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Sessualità e Bibbia, cosa dice sulla sessualità di coppia?

IL SENSO DELLA SESSUALITÀ E DELLA COPPIA Cosa dce la Bibbia sulla sessualità di coppia?
Cerchiamo di fare un breve cammino di riscoperta positiva e vitale della sessualità. L’argomento è sempre attuale perché è al centro del mistero dell’uomo e ogni uomo, in ogni tempo, si pone delle domande sull’amore, sul sesso, sul piacere. Parlando di sessualità non intendiamo indicare solo l’aspetto fisico e genitale di essa, ma parliamo di tutto l’uomo nel suo rapporto con gli altri. La caratteristica di questo rapporto – che trova la sua origine nella nostra sessualità – è l’amicizia, l’amore, l’intimità. Tutti i rapporti più ricchi e più belli, più umanizzanti che abbiamo vissuto sono stati l’espressione della nostra sessualità anche se non ci siamo impegnati a livello fisico e genitale. Tutti i nostri rapporti sono in qualche modo sessuati anche se non sono esplicitamente sessuali. Il nostro orizzonte di vita è molto ampio perché l’amore, l’amicizia e gli affetti più teneri si esprimono con l’ampiezza illimitata di cui ogni uomo può essere capace. In questo fascicolo non ci sofferemo su aspetti specifici e tecnici, ma cercheremo di cogliere il cuore, l’anima della nostra sessualità. In questo cammino il punto di riferimento non sarà soltanto l’uomo in tutta la ricchezza dei suoi rapporti, ma anche e soprattutto la parola di Dio. Ci metteremo in ascolto della Parola e cercheremo di cogliere il disegno di Dio, la grazia, il dono presente nella sessualità umana. La Parola ci permetterà di riscoprire come Dio vede l’uomo, e questa visione è frutto di un’esperienza vissuta nella quale è presente lo Spirito Santo. Sentiamo il dovere di riferirci all’esperienza della sessualità vissuta e proposta dagli uomini della Bibbia perché questa meravigliosa esperienza umana è sostenuta, vivificata, liberata e purificata dallo Spirito. Il messaggio contenuto nella Parola è reale e concreto per il nostro vivere quotidiano: trascurarlo, dimenticarlo o sostituirlo sarebbe un impoverimento per tutti perché perderemmo l’apporto dello Spirito e quindi quel contenuto divino della sessualità che, forse solo inconsciamente, già possediamo e viviamo. Cercheremo di guardare alla sessualità con uno sguardo contemplativo pieno di attesa, di silenzio, di ascolto. Ma con uguale intensità dobbiamo anche ascoltare il nostro tempo e la sua cultura. Non è difficile discernere alcuni aspetti negativi assieme ad altri positivi, tipici della nostra generazione. Possiamo fare un accenno a questi aspetti senza la pretesa di essere completi ed esaurienti. Fra gli aspetti negativi c’è forse l’eccessiva importanza attribuita al sesso (in altri tempi forse era l’opposto!). Nei discorsi, nella letteratura, negli spettacoli e forse anche in certi orientamenti educativi il sesso acquista una tale rilevanza che polarizza tutta l’attenzione. Si finisce così per sopravvalutare solo la dimensione istintuale dell’uomo. È proprio vero che con il sesso possiamo risolvere le frustazioni più profonde, restare giovani e mentenerci in forma? Troppo spesso il sesso è stato ridotto a funzione, a bene di consumo, a un gioco. Ma ci sono anche segni positivi ai quali guardiamo con grande interesse. Oggi c’è una forte riscoperta della coppia in quanto tale. Dato il tipo di società nella quale viviamo è un segno positivo e vitale il desiderio così diffuso di formare una coppia, di vivere una “vera storia a due”, di crescere insieme, di ritrovare insieme la propria umanità, di riscoprire insieme la propria funzione nel mondo e nella storia. In questa ricerca della coppia c’è la volontà di salvarsi da una società che vorrebbe appiattire e sommergere tutto. C’è anche l’esigenza di riscoprire la coppia superando vecchi schemi e cercando una maniera nuova di essere coppia, di essere uomo e donna. Prendiamo atto di questa ricerca e mettiamoci al suo servizio! Non rinchiudiamoci in una posizione eccessivamente difensiva perché diventeremmo sterili e