Le accordature cambiano, gomito sulla membrana a ridurre il vibrato e bacchetta con la punta di feltro. La luce avvolge il solo mostro metallico, gli altri componenti rimangono nell’ombra.
Due capolavori per un concerto. Con la Sinfonia n. 4 e il Concerto per violino e orchestra op. 77 di Johannes Brahms, con il violinista e direttore Thomas Zehetmair
Il grande oboista francese e l’Orchestra di Padova e del Veneto per la prima volta insieme sotto la direzione di Diego Dini Ciacci. Tutto incentrato su musiche del Novecento il programma delle due serate, tra il celebre Concerto per oboe di Richard Strauss e il raro “Barabau” di Vittorio Rieti
Mercoledì 31 marzo 2010 il ristorante La Lanterna ospita sul “palcoscenico” di GustoLive i Let’s Jazz e dedica la serata di degustazione ai vini friulani di Marco Felluga e Russiz Superiore
Sabato 20 febbraio, ore 17.30, nella Chiesa Anglicana All Saints, Via del Babuino 153, Roma
“A friend is not a means you utilize to get somewhere”…sono poche le persone che, leggendo e soprattutto sentendo questo verso non cominciano a fischiettare o canticchiare, riconoscendo uno dei brani più popolari di qualche anno fa. Era il 2004 e la canzone era “Misread”, forse il pezzo più conosciuto dei Kings of Convenience, flemmatico duo norvegese balzato agli onori della cronaca musicale proprio grazie a questa canzone dalla melodia delicata.
Avevano detto che non avrebbero mai più fatto dischi in studio e invece eccoli di nuovo qui, a undici anni di distanza dall’ultimo “Psycho Circus”. I Kiss sono tornati e in forma più che mai. Gli anni per Gene Simmons e Paul Stanley non sembrano passare il nuovo “Sonic Boom” sembra essere lì a dimostrarlo: un disco Kiss al 100%, dal gusto retrò ma non per questo meno piacevole. (Foto Lapresse)
Non che in questi anni la band sia stata con le mani in mano: tra tour, cofanetti, raccolte e merchandising vario l’industria Kiss è qualcosa che gira a mille con il fatturato di una multinazionale (in attivo). Ma un album in studio sembrava veramente un’esperienza relegata al passato. Forse perché l’ultimo, “Psycho Circus”, nonostante l’adrenalina della reunion in formazione originale, era uscito piuttosto sciapo tanto da sollevare tiepidi entusiasmi anche tra i fan più incalliti.
Questo aveva spinto Gene Simmons a dire che non ci sarebbero più stati dischi dei Kiss. Evidentemente una rinnovata ispirazione gli ha fatto cambiare idea. Del gruppo originale oggi ci sono solo lui e Stanley accompagnati dai fidi Tommy Thayer (chitarra) ed Eric Singer (batteria), e fondamentalmente è meglio così. I due possono condurre la locomotiva a tutta velocità attraverso undici pezzi che non hanno nulla da invidiare al passato. Simmons si è spinto a dire che questo “è il miglior disco realizzato dai tempi di Destroyer (1976)”. Classiche dichiarazioni da promozione, ma non c’è dubbio che “Modern Day Delilah”, “Stand” o “Russian Roulette” hanno il pregio di suonare tanto datate nello stile quanto fresche nell’energia che si portano dietro. Il paradosso è che i Kiss sono rimasti tanto fedeli a se stessi nella versione 70’s da risultare comunque originali rispetto al grosso della produzione hard rock attuale. E “Sonic Boom” è un album perfetto per non annoiare chi conosce i Kiss a memoria così come per catturare chi vi si avvicina per la prima volta.
L’altro segreto sta nell’inimitabile make up: il marchio di fabbrica dei Kiss è diventato anche il loro elisir di lunga vita. Grazie a quello, nonostante gli anni che passano, sul palco possono dare l’illusione di essere quelli di vent’anni fa, grazie a quello possono intercambiare gli elementi del gruppo senza che molti se ne accorgano e sempre grazie alle maschere possono evitare il ridicolo in cui cadono altri 60enni quando si trovano a cantare di notti di fuoco a base di sesso, alcol e rock’n’roll. Per gli appassionati “Sonic Boom” (il primo album su etichetta Roadrunner/Loud&Proud) è disponibile anche in versione triplo cd, con il disco, una raccolta di successi reinterpretati e un dvd girato in Argentina durante l’ultimo tour. Imperdibile.
Negli anni Novanta Tori Amos era una delle cantautrici rock più amate dal pubblico e dalla critica. Capaci di vendere milioni di copie in tutto il mondo, i suoi album hanno segnato un’epoca e hanno fatto entrare Tori Amos nella storia del rock.
Se siete degli appassionati di flamenco, o semplicemente volete scoprire qualcosa in più su questa forma d’arte tradizionale spagnola, non perdetevi ¡Flamenco!, a Roma dal 10 al 20 settembre.
Il concetto di corporate hospitality contagia il mondo dei concerti live e diventa un’entusiasmante novità per incentive travel ed eventi aziendali frizzanti ed indimenticabili