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Riforma Gelmini: Maria è la Stella (1)

gelmini
La Riforma Gelmini è legge: il Senato ha approvato, Napolitano non ha il potere di non firmare la legge. Quindi, nonostante le proteste di studenti e università si va avanti. Formazione e Master non sono a rischio (?!).

“Credo che oggi sia una bella giornata per il Paese e le università italiane”, commenta il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, secondo cui “è stata archiviata la cultura falsamente egualitaria del ’68″. Un plauso arriva subito da Confindustria: ”Con l’approvazione della riforma abbiamo evitato di lasciare le nostre università in una situazione di forte incertezza su tutti i fronti: le risorse, la governance, la valutazione della qualità della ricerca e della didattica, la selezione dei docenti”, commenta il vice presidente di Confindustria per l’Education, Gianfelice Rocca. Da questo capiamo immediatamente “cui prodest” la riforma meritocratica appena varata:

  • Governo (riduce la spesa corrente e gli investimenti) e
  • Confindustria (internalizza a basso costo la ricerca universitaria).

Le Borse di studio, altro argomento caldo di questi mesi, sono un punto toccato dalla Riforma. Le offerte per i master rischiano di ridursi significativamente e per chi è in cerca di un master la situazione si complica ulteriormente.
In questo blog proviamo ad analizzare i principali effetti che la riforma determinerà (dovrebbe determinare se verranno emanati i 50 decreti attuativi necessari; determinerebbe se venisse applicata) sul sistema universitario.

Partiamo da una premessa valoriale fondamentale: la riforma viene presentata come la vittoria del merito sulla cultura falsamente egualitaria del ’68. Evviva, era ora che in Italia qualcuno avesse il coraggio di fare piazza pulita e desse finalmente spazio e premi a chi se li merita davvero! L’obiezione, banale e scontata, che è difficile prendere lezioni di meritocrazia dal ministro Gelmini (scesa da Brescia a Reggio Calabria per passare l’esame di stato per la professione di avvocato, dopo una carriera scolastica per nulla di eccellenza) non è rilevante ai fini dell’analisi che dobbiamo svolgere, perché è stato pubblicamente teorizzato che azione di governo e valori individuali possono tranquillamente divergere. L’importante è che il servitore dello Stato operi per il bene superiore del Paese. Ed è appunto questo che andremo a verificare, prendendo in considerazione gli aspetti di discontinuità con il passato che la riforma Gelmini propugna.

Aggiungiamo una premessa strutturale: la “privatizzazione” del sistema universitario segue quella di altri sistemi, quali la sanità e l’edilizia pubblica, i trasporti (il prossimo intervento è sull’acqua). Si tratta di realtà che sino a pochi anni fa erano da tutti considerati giustamente appaltati al settore pubblico, anche in modo monopolistico. Essendo servizi generali, di cui beneficia l’intera comunità, per i quali occorrono grandi investimenti ed è opportuno offrirli a prezzi pubblici e non di mercato, si definivano beni pubblici ed erano gestiti dal settore pubblico. La gestione pubblica di un bene/servizio pubblico è una buona cosa (direi quasi necessaria, dal punto di vista economico). Eppure si è cominciato e continuato a privatizzarli, perché l’effetto benefico della concorrenza avrebbe dovuto portare maggiore qualità e prezzi inferiori. Purtroppo, è avvenuto esattamente il contrario: aumento dei prezzi e peggioramento del servizio (Autostrade, Alta Velocità, Grandi Opere, Protezione Civile spa e Malasanità sono solo la punta dell’iceberg). Privatizzare l’educazione e la formazione potrebbe non essere in assoluto un’idea vincente. Si pensi al fatto che Paesi (una volta li avremmo chiamati comunisti, oggi è meglio definirli statalisiti) come Cuba, Cina e Russia forniscono una ottima preparazione alla maggioranza dei giovani. Gli Stati Uniti, grazie alla concorrenza, hanno delle punte di eccellenza, ma la preparazione dello studente medio a stelle e strisce è inferiore a quella degli altri paesi.

Nei prossimi post analizzeremo gli aspetti più interessanti della riforma di Mariastella.
E tu che cosa pensi della riforma Gelmini?

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