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Alcuni consigli pratici per fare bene la fertirrigazione


Alcuni
consigli PRATICI per fare bene la fertirrigazione

di Giulio Guastalla

Perché fertirrigare ?

La nutrizione delle
colture è uno degli aspetti più importanti della produzione.

Essa infatti influisce fortemente sia
sulle quantità che sulla qualità del raccolto ed esercita una indubbia
influenza anche sull’aspetto sanitario delle colture e sulla loro
resistenza agli attacchi degli agenti patogeni .

Le risposte che occorre conoscere per
effettuare una efficace concimazione sono:

  • Quanti
    e quali elementi nutritivi distribuire

  • Quando
    devono essere disponibili

  • Come
    ottimizzare la loro efficienza riducendo gli sprechi ed evitando
    carenze.

  1. Quanti
    e quali elementi

Tutte
le colture per svilupparsi in modo adeguato e produrre necessitano come
ben sappiamo di macro , meso e microelementi

N,P,K,Mg,Ca,Fe,Mn,B,Zn,Cu,Mo&

Questi
elementi nutritivi non devono mai mancare nelle giuste quantità; se
anche uno solo di questi elementi non raggiunge la soglia minima , che è
tipica per ogni coltura, per ogni fase colturale, per ogni suolo e
clima, la pianta riduce conseguentemente il suo potenziale produttivo,
allontanando le rese dalla situazione ottimale.

Le necessità in termini
quantitativi dipendono anche dal livello produttivo atteso. Per questo
si consultano le tabelle delle asportazioni delle colture, moltiplicando
i coefficienti dei singoli elementi per le rese previste.

Il rapporto tra i
singoli elementi nutritivi varia invece con la fase colturale e non con
la resa attesa.

Nel bilancio va anche tenuto
conto del quantitativo di elementi nutritivi che il terreno sa rendere
disponibili, e i tempi di questa disponibilità .

Ci sono poi elementi
nutritivi che sono indesiderabili, o perché deprimono le produzioni in
alcune colture sensibili, (ad esempio il cloro) o perché peggiorano le
caratteristiche chimico fisiche del suolo ( ad esempio il sodio) o
perché si accumulano nei tessuti vegetali creando problemi per il
consumatore (ad esempio metalli pesanti ) . A volte quest’ultimo caso
può anche riguardare elementi normalmente fondamentali, se disponibili
in dosi eccessive ( ad esempio nitrati).

Gli eccessi di
singoli elementi ( soprattutto microelementi) determinano spesso
fitotossicità e/o squilibri dell’assorbimento di altri.

  1. Quando
    devono essere disponibili

Le
piante tentano di assorbire tutti i giorni e in misura differente a
seconda della fase colturale e dell’andamento climatico i singoli
elementi nutritivi.

Se esprimiamo i rapporti tra i singoli
elementi, e soprattutto i macroelementi (azoto, fosforo e potassio) in
base alle curve di assorbimento di ognuno di essi, troviamo che il loro
rapporto cambia durante la coltura.

Se ad esempio
durante la fase di attecchimento o durante la fase vegetativa può
prevalere un rapporto 1:1:1, in seguito le esigenze in termini di
potassio tendenzialmente aumentano più delle altre e in fase produttiva è
più frequente un rapporto di assorbimento tipo 2:1:4.

Per i
meso- e microelementi il discorso è un po’ diverso: gli assorbimenti
avvengono normalmente durante tutto il ciclo colturale, ma alcuni picchi
di maggiore richiesta differenti per ogni elemento si registrano in
determinati momenti del ciclo colturale, come ad esempio il boro in
fioritura o il calcio durante l’ingrossamento dei frutti.

Anche la
concimazione post raccolta riveste un ruolo importante nelle colture
pluriennali, poiché consente un accumulo di sostanze di riserva
all’interno della pianta e permette una migliore ripresa all’inizio
della stagione successiva, magari in un periodo dell’anno nel quale le
fertirrigazioni non sono ancora possibili.

