Posytron Engineering s.r.l., società di consulenza tecnologica e gestionale operante nel mercato ICT, presenterà, al folto pubblico di Smau 2009, E-Tourist, la soluzione ideale per l’e-commerce turistico, in grado di creare un vero e proprio modello di business territoriale.
Una città dall’anima antica e dalla veste contemporanea. Questa è Valencia, terza città di Spagna che grazie alle avveniristiche opere degli ultimi anni ha saputo darsi una forte identità ridimensionando il complesso d’inferiorità nei confronti delle due sorelle maggiori.
Il nuovo millennio, infatti, ha visto sorgere a Valencia l’alba di una nuova era grazie alla spettacolare Ciudad de las Artes y las Ciencias con i suoi 350.000 metri quadri di superficie dedicati a musei, acquari, cinema e planetari dalle architetture acrobatiche. Anche il seguitissimo evento velistico della Coppa America 2007 ha contribuito a puntare i riflettori su questa città di mare dal passato glorioso che si è fatta apprezzare per la grande ricchezza culturale …
I suoi abitanti lo pensano tanto da stamparlo sulle targhe delle macchine, Porto Rico è “La Isla del Incanto”.
Perla caraibica cinta dalle Isole Vergini a est e dalla Repubblica Dominicana a ovest, l’isola ha come capitale una delle città più antiche delle Americhe: San Juan. Qui approdò Cristoforo Colombo nel 1493 e i colonizzatori spagnoli vi si stanziarono pochi anni più tardi dando vita al “porto ricco”, uno dei centri commerciali più importanti del Nuovo Mondo.
Il centro storico di San Juan, città così chiamata in onore di San Giovanni Battista, conserva cinquecenteschi edifici coloniali, cattedrali, fontane e caratteristiche piazzette. La storia della capitale, scritta tra le cinquecentesche pietre dei monumenti, si legge anche tra i grattacieli, le catene di negozi americani e la passione per il baseball. Gli Stati Uniti, infatti, sono vicini ed esercitano una forte influenza sullo stato caraibico che, indeciso tra l’indipendenza e l’annessione, ha preferito, attraverso un referendum, mantenere un legame più blando con il gigante americano diventandone uno stato libero associato, un “commonwealth”. Il dibattito politico sull’argomento è comunque apertissimo e non si escludono futuri cambiamenti di scenario.
Porto Rico era anticamente abitata dalle popolazioni degli indios taínos, che avevano sviluppato una cultura sofisticata e complessa in cui donne e uomini si alternavano al comando delle tribù, le credenze religiose si mescolavano ai riti magici e il gioco della palla era il passatempo preferito. Cristoforo Colombo passò di qui nel 1493 aprendo la strada ai futuri colonizzatori spagnoli che si stabilirono sull’isola nel 1508, facendo razzia della cultura precedente. Per difendersi dagli attacchi di navi inglesi, francesi e olandesi, la città venne fortificata divenendo uno dei porti più ricchi e strategici dell’area. Su questa terra transitarono generazioni di schiavi africani impiegati nelle piantagioni di tabacco, cotone e zucchero, che diedero vita all’affascinante miscuglio creolo della cultura portoricana. A cavallo tra Ottocento e Novecento l’isola passò dalle mani spagnole a quelle statunitensi con gli sviluppi sopra citati.
Oggi Porto Rico è un seducente mix di tradizioni indios, spagnole, africane e americane, che si riscontra nella lingua ricca di termini dalla diversa radice, nella religione che vira verso usanze antiche e animiste e nella danza ritmata dai tipici strumenti delle “maracas”, del “cuatro”, una specie di chitarra, e del “guiro”, una zucca da percussione.
A San Juan potrete scegliere tra il relax sulle belle spiagge bianche della costa settentrionale, lo shopping nei moderni centri commerciali, i ventosi pendii dove far volare gli aquiloni e la storia e l’arte dei monumenti coloniali e delle gallerie.
