Può sembrare strano, ma la crisi può portare le persone senza lavoro a rifarsi una vita all’insegna della manualità. Chi ha studiato e si è laureato, viene da anni di sacrifici, suoi per quel che riguarda lo studio, dei genitori per quanto riguarda il costo degli studi. La ratio del conseguire un titolo di studio è quella di guadagnare di più una volta portato a termine il corso, questo discorso vale tanto per una laurea magistrale, quanto per un master o una borsa di studio. Purtroppo però viviamo in un’epoca contraddittoria. Da un lato la società moderna, aperta, senza frontiere, di libero mercato ha reso il mercato del lavoro più fluido, dall’altro ha illuso molte nuove henerazioni sull’utilità di un titolo di studio per trovare lavoro. Non che non sia vero: le società moderne occidentalizzate come le nostre, sono indubbiamente basate sui “servizi”. Immaginate una città come Roma: a ben vedere è impossibile che non vi sia lavoro, perché bisogna approviggionarla, fornirle servizi, dare il contorno, costruire infrastrutture, controlli, sicurezza. Ogni aggregazione umana nasconde la divisione del lavoro e una tendenza a espellere dalla città il lavoro manuale (la produzione) in luogo del servizio. Questo fenomeno però si è ingigantito. Gli stati moderni dell’economia di tipo occidentale rappresentano la città, i paesi limitrofi in via di sviluppo o del cd. “terzo mondo”, sono la campagna. Cioè la base della manodopera che occupa lavori apparentemente inesistenti in una società che vive di “servizi”. Questa dicotomia “servizi – produzione” genera le contraddizioni attuali: eserciti di laureati che non trovano lavoro perchè vorrebbero lavorare per il titolo di studio che hanno conseguito. E giustamente, dato che le premesse alla base del sacrificio sono proprio quelle. Nella terra di mezzo stanno tutti quei campi della specializzazione manuale che anche in Italia stanno scomparendo, per via della delocalizzazione selvaggia. Ora la morale della favola è che abbiamo laureato troppi giovani per lavori di servizio e concetto, per un paese in declino, mentre rimangono senza risposta alcuni lavori manuali, che per la loro eccezionalità diventano più convenienti, come beneficio economico. Pensate che se ci fossero tanti idraulici che sanno fare il loro mestiere, come quelli di una volta, essi costerebbero così tanto? Questi professionisti sono diventati talmente merce rara, che il costo per una riparazione è diventato praticamente un salasso. Provate a cercare un idraulico o un fabbro a Torino, un elettricista a Verona, per citare due città grandi ma non troppo. Avrete comunque difficoltà a rimanere entro una fascia di prezzo, proprio perché non sono molti. Ecco, allora, forse non conviene che i giovani studino ingegneria per diventare idraulici (l’idraulica è una branca abbastanza semplice), perché è giusto che uno lavori per il proprio sapere e secondo le proprie aspettative. E non è nemmeno giusto che diventino più “choosy”, anche se la crisi consiglierebbe di farlo, momentaneamente. Però è chiaro che ci sono ancora delle possibilità di lavoro, che certo richiedono un ripensamento, una revisione della propria posizione sociale, per come ce la immaginiamo, ma che adesso, incredibilmente, rendono più di una laurea specialistica in una normale università statale.
Tags: economia, lavoro, mercato
ICIM, ente di certificazione indipendente, ha ottenuto, primo in Italia,…
Top Professional si propone di offrire soluzioni web innovative, estremamente…
Your email address will not be published.
Δ