  1. Come
    ottenere la massima efficienza dei concimi

La
pratica tradizionale della concimazione consiste nel distribuire
concimi in forma granulare o liquida in due principali modalità e
momenti: la concimazione cosiddetta di fondo, durante il periodo di
riposo della coltura, o, nel caso delle colture annuali, prima
dell’impianto ( trapianto o semina) ; e la concimazione in copertura,
con coltura in atto, che a sua volta può essere effettuata in più
interventi.

Un
maggior numero di interventi in copertura consentirebbe di avvicinare le
dosi e i rapporti nutritivi ai tempi e ai ritmi di assorbimento della
coltura, ma il costo dell’operazione aumenta con il numero degli
interventi, per via del maggiore impiego di macchine e manodopera.

E’ evidente che con
questa tecnica, anche nella migliore esecuzione, la concimazione avrà
una scarsa efficienza.

Al momento della concimazione
di fondo non avremo alcuna idea delle condizioni climatiche che
seguiranno, e inoltre occorrerà distribuire grandi quantità degli
elementi, soprattutto quelli poco mobili come fosforo e potassio, per
avere una ragionevole probabilità che gli apparati radicali li trovino e
li assorbano.

Questo determina un pericoloso accumulo di
sali in alcune zone , in
una fase della coltura in cui l’apparato radicale è particolarmente
sensibile alla salinità.

Durante la stagione, gli andamenti
climatici e le fasi colturali determineranno maggiori o minori
assorbimenti, perdite per dilavamento o per evaporazione, senza che
l’agricoltore possa intervenire.

Il terreno più o meno argilloso, la sua
capacità di scambio, la reazione ( pH) più o meno alcalina, o acida , il
contenuto di calcare, influiranno sulla disponibilità degli elementi,
come nel caso della retrogradazione del fosforo, o della
insolubilizzazione del ferro, solo per citare i casi più frequenti.

Per ottimizzare
l’efficacia dei fertilizzanti apportati occorrerebbe dunque aggirare il
problema suolo evitando le insolubilizzazioni, e distribuire i concimi
in modo che le loro unità nutritive siano disponibili solo quando la
pianta ne ha bisogno, né prima e né dopo, e nella giusta quantità.

La fertirrigazione è
l’unica tecnica che consente di farlo, per di più senza costi
aggiuntivi ma anzi sfruttando la sinergia di assorbimento con l’acqua,
altro fondamentale fattore produttivo.

La fertirrigazione è una
tecnica molto utile anche perché consente di somministrare alle colture
in maniera accurata e precisa le unità fertilizzanti necessarie,
all’interno di una soluzione nutritiva con salinità contenuta, tale da
non danneggiare i peli radicali più sensibili , che sono anche quelli
dotati della maggiore capacità di assorbimento.

Lo sviluppo della coltura potrà
essere assecondato, guidato o corretto con il sapiente uso della
fertirrigazione.

Le quantità di acqua e di fertilizzanti
distribuite saranno sempre inferiori, a parità di produzione, rispetto a
quelle applicate con qualunque altra tecnica.

Un errore purtroppo frequente
in alcune aree frutticole italiane è quello di irrigare a goccia senza
fertirrigare.

In questo modo si determina un
dilavamento dei fertilizzanti presenti nel suolo verso la periferia
delle zone esplorate dalle radici assorbenti, che invece tendono a
concentrarsi nell’area al di sotto dei gocciolatori.

Questi accumuli
alla periferia della cipolla esplorata determinano anche spesso
concentrazioni saline dannose per le radici che li raggiungono.

Dunque
la fertirrigazione è la migliore tecnica per concimare; ma come tutte
le tecniche occorre farla bene.

Come
fare bene la fertirrigazione

Qui
le domande cui dobbiamo rispondere sono:

  • quale
    tecnologia usare

  • quali
    prodotti (mezzi tecnici)

  • modalità, quantità
    e tempi, ovvero come gestire la tecnologia e i mezzi tecnici

  1. la
    tecnologia

Prima
premessa tecnologica per una efficiente concimazione è che l’impianto
di irrigazione sia progettato a regola d’arte.

L’uniformità di erogazione è
fondamentale, ovvero la quantità di acqua distribuita nell’unità di
tempo deve essere il più possibile uguale in ogni parte della superficie
coltivata: e deve essere ben conosciuta.