Terremoto a Lione, ma solo in termini artistici. Nella deliziosa, ghiottona (è la capitale gastronomica della Francia), rinascimentale e preziosa (è patrimonio dell’Unesco) Lione, l’arte sembra voler dare una scossa al sistema paludato delle mostre. Fino al 3 gennaio, infatti, impazza, soprattutto nel contesto urbano, tra strade, piazze e aree suburbane, la decima Biennale d’a rte contemporanea che sfoggia un titolo assai indicativo, “Le Spectacle du Quotidien/ The Spectacle of the Everyday”, dove sessanta artisti internazionali (dove spicca di nuovo, dopo la Biennale di Istanbul, l’assenza di nomi italiani) puntano a riconciliarsi con una dimensione quotidiana, fatta di pregi e difetti, tic e vezzi, manie e vizi.
L’importanza di questa città è tale che i suoi abitanti nemmeno la chiamano Il Cairo, ma sono abituati a darle semplicemente l’appellativo di “Egitto”, come se tutto l’Egitto fosse chiuso in questa immensa metropoli. In effetti, se si tiene conto del fatto che Il Cairo supera abbondantemente i 18 milioni di abitanti e che tutto il suo territorio, città satelliti comprese, arriva ad oltre 25 milioni di abitanti, si può facilmente capire la ragione di questa abitudine.
Il Cairo è la capitale dell’Egitto ed è la più popolata in assoluto tra le città dell’Africa e del Medio Oriente. Questo destino di grandezza e di forza le sta legato città fin dalla sua fondazione: i Fatimidi, nuovi dominatori del nord Africa alla fine del X secolo, crearono intorno al piccolo insediamento preesistente un forte sistema di mura e di protezioni per farne la nuova capitale del loro dominio. Vollero esprimere questa supremazia addirittura attraverso il nome della “nuova” città, battezzandola al-Quaira, letteralmente “la dominatrice, la soggiogatrice”.
Iniziò la seconda era dell’Egitto con Il Cairo vero cuore della nazione dopo che le capitali precedenti erano state collocate tutte più a sud, lungo il corso del Nilo. Il Nilo, che proprio in prossimità della città si dirama in tutti i bracci del suo immenso delta, è una delle ricchezze tradizionali della zona: serviva sia come “autostrada” d’acqua verso il Mediterraneo che come sistema naturale di irrigazione.
Prima del X secolo Il Cairo non era ancora una delle città protagoniste della storia dell’antico Egitto, anzi si dovranno aspettare i Romani per far nascere nella zona un primo insediamento considerevole. A inizio del VII secolo d.C. arrivarono i primi califfi arabi; l’Egitto era ancora un punto di secondaria importanza nella loro espansione e nel nord della nazione la città veramente di rilievo rimaneva Alessandria d’Egitto. Fu appunto con i Fatimidi che Il Cairo iniziò a sostituirsi ad Alessandria come egemone nel territorio egiziano; in città risedettero poi gli Abbuydi e i Mamelucchi che nel Cinquecento furono definitivamente sottomessi dai Turchi e rimasero una sorta di loro sudditi nella zona.
In seguito il destino della capitale si unì con quello del canale di Suez: il controllo dello stretto era fondamentale per gli occidentali e per questo motivo gli inglesi occuparono per circa quarant’anni il Paese (tra il 1882 e il 1922, anno della nascita dello stato egiziano indipendente).
L’enorme superficie de Il Cairo (circa 7200 chilometri quadrati) può essere approssimativamente divisa in due parti: quella a est del Nilo con la città più antica che si apre ai grandi bacini archeologici e quella più a nord-ovest costruita invece prevalentemente a metà del XIX secolo e con un profilo urbanistico pensato ad imitazione della Parigi napoleonica.
Il clima de Il Cairo è molto secco, le temperature sono estremamente elevate e superano tranquillamente i venti gradi anche a dicembre e gennaio; scarsissime sono le precipitazioni, una delle medie più basse dell’intero pianeta (20 millimetri l’anno).
Il Cairo ha due storiche linee di metropolitana ed è ben collegata con strade ferrate verso tutte le altre principali città del paese. L’aeroporto de Il Cairo è il Cairo International Airport, circa quindici chilometri fuori dalla città; su di esso vola la compagnia di bandiera egiziana Egypt Air e i maggiori vettori internazionali.
La lingua ufficiale de Il Cairo è l’arabo e la moneta ufficiale è la Lira Egiziana; l’ambasciata d’Italia a Il Cairo si trova al numero 15 di Abdel Rahman Fahmy Street.
