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Il “vantaggio competitivo” in tempo di crisi. Sempre lo stesso: le risorse umane

“Mala tempora currunt…”, affermavano i nostri padri… ed effettivamente affrontiamo un
periodo davvero tra i più difficili della storia recente. Molte organizzazioni cercano di
trovare un riparo alla tempesta che imperversa nell’economia mondiale e si cerca di
sopravvivere, sperando di potere ripartire quanto prima. Purtroppo, però, non si vede
ancora la luce in fondo al tunnel. Nel frattempo, chi non è preso dall’emergenza, in un
impeto di ottimismo che non deve mancare in chi fa impresa, continua a cercare la chiave
di un “vantaggio competitivo” e la ricetta per avere successo. Si fanno studi, si realizzano
analisi ed investimenti importanti in diverse attività collaterali al core business e si
sprecano notevoli risorse alla ricerca del “Sacro Graal” vincente, della formula per essere
invincibili sul mercato.
Anni di esperienza sul campo ed una metodologia di lavoro efficace e consolidata, mi
permettono di affermare che la spinta decisiva al successo nelle organizzazioni aziendali,
non è data dall’entità dei mezzi economici messi a disposizione o da chissà quali strategie
di marketing o operative. La fortuna di un’azienda sono le risorse umane che decidiamo di
mettere in campo e a cui affidiamo gli obiettivi da perseguire: questo è il vero valore
aggiunto. Purtroppo, però, in aziende grandi e piccole l’importanza strategica della
formazione e della motivazione delle risorse umane, non è mai considerata nel modo
corretto e soprattutto non è ritenuta strategica. Se chi conduce un’azienda, assumesse
come strategico l’obiettivo di lavorare sul miglioramento delle performance e delle
prestazioni del singolo, avrebbe nel medio lungo periodo un conseguente miglioramento
delle performance di tutta l’azienda e la somma positiva di tanti risultati raggiunti.
Obiettivo comune di ogni gestore di uomini nell’azienda, dal Capo al management
intermedio, deve essere valorizzare ogni singolo collaboratore e se questo non accade,
spesso il limite è in chi conduce. Fare il Capo, condurre uomini, non è facile, ma se
vogliamo ottenere risultati proprio ai manager è richiesto uno sforzo maggiore. Obiettivo
del manager è fare sentire i collaboratori importanti, gratificarli, renderli decisivi e fare in
modo che ottengano risultati, indipendentemente dal ruolo che ricoprono.
Capita a volte di affrontare duri momenti quando l’azienda non ottiene i risultati
pianificati. Facciamo diverse analisi, esaminiamo conti economici e andamenti, e
scopriamo che in molti casi questi dati non sono cosi deboli e decisivi. I mancati risultati
hanno una matrice comune: la debole attenzione verso la valorizzazione delle risorse
umane a disposizione, che non hanno reso secondo le attese. Uffici e capannoni industriali
si possono costruire, macchinari e merce si comperano; la risorsa umana valida e
competitiva nasce da un lavoro duro e sapiente. Valorizzare però, non significa solo
monitorare i livelli di efficienza. Bisogna che il manager incida più a fondo e diventi un
vero e proprio supporto per un buon “approccio mentale alla prestazione”. Il Capo di un
team aziendale deve insegnare ai propri collaboratori a mantenere alta la concentrazione, a
restare motivati e a perseguire costantemente il risultato: non basta partecipare, bisogna
provare a vincere. La squadra va allenata ad una sorta di “ginnastica della previsione
mentale”, dove tutte le variabili di un’attività vengono prese in considerazione e allenate,
con il fine ultimo di rimuovere gli ostacoli dal raggiungimento dei risultati e mantenere un
elevato ed essenziale livello di “concentrazione decisionale”. L’allenamento deve essere
finalizzato a responsabilizzare i collaboratori a disposizione, facendoli sentire apprezzati e
gratificati per il contributo che danno al team. Si lotta per il bene comune che è l’azienda.
Un ottimo manager si rivolgerà al suo collaboratore dicendogli: “tu hai delle qualità. Io
credo in te”.
Tuttavia, a volte, per quanto ci si impegni non sempre le risorse umane a disposizione
risultano determinanti e strategiche per il successo di un’organizzazione. L’obiezione che
spesso arriva dai clienti in questi casi, è che il lavoro pianificato in ogni minimo dettaglio,
non sviluppa risultati apprezzabili e che le persone non sono poi così decisive. In questi
casi è utile indagare: il nemico peggiore può essere in casa. Un team, un’azienda in cui gli
uomini giocano tutti contro tra loro, non potrà mai ottenere risultati apprezzabili. È
compito del Capo e dei suoi manager curare la relazione tra i singoli, limare le punte
esasperate e veicolare le ambizioni verso un obiettivo comune. Il manager è la persona
deputata a condurre il team e le fortune dell’azienda dipendono da lui. Pertanto, a lui
anche il compito di veicolare l’atteggiamento e il comportamento dei collaboratori e nel
caso fosse necessario, anche la responsabilità di scelte dolorose che salvaguardino il
percorso verso l’obiettivo comune.

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