Occorre sapere quanti
gocciolatori insistono su un ettaro, e quanta acqua ognuno di essi eroga
in un’ora. L’uniformità deve essere superiore al 90 % intendendo con
questo che tra un gocciolatore e un altro qualsiasi del campo non devono
esserci differenze di portata superiori al 10 %.

Il controllo di questo
parametro si effettua facilmente, ponendo bicchieri graduati sotto
differenti gocciolatori, scelti a caso.

Se i dati non sono ottimali (
minore è la variazione e meglio è ) ciò può essere dovuto ad una
progettazione non adeguata, ad una scelta di materiali ( ala gocciolante
) di qualità scadente, oppure anche a problemi di ostruzioni dei
gocciolatori; in questo caso è necessario un approfondimento sulle cause
e un approccio specifico per la risoluzione del problema.

Se il terreno è in
pendenza occorre che ad ogni punto goccia corrisponda un gancio
rompigoccia, oppure può essere utile usare il classico gocciolatore a
bottone inserito nel tubo di polietilene.

Se l’impianto di erogazione è
sottoterra (subirrigazione) è buona norma avere previsto in
progettazione un contatore volumetrico che controlli la esatta
erogazione nel tempo dei gocciolatori , qui non visibili.

Se l’erogazione è
uniforme, sarà anche uniforme l’erogazione dei concimi in
fertirrigazione, e a questo punto si tratta di decidere quale sistema
usare per inserire il fertilizzante nell’acqua.

Sostanzialmente i metodi di
fertirrigazione sono tre:

quantitativo, proporzionale
e a sensore.

Nel metodo quantitativo si
tratta sostanzialmente di decidere quanto fertilizzante deve essere
distribuito nel settore irrigato, e si concentra l’attenzione sul modo
più pratico per distribuirlo.

Sistemi quantitativi possono essere
considerati :

la classica (ahimè) botte ( spesso quella
dell’atomizzatore ), collegata mediante un tubo all’impianto, che per
depressione aspira una soluzione fertilizzante concentrata.

Questo sistema non
permette alcun serio controllo sulla concentrazione in termini di grammi
/litro del concime nell’acqua. Finita la botte si è finita la
fertirrigazione.

Se è vero che se l’acqua va dappertutto
nelle stesse quantità così sarà anche per il concime, è anche vero che
la concentrazione di sali nella soluzione varia durante la concimazione,
passando da valori molto elevati (= tossici) all’inizio della
concimazione a valori molto più bassi man mano che si diluisce il
prodotto.

Simile è il caso del fertilizzatore a pressione differenziale che se non altro presenta il vantaggio di
poter regolare la durata della fertirrigazione e in questo modo ( con un
tempo lungo) si riduce il rischio degli eccessi di salinità iniziali.

Ma le quantità
somministrabili per ogni settore sono legate alla dimensione della tank,
e almeno ogni volta che si cambia settore occorre riempire con nuovo
prodotto.

La
temperatura della cisterna si abbassa fortemente con lo sciogliersi di
alcuni prodotti e questo determina a sua volta riduzioni di solubilità e
precipitazioni intasanti.

Occorre inoltre che il sistema sia ben
filtrato per evitare che fertilizzante insoluto possa andare a intasare i
gocciolatori.

Un più sofisticato sistema quantitativo è
rappresentato dalle pompe
elettriche
prive di
sistemi di controllo volumetrico.

Queste sono pompe che iniettano
precise quantità di concime nell’unità di tempo, senza tenere in alcuna
considerazione se avvenga o meno il passaggio dell’acqua.

Nella malaugurata
ipotesi di assenza di acqua nell’impianto, dovuta ad un qualsiasi
problema, queste pompe continuerebbero a iniettare concime ( in questo
caso soluzioni concentrate ) nell’impianto causando probabilmente
ingenti danni alla coltura.

E’ bene pertanto se si fa uso di questo
sistema dotarlo di controlli ( pressostato, contatore, ecc) .