Ricca di storia, Eger è una delle città barocche più belle dell’Ungheria. Ma quello che più colpisce della città è la posizione tra i rigogliosi vigneti dell’Ungheria, a ridosso di una delle più storiche zone vinicole del Paese. Qui la tradizione enologica è antica e lungo via Szèchenyi, la strada principale di Eger, si possono trovate cantine e ristoranti con pregiate etichette di rossi e di bianchi. Tra le varietà più famose il sangue di toro di Eger (Egri Bikavér). Questo vino rosso si può gustare nelle cantine scavate nel tufo della valle Szèpasszony. Una curiosa leggenda è nascosta dietro la denominazione del vino: si narra che, per sostenersi in una feroce battaglia contro l’attacco dei turchi, i soldati ungheresi in difesa della fortezza di Eger, bevvero gran quantità di vino rosso, cosicché quando i turchi si trovarono di fronte i guerrieri magiari con le barbe macchiate di rosso pensarono che la loro ferocia e abilità nel combattimento derivassero dall’aver bevuto sangue di toro. E così, terrorizzati, si ritirarono. La Strada del Vino di Eger abbraccia ben 17 località tutte limitrofe al suo capoluogo: Andornaktálya, Demjén, Egerbakta, Egerszalók, Egerszólát, Felsotárkány, Kerecsend, Maklár, Nagytálya, Noszvaj, Novaj, Ostoros, Szomolya, Aldebro, Feldebro, Tófalu, Verpelét. Ma Eger è famosa anche per le sue acque termali e per essere un centro dedicato al benessere: in città, niente di più facile che dedicarsi alla cura del proprio corpo nell’hammam turco Török Fürdô (omonima via, al civico 1), importante già in epoca ottomana. Nella graziosa Egerszalòk invece si può godere delle proprietà terapeutiche delle acque termali.
Sempre nei dintorni, da non perdere una visita al Parco Nazionale di Bükk Noszvaj e il Castello De la Motte, di epoca settecentesca, un gioiello barocco nella trama architettonica ungherese. Regione di Eger a parte, il vino più noto di tutta l’Ungheria resta il Tokaji Aszú, prodotto da un vitigno autoctono ungherese, che ancora una volta deve la sua fama ai turchi: e sì, perché, con le invasioni, i contadini furono costretti ad abbandonare la vendemmia; in questo modo le uve appassirono e ammuffirono, ma sotto la guida di un religioso (Szepsi Laczkó), vennero raccolte e spremute ugualmente. Il sapore che ne risultò fu davvero buono, che Laczkó decise di provare ad aggiungere questo nettare al vino comune prodotto l’anno precedente, e così diede origine al Tokaj. Oggi storia, aromi e leggende si possono gustare in tutta la loro bontà lungo la strada del vino che abbraccia l’area di Tokaji-Hegyalja, nella parte nord-occidentale dell’Ungheria, vicino ai confini con la Slovacchia e l’Ucraina: 62 km di cantine, degustazioni, paesaggi immersi nel verde. L’itinerario consigliato? Quello che si snoda lungo le località di Szerencs, Mezozombor, Tarcal, Tokaj, Sarospatak, Satoraljaujhely.
La Strada della Mela si snoda tra le Valli di Non e di Sole, solcate entrambe dalle acque del torrente Noce e accomunate anche dalla bellezza dei dolci paesaggi. In questa parte del Trentino si estende un vasto frutteto fra le Dolomiti di Brenta e la catena delle Maddalene. Ed è qui nel giardino anaune, caratterizzato da antichi castelli e da suggestivi canyon, che vengono coltivate le numerose e pregiate varietà di mele che dal 2003 vantano il prestigioso marchio D.O.P. La produzione della “Mela della Val di Non” avviene ancora oggi in piccole aziende agricole a conduzione familiare che coltivano con passione piccoli appezzamenti di terra. Ogni anno la Val di Non produce circa 300.000 tonnellate di frutti che coprono il 10% della produzione nazionale e il 5% di quella europea. L’associazione “Strada della Mela e dei Sapori delle Valli di Non e di Sole” nasce sempre nel 2003 per volontà di contadini, locandieri, agrituristi, proprietari di negozi di prodotti tipici ed enoteche delle Valli del Noce, che con passione hanno dato vita ad un importante progetto al fine di garantire servizi di eccellente qualità, destinati ai visitatori. Come di consueto anche quest’anno è cominciata la Raccolta delle mele in Val di Non. Nella prima parte di settembre si conclude la raccolta di una varietà in particolare, le mele Gala; dopodiché si procede con la raccolta delle altre varietà come Renetta Canada, Red Delicious, Golden Delicious e Fuji.. Giunta alla sua quinta edizione “Pomaria” la grande festa per celebrare il raccolto, (dal latino pomarium, frutteto e in onore di Pomone, dea protettrice dei frutteti) rappresenta il forte legame con una terra antica che sa valorizzare il passato per far conoscere la propria cultura. L’evento si svolgerà sabato 10 e domenica 11 ottobre, nella cornice dello splendido centro rinascimentale di Casez, che apre per i visitatori le porte del castello e delle dimore patrizie; mentre le vie del centro saranno animate da rappresentazioni in costume di arti e mestieri legati alla tradizione, musica e mercatini. Sarà allestita anche una mostra pomologica che oltre alle classiche mele, sarà dedicata a rare e antiche varietà di frutta.
