Intimidazioni anche da entourage premier ceceno
(VIDEO) – ROMA, 15 DIC – La giornalista investigativa russa Anna Politkovskaia subi’ ‘frequenti minacce’,anche ‘di morte’, dalle forze speciali russe e dall’entourage del premier ceceno Ramzan Kadyrov. A scriverlo e’ l’ambasciatore Usa a Mosca William Burns in un cablo del 9/10 2006 -anticipato dall’edizione del Guardian-, inviato quindi 2 giorni dopo che la Politkovskaia fu trovata morta. L’ambasciata -si legge sul cablo- ha espresso la forte preoccupazione degli Usa sul caso al viceministro degli Esteri.
L’assassinio di Anna Politkovskaja avvenne il 7 ottobre 2006 nell’ascensore del suo palazzo a Mosca. La polizia rinviene una pistola Makarov PM e quattro bossoli accanto al cadavere. Uno dei proiettili ha colpito la giornalista alla testa. La prima pista seguita è quella dell’omicidio premeditato ed operato da un killer a contratto. Il mandante è ancora oggi sconosciuto.
L’8 ottobre, la polizia russa sequestra il computer della Politkovskaja e tutto il materiale dell’inchiesta che la giornalista stava compiendo. Il 9 ottobre, l’editore della Novaya Gazeta Dmitry Muratov afferma che la Politkovskaja stava per pubblicare, proprio il giorno in cui è stata uccisa, un lungo articolo sulle torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al Primo Ministro Ramsan Kadyrov (chiamate dispregiativamente kadiroviti). Muratov aggiunge che mancano anche due fotografie all’appello. Gli appunti non ancora sequestrati vengono pubblicati il 9 ottobre stesso, sulla Novaya Gazeta.]
I funerali si svolgono il 10 ottobre presso il cimitero Troyekurovsky di Mosca. Più di mille persone – fra cui i colleghi e semplici ammiratori della giornalista – partecipano alla cerimonia funebre. Tra i partecipanti alle esequie c’è anche il leader politico radicale Marco Pannella[3], amico personale di Anna Politkovskaja, nonché unico politico italiano a prendere parte. Nessun rappresentante del governo russo però vi partecipa.
Il 19 febbraio 2009, dopo 12 ore di camera di consiglio, i 12 giurati di un tribunale moscovita hanno emesso sentenza di assoluzione, per insufficienza di prove, nei confronti degli imputati del delitto. Pochi mesi dopo la Corte suprema federale ha annullato la sentenza di assoluzione per Sergei Khadzhikurbanov, ex dirigente della polizia moscovita, accusato di essere l’organizzatore logistico del delitto, nonché per i due fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov definiti come i presunti “pedinatori” della vittima e per il tenente-colonnello Pavel Ryaguzov, uomo dei servizi russi (FSB) al quale erano contestati reati minori, insieme allo stesso Khadzhkurbanov, per avere fornito l’indirizzo della Politkovskaia al gruppo ceceno.
La stampa riporta anche il nome di un terzo fratello (Rustan Makhmudov) qualificandolo come ricercato all’estero per essere il presunto killer. Il vicedirettore della Novaja Gazeta, Sergej Sokolov, ha parlato recentemente di nuovi sospettati. tuotrading
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