ripetitivi. Aiutiamo chi pensa a un tipo nuovo di famiglia perché questa realtà emerga e si realizzi per la gioia di tutti. Stiamo sulla frontiera di questa ricerca per aprire una porta sul futuro, oltre i mali e le pesantezze di oggi. Certo non basta reagire alle deformazioni di ieri; conta molto di più costruire qualcosa di autentico e di valido per oggi e per domani. È un lungo processo che è già in atto, per alcuni aspetti in maniera esplicita, per altri in forma sotterranea e nascosta. Il mistero e la poesia della coppia. Leggiamo un testo antico, di 3.000 anni fa, che ci parla della creazione della donna al capitolo 2 della Genesi. Il brano è molto ricco di significato, è poetico e immaginoso, ci insegna in che cosa consiste l’unità della coppia e ci presenta la vocazione stessa della sessualità. Al v. 7 leggiamo:”Allora il Signore plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente”. L’uomo è creato dal soffio di Dio ed è chiamato ad essere in relazione con Dio e con tutta la creazione. Al v. 15 si parla del giardino da coltivare e custodire, e questa è la vita concreta, dove l’uomo lavora ed esercita la sua capacità e la sua libertà: “Il Signore Dio prese l’uomo lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse”. Ma c’è un rapporto, una relazione, un giardino che sono di fondamentale importanza per l’uomo: la donna. Al v. 18 leggiamo: “Poi il Signore disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”. “. Il primo capitolo della Genesi cantava la bontà e la bellezza della creazione, mentre qui si afferma per la prima volta: “Non è bene”. Manca qualcosa. Manca il rapporto dell’uomo con il suo simile. Anche se ha tutto, anche se la natura è splendida, l’uomo si sente profondamente solo. Non è fatto per stare solo, ha bisogno di comunione, desidera una realazione al suo livello: non cerca qualcuno per il suo lavoro e neppure per il sesso, cerca un aiuto, un appoggio sicuro, un interlocutore, per potersi liberare dalla tristezza e dalla solitudine. Il testo dice: “un aiuto che gli sia simile”. La parola simile, nell’originale ebraico richiama molti verbi ricchi di significato: parlare, rivelare, annunciare, svelare, scoprire, interpretare. Si tratta dunque di un aiuto che farà da specchio all’uomo, che gli rivelerà il suo stesso io, che lo interpreterà, che potrà avere con lui un vero dialogo. Il testo della Genesi continua (vv. 19-20): “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile”. Ancora si vuole sottolineare che l’uomo è signore della creazione, dà il nome alle cose e collabora così al progetto di Dio in modo attivo (qui troviamo le radici del lavoro). Però è come se non avesse nulla finché non trova chi lo chiama per nome e lo riconosce. Nessuna delle creature è in grado di dirgli “tu” ed egli non può sopportare di parlare a vuoto. Anche qui si vuole già far intendere che la donna sarà creata per la parola, per il dialogo, per la comunione. L’uomo cerca una comunità fondamentale perché ha bisogno di integrazione e di completamento. Ha bisogno di un’anima gemella! Leggiamo ancora (vv. 21-22): “Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo”. Si parla di torpore che scende sull’uomo e della costola. Queste immagini sono ricche di significato. La costola significa, prima di tutto, che l’uomo e la donna hanno la stessa natura e la medesima dignità. Ai tempi in cui fu scritta questa pagina, nei paesi confinanti con Israele, la donna era oggetto di considerazioni a volte contrastanti. Spesso era considerata una divinità, al di sopra della sfera naturale, oppure al contraio era vista talmente legata alla natura da essere considerata un semplice animale. In questo racconto biblico la donna viene presentata come la vera compagna dell’uomo, l’unica che può avere un rapporto alla pari con lui. Il sonno indica nella Bibbia il senso del mistero. L’uomo ricerca con ansia qualcuno per vivere in comunione, ma deve ricordarsi che questo qualcuno è un mistero per lui. Rispetterà l’altro come altro da sé, come mistero, e lo accoglierà sempre come dono senza tentare di