I visitatori potranno godersi i meravigliosi paesaggi della Val di Non facendo lunghe e rilassanti passeggiate, e partecipare in prima persona alla raccolta delle mele direttamente nel frutteto.Tra le novità di quest’anno, il concorso letterario “Parole di Pomaria, la festa del raccolto: ieri, oggi e… domani”. Basta dilettarsi parlando di mele sia in rima sia in prosa, in italiano, in dialetto noneso o solandro. I testi dovranno essere consegnati entro il 25 settembre, mentre la premiazione avverrà domenica 11 ottobre. Altro concorso “La mela più…di Pomaria”, una caccia al tesoro che premia la mela più grossa o di una forma particolarmente bizzarra. Il regolamento prevede che le mele ammesse al concorso potranno essere di qualsiasi varietà ma dovranno provenire da piante presenti nelle Valli di Non e di Sole; le mele partecipanti saranno analizzate e pesate da un’apposita giuria nella giornata di domenica 11 ottobre durante “Pomaria”. E per i più piccoli giochi per divertirsi insieme, fiabe e iniziative per conoscere le meraviglie della natura. E ancora i numerosi laboratori artigianali, l’elezione della “Più buona del Reame”, le degustazioni di vino Groppello e di presidi locali Slow Food.
Come arrivare a Casez: In automobile: autostrada A22, uscita al casello di San Michele all’Adige. Da qui percorrere la statale 43 della Val di Non fino a Dermulo da dove si diparte un bivio; imboccare la statale 43DIR a destra per Sanzeno. Superato l’abitato di Sanzeno, sulla sinistra entrare nella strada provinciale 24 che conduce direttamente nel centro di Casez. In treno: FS fino alla stazione di Trento Centro, da qui, con la Ferrovia Trento-Malé, arrivare alla stazione di Dermulo e proseguire per Casez con l’autobus di linea.
Altra iniziativa da segnalare in Val di Non legata alla raccolta delle mele: Adotta Un Melo In Val Di Non. Soggiornando in agriturismo potrai conoscere una delle famiglie che coltivano con amore la famosa “mela della Val di Non”, scoprirne i segreti, ascoltarne la storia, assaggiare le tante varietà e i suoi derivati. L’iniziativa “Adotta un Melo” infatti ti permette di scendere nei frutteti assieme al contadino e scegliere un albero da “adottare” e personalizzare apponendovi una targhetta col tuo nome ed in autunno, tornare con la tua famiglia per ricevere una cassetta di mele frutto del tuo albero personale! Un’iniziativa simpatica che ti permette di conoscere la mela dal fiore alla sua maturazione, vedendola crescere giorno dopo giorno sicuro della sua genuinità e bontà!
Tra merletti e diamanti alla scoperta di una delle regioni più antiche e ricche di storia del Belgio.
Le Fiandra o Fiandre, è una delle regioni settentrionali del Belgio che confina a Nord con i Paesi Bassi e il Mar del Nord e a Sud con la Vallonia e la Francia. Quest’area è delimitata inoltre dal fiume Leie e dalla Schelda e percorsa da numerosi corsi d’acqua.
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Sono aperte le iscrizioni al Master New Hospitality Manager – Business & Culture organizzato da Itinera – Centro Internazionale di Studi Turistici.