Nello Speciale intitolato “Il linguaggio del corpo” sul portale Treccani.it, i contributi di Marco Pacori, Francesca Gubini, Fabio Glielmi e Stefano Mazza prendono in esame i diversi aspetti in cui si articola il linguaggio del corpo. La comunicazione e l’espressione di sentimenti ed emozioni tra gli esseri umani non viaggiano soltanto attraverso il linguaggio verbale. Gesti, espressioni del volto, intonazioni della voce, silenzi, posture, contatti fisici costituiscono un codice comunicativo parallelo, nel quale l’istintività, anche nascosta, recita una parte considerevole, che si intreccia, in un complesso gioco di rimandi, sovrapposizioni e contraddizioni dialettiche, con quello esplicito e pianificato del discorso. Conoscere il linguaggio del corpo permette di acquisire maggiore consapevolezza sulle sfumature talvolta decisive che possono essere impresse sulle interazioni verbali, oltre che costituire una chiave di più attenta comprensione degli atteggiamenti umani.
Marco Pacori (Il linguaggio del corpo) offre un quadro generale delle diverse aree interessate alla comunicazione non verbale che fanno perno sul corpo umano: prossemica (relazione tra corpo e spazio), cinesica (movimenti corporei, volontari e involontari), paralinguistica (prosodia, tono, altezza e ritmo vocali), cronemica (tempi di reazione); vi sono poi l’area del contatto fisico, della gestualità emotiva, della comunicazione olfattiva. «La conoscenza del linguaggio del corpo può essere utile in diversi settori: dalle relazioni amorose, alle transazioni d’affari, al gioco professionale».
In un secondo intervento, Marco Pacori (Il codice della seduzione) analizza i segnali che i corpi si scambiano quando due persone entrano tra di loro in contatto all’interno di un gioco seduttivo, con particolare riferimento alle dinamiche che si mettono in moto, spesso indipendentemente dalla volontà razionale, a partire da “esche” gestuali o di modulazione vocale e comportamentale lanciate ora dall’uomo, ora dalla donna (che appare, in realtà, migliore comunicatrice dell’uomo in quest’ambito: «l’uomo è in genere impacciato e rozzo»).
Fabio Glielmi (Ce l’hai scritto in faccia / Comunicare con il volto) spiega come «attraverso il nostro viso, le sue espressioni, noi comunichiamo una quantità incredibile di informazioni; più del 70% è veicolato dalla parte della comunicazione che esula dalle semplici parole e dal linguaggio convenzionale: il non verbale». Spesso, è il nostro cervello più antico, quello “rettiliano”, a governare le espressioni e la mimica del volto: per questo, il modo migliore di capire se il nostro interlocutore, per esempio, ci sta ingannando o ci sta ascoltando con attenzione, è proprio quello di concentrarci sulle espressioni del suo volto, sulle quali egli può esercitare un controllo solo parziale.
Francesca Gubini (Senza parole / La dinamica della comunicazione non verbale) affronta il tema della paralinguistica, vale a dire lo studio della «tonalità e il profilo di intonazione, la durata (ossia le pause e la velocità dell’eloquio), l’intensità (intesa come volume e accento), prominenza e ritmo e, infine, la qualità vocale fonatoria espressa dalla voce (a falsetto, gracchiante, aspra…)». Importantissimi i valori prosodici, perché «enorme è il potere evocativo che possiede la voce umana, non solo per i contenuti che vengono esposti verbalmente, ma anche per le modalità in cui quei contenuti vengono comunicati», modalità che sono in grado di connotare emotivamente in modo molto marcato gli enunciati, incidendo anche sulla loro funzionalità.
Stefano Mazza (Significati da misurare a spanne) traccia un rapido quadro dei principali aspetti interessati dalla prossemica, disciplina che «studia, nello specifico, le distanze tra le due principali dimensioni, quella costituita dallo spazio che occupiamo fisicamente e quella psicologica, costituita dalla percezione dello spazio che occupiamo». Le distanze alle quali ci poniamo dai nostri simili costituiscono quella “bolla” che spiega, prima e talvolta meglio che si apra la bocca, quali relazioni di formalità, intimità e gerarchia vi sono tra noi e gli interlocutori. Altrettanto importante, e collegato ai “confini” della bolla, è il tema della nostra collocazione negli spazi di vita, di studio e di lavoro, così come essi vengono concepiti e organizzati.
Tags: corpo, linguaggio del corpo, seduzione
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