dominarlo e di assoggettarlo a sé con le cose e con gli animali. Il testo continua: “Allora l’uomo disse: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna (ebraico: ’ishsha) perché dall’uomo (ebraico: ’ish) è stata tolta”. “. Dopo tanta attesa l’uomo trova l’anima gemella ed esplode in un canto di ammirazione e di gioia. L’uomo riconosce nella donna la sua carne e il suo osso. L’osso e la carne indicano prima di tutto un legame di natura: l’uno si riconosce nell’altra. Per gli ebrei però questi termini avevano una grande importanza. L’osso indica tutto ciò che è interiore, la struttura profonda della persona, l’io più intimo e nascosto. La carne è quanto si vede esternamente, la bellezza, la manifestazione di quanto è nascosto all’interno. Al v. 24 leggiamo: “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola”. La vera coppia si crea su questa misteriosa attrazione reciproca che renderà possibile lasciare il padre e la madre per formare una nuova unità. L’attrazione non si spiega, ma si giustifica dal fatto che hanno la stessa costola, la stessa carne, lo stesso osso. Infine leggiamo il v. 25: “Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna”. Nella Bibbia la nudità non indica mai soltanto la mancanza del vestito. La nudità dell’uomo indica la sua dipendenza, la sua povertà profonda. Nella coppia ognuno è povero perché ha bisogno dell’altro. Ma questa dipendenza è vissuta nell’amore e quindi non c’è vergogna perché ognuno veste con il suo sguardo pieno d’amore la povertà, le carenze dell’altro. Nella coppia si può guarire la vergogna della propria nudità e si può arrivare ad amare l’altro nella sua nudità, ad amare i suoi limiti. Siamo di fronte a una visione originale e positiva della sessualità umana, e siamo invitati a farla nostra. La sessualità è un dono di Dio all’uomo, è una sua dimensione fondamentale ed è per questo che va vissuta nel modo più umano e più profondo possibile. La sessualità è stata donata da Dio per creare comunione tra due persone, per creare la possibilità del vero incontro, per amare, per comunicare con il dono reciproco di tutto se stessi. Questo testo della Bibbia ci insegna che non è il sesso a suscitare l’amore e a dargli il suo vero significato, ma esattamente il contrario: è l’amore che dà significato e contenuto al sesso. La vocazione della coppia. E ora leggiamo alcuni versetti del capitolo 1 della Genesi. Questo testo è stato scritto molto tempo dopo il capitolo 2. “E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”. ” (Gen 1, 26-28). La creazione viene da Dio, dal suo amore e dalla sua fantasia. Il racconto della creazione si svolge in un susseguirsi di giorni, e nel sesto giorno è creato l’uomo: questo significa che quanto è avvenuto nei giorni precedenti tende verso la creazione dell’uomo, della coppia, della famiglia. Sarà l’uomo a raccogliere i cinque giorni (la creazione e la storia) e a portarli al settimo giorno, il giorno della celebrazione e dell’offerta. Quindi l’uomo, la coppia sono creati per dare senso a tutta la creazione e non possono dissociarsi da essa. Abbiamo qui in poche parole la funzione della coppia. L’uomo non è un dio decaduto, non è lo schiavo degli dèi. È fatto per dominare sul mondo, per servire la vita, per dare un futuro alla creazione, per costruire il mondo superando ogni ostacolo. L’uomo è immagine di Dio perché è dinamico, perché può vincere il male, perché può costruire ed essere fecondo. È il rappresentante di Dio sulla terra. E ciò che più di ogni altra realtà sembra essere immagine di Dio è la coppia, perché capace di fecondità e di vita. La coppia è il segno più suggestivo del mistero di Dio e della vita. Nel disegno stesso di Dio c’è prima di tutto la volontà di creare l’uomo. Il testo dice: lo creò. Ma l’uomo non esiste in forma asessuata, esiste solo come maschio e femmina. Le parole maschio (’ish) e femmina (’ishsha) hanno un valore quasi unicamente biologico.

Continua sul sito cristianicattolici.net sezione questioni morali e sociali

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