con logiche di valutazione societaria. Oggi la definizione di un corretto e veritiero rating è presupposto decisivo per le scelte imprenditoriali ed ancor di più in ottica internazionale.
Si tratta di affidarsi a professionisti che possano fondare le loro analisi su metodologie il più possibile accurate.

E’ necessario un rating che esponga con chiarezza le basi infomative da cui attinge le informazioni, che permetta comparazioni trans-nazionali ovvero attraverso principi di redazione contabile differenti. Il rischio si riduce attraverso
informazioni attendibili ma può essere più tradizionalmente contenuto e razionalizzato attraverso gli strumenti assicurativi. Tipicamente quando si parla di processi di internazionalizzazione e assicurazione, si intende riferirsi a rischi tipici quali quelli legati al paese e al credito.

Voglio però portare alla vostra attenzione alcune insidie estremamente diffuse a cui il mondo assicurativo ha risposto con strumenti ad hoc. Parto con la polizza Director and Officer che tende a proteggere manager e amministratori da richieste di risarcimento conseguenti al loro operare. In diversi paesi esteri, il rischio associato a tali eventi è molto elevato e quindi fornire strumenti di questo tipo può essere estremamente utile ad un imprenditore per attrarre professionalità di alto profilo che in tal modo si sentirebbero maggiormente garantite.

Vi sono paesi poi in cui le conflittualità legate a mobing, demansionamento, licenziamento discriminatorio sono molto probabili e quindi ove è molto utile il ricorso a strumenti assicurativi a hoc. Purtroppo assume molta utilità anche la cosiddetta Crime Insurance che garantisce l’azienda nei confronti di frodi anche contabili e appropiazione indebita. Vi sono poi strumenti più evoluti che vanno a coprire nel caso di inadempimento del venditore di fronte ad acquisizione di società straniera terza.

Il concetto che deve essere chiaro è che internazionalizzando cambia il profilo di rischio a cui si è sottoposti e quindi deve anche cambiare il quadro degli strumenti assicurativi a cui ci si affida.

A prescindere comunque dagli ambiti considerati, penso che il miglior consiglio sia quello di affidarsi a professionisti competenti in quanto, data la complessità della realtà economica, non è più il tempo di internazionalizzare in maniera artigianale e approssimativa.

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