Passando ai sistemi
proporzionali, con questo termine intendiamo tutti i sistemi che sono
in grado di inserire nell’ acqua di irrigazione un quantitativo di
soluzione proporzionale all’acqua che passa.

In questo temine
comprendiamo anche tre sistemi che realmente proporzionali non sono, ma
che agli effetti pratici possono essere considerati tali.

Uno
è rappresentato dalla pompa
idraulica Amiad
, un
altro dalla pompa
idraulica Tmb
, il
terzo sistema è il cosiddetto sistema Venturi.

E spiego perché.

La pompa Amiad e
la pompa Tmb operano grazie ad un pistone idraulico mosso dalla
pressione stessa dell’impianto.

E’ un motore ad acqua, molto preciso, che
non opera se non c’è alimentazione ( e dunque in mancanza di acqua non
inietta) ma la cui portata è data dal numero di pulsazioni del pistone
nell’unità di tempo, e questa a sua volta dipende dalla pressione ( e
non dalla portata) .

Se la pressione è mantenuta costante nel
tempo , il sistema diventa estremamente preciso e lo consideriamo
proporzionale nel senso che per tutta la sua azione inietta una
concentrazione costante di fertilizzante, dunque mantiene una
proporzione costante di concime in soluzione.

Lo stesso discorso
per il sistema Venturi, che ha il vantaggio di essere praticamente
esente da manutenzione, di costare poco, ma lo svantaggio di consumare
energia in forma di pressione anziché di acqua (dissipa circa 1/3 della
pressione di entrata per lavorare decentemente) e soprattutto di essere
molto sensibile alle variazioni di pressione (nel senso che piccole
variazioni di pressione determinano grandi variazioni di portata di
fertilizzante)

Il sistema Venturi diventa un ottimo
sistema di iniezione se gestito attraverso una centralina che sia capace
di controllo,volumetrico o a sensore, come avviene sui moderni banchi
di fertirrigazione.

Fertilizzatori di tipo realmente proporzionale sono i Dosatori Idraulici Proporzionali: in essi l’azione del pistone idraulico è
regolata da una ghiera nella quale è possibile decidere il rapporto % di
diluizione della soluzione; ovvero per ogni quintale di acqua sarà
possibile decidere quanti litri di soluzione iniettare. Per contro,
esistono vari modelli da scegliere a seconda delle quantità richieste e
delle portate dei settori irrigui; e settori grandi richiedono modelli
costosi.

Rispetto a pompe come la Amiad inoltre sono più delicati perché
l’acqua motrice attraversando il motore può determinare se non ben
filtrata danni al pistone idraulico.

Poi ci sono pompe elettriche o pneumatiche
proporzionali
, che
leggono impulsi o di contatori volumetrici o di sonde pH o EC, e
reagiscono iniettando quantità maggiori o minori di fertilizzanti (
iniezioni più o meno frequenti) a seconda de dati ricevuti.

Un
passo successivo è dato dai sistemi computerizzati, che oggi riescono comodamente a gestire in contemporanea
da 4 a 8 pompe fertilizzanti differenti, per ognuna delle quali è
possibile impostare un rapporto di proporzionalità differente con
l’acqua di irrigazione, con tempi di risposta dell’ordine di secondi ,
oppure il mantenimento di una concentrazione salina voluta ( EC) nella
soluzione finale e di un pH costante grazie all’assorbimento delle varie
pompe secondo un prestabilito rapporto( fertirrigazione a sensore) .
Queste tecniche sono utili e anzi fondamentali soprattutto nelle
cosiddette coltivazioni idroponiche, dove il suolo non ha alcuna
interazione con gli assorbimenti e la soluzione nutritiva erogata in
intervalli brevi e frequenti raggiunge direttamente le radici e deve
pertanto essere perfettamente controllata.

Per le colture in suolo il
migliore impianto tecnico per la fertirrigazione è quello che consente
un controllo proporzionale dei volumi erogati, magari accompagnato da
una visualizzazione dei valori di pH e Ec, anche di sola lettura.

Più che
sofisticato in realtà è
importante che sia affidabile in termini di precisione e di durata .

Una volta scelto il sistema di iniezione
del fertilizzante è importante anche dimensionare in modo adeguato la sua portata alle necessità
dell’impianto.

Poiché la concentrazione ottimale di
fertilizzante idrosolubile nella soluzione figlia ( quella cioè che
giunge alle piante attraverso il gocciolatore ) oscilla tra 1 e 2 per
mille ( cioè un grammo /litro o un Kg/Mc) e la diluizione necessaria
nella vasca contenente la soluzione madre è di circa il 10 %, dovremmo
dotarci di un impianto di fertirrigazione capace di inserire in ogni
metro cubo di acqua di portata del settore un volume che varia da 10 a
20 litri di soluzione concentrata.

Se ad esempio il settore ha una
portata oraria di 20 metri cubi, la pompa di iniezione o le pompe, se
sono più di una, dovranno complessivamente poter iniettare con una
portata che vada da 200 a 400 litri /ora , per il tempo voluto .

Altra cosa da dimensionare sono le
Tank nelle quali si scioglie il fertilizzante.

La capacità dovrebbe essere
almeno quella che consente un intervento completo di fertirrigazione su
tutta la superficie: ad esempio,se si opera su 10 ettari e si sceglie di
distribuire 15 Kg/Ha a intervento, la capacità di stoccaggio della
soluzione concentrata dovrebbe essere almeno di 10 ettari x15 Kg x
10(diluizione 10%) = 1500 litri.

  1. La
    scelta dei concimi

I
concimi da impiegare devono avere determinati requisiti:

    • ovviamente
      devono contenere gli elementi nutritivi nella maggior
      concentrazione possibile per ottimizzare il costo e la movimentazione e
      avere il minor possibile contenuto di inerti.

    • Devono
      essere totalmente solubili: è assolutamente sconsigliabile oltre
      che antieconomico usare concimi adatti alla distribuzione tradizionale
      sciolti in acqua: gran parte del prodotto attivo resterà insoluto
      in fondo alla vasca, e oltre a non avere valore nutritivo può
      determinare seri danni (intasamenti) all’impianto di irrigazione.

    • L’aspetto fisico, a differenza di quanto accade per il
      concime granulare tradizionale, non ha una grande importanza: una
      volta sciolto in acqua il concime si dissolve completamente
      dissociandosi negli ioni che lo compongono. Tuttavia si tende a
      preferire un concime uniforme , microcristallino, perché più rapido a
      disciogliersi. Anche l’impaccamento del prodotto, se da un lato disturba il dosaggio, dall’altro è
      indice di elevata igroscopicità e dunque di alta solubilità, che è un
      pregio in un concime idrosolubile: ovviamente la composizione
      influisce sulla tendenza all’impaccamento, che è ad esempio maggiore
      in concimi con più elevato titolo di azoto nitrico e ammoniacale.
      L’uso di antiimpaccanti spesso deprime la solubilità.

    • Se sono già in forma liquida i concimi per fertirrigazione devono essere il più
      possibile concentrati per ridurre il costo di trasporto dell’acqua che
      li veicola: il confronto economico tra fertilizzanti va fatto a
      parità di materie prime sul numero delle unità fertilizzanti contenute
      e non sul volume o peso. Devono inoltre essere vere soluzioni e non
      sospensioni, che poi depositano se non agitate e comunque possono
      depositare lungo le condotte., intasandole.

    • Quando
      sciolti in acqua, se solidi, o sul tal quale se liquidi, devono
      avere una bassa salinità e un pH controllato neutro o meglio
      leggermente acido.

Tra
due concimi aventi stessa composizione in termini di azoto fosforo e
potassio andrà preferito quello che ha minor salinità a pari
concentrazione.

La solubilità da sola non è un parametro
sufficiente a determinare un buon prodotto da fertirrigazione.

La solubilità deve
comunque essere elevata ma occorre considerare che concimi a più elevato
contenuto di azoto devono essere normalmente più solubili di concimi
più ricchi in potassio o fosforo.

Tra i concimi potassici i più
solubili sono quelli che contengono cloro, ma sono anche quelli di
peggiore qualità.

    • La
      soluzione deve essere stabile e senza precipitati , siano i
      fertilizzanti che la generano liquidi, o solidi sciolti alle
      concentrazioni indicate dal produttore. Le solubilità massime vengono
      di solito indicate a temperatura di 20° C in acqua distillata, per
      avere un parametro di riferimento comune a tutti: a temperature più
      basse e con acque ricche di carbonati le solubilità attese si riducono
      in proporzione.

    • Non
      devono contenere elementi tossici, dannosi o semplicemente non
      voluti.

    • L’azoto
      può essere presente nelle tre forme, nitrica, ammoniacale e ureica.
      Una buona dotazione in forma nitrica rende il fertilizzante più
      pronto nella sua azione, e questo fatto è un pregio nella
      fertirrigazione che fa uso di dosi piccole e frequenti , a immediata
      risposta.

    • Il
      fosforo deve essere in forma ovviamente totalmente solubile e
      inoltre non facilmente retrogradabile, meglio dunque se come
      ortofosfato. Ottime fonti di fosforo sono dunque l’acido ortofosforico
      85 % (61,5 unità di P2O5), il Map 12/61 e l’MKP (0/52/34)

    • Il
      potassio è preferibile sia esente da cloruri ( cioè non deve
      provenire da cloruro di potassio) e questa caratteristica deve per
      legge essere dichiarata in etichetta con la dicitura a basso titolo
      in cloro ; l’assenza di questa dicitura implica la provenienza del
      prodotto almeno in parte da cloruro di potassio e dunque la presenza
      di cloro in misura superiore al 2%. Il cloro è considerato dai tecnici
      the hydden enemy cioè il nemico nascosto, in quanto determina
      drastiche riduzioni di resa su molte colture senza evidenziare sintomi
      particolari se non una ridotta crescita.

Il
potassio può dunque provenire da nitrato potassico o da solfato
potassico; in forma di nitrato è più solubile e apporta solo azoto
nitrico e potassio in un rapporto ottimale di 1:3,5; se poi è in forma
acida come il Nippon pHast acidifica anche la soluzione e migliora
ulteriormente solubilità e assorbimento.

Se invece è in forma di solfato
apporta anche zolfo e può essere anche fortemente acidificante, come il
Solupotasse, permettendo di correggere il pH della soluzione,
apportando potassio esente da cloro in buone quantità (50 %) senza
aumentare la dotazione azotata (molto utile nelle fasi finali del ciclo
produttivo).

E possibile e anzi utile miscelare
Nippon e Solupotasse direttamente in vasca per ottenere un solfonitrato
potassico che unisce le caratteristiche di pregio dei due prodotti:
azoto tutto nitrico, potassio esente da cloro, alta solubilità, pH
basso, zolfo.

Se si preferisce usare un prodotto
liquido, il potassio esente da cloro può derivare anche da carbonato di
potassio che però ha pH elevato, o da potassio tiosolfato, che apporta
anche zolfo.

  • Il
    magnesio deve essere solubile , e dunque le forme preferibili sono il
    solfato di magnesio eptaidrato , con il 16 % di MgO oppure il Nitrato
    di Magnesio, solubilissimo, con azoto nitrico, e con il16 % di MgO.

  • Il calcio può essere apportato in fertirrigazione con il
    Nitrato di Calcio che apporta anche azoto in forma nitrica e in piccola
    parte ammoniacale. Ne
    esistono vari formulati, di maggiore o minore solubilità e purezza.
    Calcinit è oggi il migliore in commercio . Può anche essere liquido,
    come Prima Nica , e in questo caso l’azoto è tutto ammoniacale e il pH
    basso. Se non si vuole azoto si può impiegare Kitasal che è un calcio
    complessato con acidi poliidrossicarbossilici, studiato per la
    fertirrigazione.

  • Lo
    zolfo è un elemento importante, che può venire apportato con il
    Solfato di potassio, e con il solfato di magnesio.

  • I
    microelementi, se non già presenti come in un concime completo,
    devono essere somministrati in fertirrigazione. E’ bene impiegare un
    prodotto che , come il Tarssan, contenga buone quantità dei singoli
    elementi in rapporto già bilanciato per le colture e in forma chelata
    per garantire la massima disponibilità e il migliore assorbimento.

  • Alcuni
    microelementi vanno poi incrementati in alcuni momenti del ciclo
    produttivo .

Ad
esempio il Ferro che può essere impiegato in forma di chelato EDDHA
6%, considerando che la forma orto/orto, oggi dichiarata in etichetta, è
la parte più resistente alla retrogradazione che avviene nei terreni a
pH maggiormente alcalino, ma che contenuti di questa frazione superiori
al 3 % sono già più che sufficienti a garantire all’utilizzatore una
ottima efficacia del prodotto senza bisogno di spendere cifre troppo
elevate per chelati a maggior contenuto di orto/orto.

  • un
    discorso a parte meritano i concimi completi che , prodotti con tutte
    queste migliori materie prime da Aziende specializzate garantiscono in
    rapporti ottimali per le varie fasi e per tutte le colture tutti gli
    elementi nutritivi necessari.

Questi
NPK, come i nostri Polyfeed o Unisol, vantano una solubilità superiore
agli altri fertilizzanti e dunque consentono di concentrare maggiormente
le soluzioni madri.

Avendo un rapporto NPK prestabilito,
contenendo Magnesio e microelementi chelati con un rapporto bilanciato,
rendono estremamente facile ed efficace la pratica della
fertirrigazione, anche con l’uso di strumenti poco sofisticati come una
semplice pompa dosatrice idraulica.

Il pH e la conducibilità di
questi prodotti sono controllati e garantiti e permettono una gestione
facile e accurata delle soluzioni.

  • Concimi
    organici come Humilig ( acidi umici da leonardite )

O
Fulvin ( acidi fulvici ) sono molto utili in fertirrigazione perché
consentono di migliorare in modo evidente le caratteristiche fisico
chimiche del suolo interessato dalla fertirrigazione con l’uso di dosi
basse, dell’ordine di 40-60 litri /ettaro, non consuete nelle
tradizionali concimazioni organiche.

  • Altri fertilizzanti specialistici possono essere applicati
    in fertirrigazione in momenti particolari del ciclo produttivo, o
    meglio per via fogliare, per ottenere la massima efficacia: è il caso di Capfol ( calcio e
    fosforo acido) o di Alcygol B2M o Algadul ( alghe alla ripresa
    vegetativa o dopo uno stress), Boronia in prossimità della fioritura,
    Cuajemax per favorire l’allegagione; Engormax per l’ingrossamento dei
    frutti,e cc.)

  1. Modalità,
    quantità e tempi

Prima
di tutto occorre conoscere quando e quanto dobbiamo irrigare.

Per decidere quando si usano vari sistemi, più o meno
empirici.

Il più diffuso è l’esperienza, che spesso
induce in errore perché le maggiori esperienze si hanno con una tecnica
completamente differente che è quella della irrigazione a pioggia.

Con questa tecnica
tendenzialmente si prolunga il più possibile l’intervallo tra una
irrigazione e la successiva, distribuendo ogni volta più acqua di quella
che servirebbe per cercare di garantire una disponibilità nel tempo.
Così si interviene quando la pianta è già in sofferenza idrica e si
distribuisce un quantitativo che inizialmente determina asfissia
radicale per la troppa acqua e la conseguente ridotta ossigenazione, e
progressivamente causa un sempre maggiore deficit idrico, fino alla
successiva irrigazione.

Con l’irrigazione a goccia il
concetto chiave è di somministrare alla colture i corpi idrici
necessari, tendenzialmente giorno per giorno, o addirittura più volte al
giorno.

Anche alcuni modelli tecnici vengono in aiuto, come i dati
degli evaporimetri, sui quali Centri di ricerca hanno sviluppato modelli
matematici con buona valenza pratica: è il caso della formula di Blaney
Criddle, che suggerisce di intervenire sulla base dei dati misurati di
evaporato dal suolo e di traspirazione delle colture, corretti con
determinati coefficienti colturali..

Un sistema poco usato ma molto semplice ed efficace è quello che si basa sull’uso
di tensiometri , che sono in pratica radici artificiali che indicano lo
sforzo esercitato dalla pianta per assorbire acqua.

Una stazione
tensiometrica è di solito costituita da 2 sensori che operano a due
distinte profondità; quello superficiale, in prossimità dell’apparato radicale
assorbente, ci darà indicazioni sul quando irrigare, mentre quello
più profondo ci indica quanta parte dell’acqua distribuita raggiunge
strati di suoli non utilizzati dalle radici assorbenti, indicandoci
eventuali eccessi e quindi quanto irrigare.

Letture periodiche degli strumenti ci
permettono anche di riportare i dati in una curva che esprime il
comportamento dell’acqua nel suolo.

A titolo di esempio, si potrà
semplicemente decidere di irrigare un frutteto ogni volta che il
tensiometro più superficiale indicherà una pressione di 40 cb..

Il valore di
intervento è variabile a seconda del tipo di suolo e del tipo di
coltura.

Una gestione delle fertirrigazioni in base alla lettura dei
tensiometri è un esempio di gestione molto avanzata della tecnica,
perché ottimizza al massimo le risorse acqua e fertilizzanti. Ogni
volta che sarà necessario irrigare la soluzione adatta fase per fase
verrà erogata per un tempo stabilito ( in base alle quantità totali
volute)

Altro
sistema, in verità più diffuso, è quello a calendario: nel senso che si
decide di irrigare, sulla base di aspetti oirganizzativi aziendali, o
di disponibilità di acqua, ogni 2 giorni o 3 o più.

Viene anche deciso
ogni quanti interventi si pratica la fertirrigazione. Anche questo va
bene, con l’appunto che più allunghiamo i tempi tra due successive
fertirrigazioni e meno gestiamo la coltura , tendendo a ridurre i
frazionamenti..

In
ogni caso vengono determinate le fasi colturali e vengono stabiliti i
ritmi di assorbimento di ogni fase, ovvero i rapporti
N-P-K-Mg-Ca-microelementi.

Poi le quantità necessarie in ogni fase
in valori di Kg/ettaro, sulla base delle asportazioni per le rese
attese, delle dotazioni, della concimazione di fondo effettuata, del
previsto andamento stagionale.

Si suddividono le quantità della fase per
il numero di interventi decisi in quella fase. Se piove, si può
decidere di fertirrigare lo stesso, oppure saltare uno o due interventi,
magari recuperando sui successivi. Se
si impiegano concimi semplici o concimi di base occorre tenere in
considerazione le loro caratteristiche di miscibilità( vedere tabella);
se due concimi non sono miscelabili, o si usano in tempi diversi o si
impiegano differenti cisterne di soluzione madre.

Se le acque usate
sono dure, cioè molto ricche di bicarbonati, occorrerà prestare maggiore
attenzione all’uso del fosforo, che potrebbe precipitare. In questi
casi si preferisce ad esempio al Map 12/61 l’acido ortofosforico 85 %,
che oltretutto permette di mantenere pulito l’impianto ; è però
sconsigliabile il normale 54 % se contiene solfati, perché questi
determinano la formazione di solfati di calcio insolubili.

Se si impiegano
concimi completi si possono acidificare ulteriormente con l’aggiunta di
acido ortofosforico o di Solupotasse, ma attenzione a non raggiungere
nella vasca di soluzione madre pH inferiori a 4 che potrebbero
distruggere la chelatura dei microlelementi. Alcuni di questi concimi,
come gli Unisol, sono già acidificati.

Un
pHmetro e un conduttimetro per il controllo delle soluzioni, anche
economici ma in buona efficienza non dovrebbero mai mancare a chi
pratica la fertirrigazione .

I concimi solubili si sciolgono più o
meno rapidamente in base alla temperatura dell’acqua. Più calda è
l’acqua e più rapidamente (oltre che in maggiore quantità) si sciolgono.
Molti di essi però sciogliendosi sviluppano reazioni endotermiche: cioè
abbassano drasticamente la temperatura dell’acqua

Questo determina
solamente un allungamento dei tempi di preparazione della soluzione, che
potrebbe essere migliorato usando acqua calda.

Per questo se possibile
sarebbe bene ad esempio preparare la soluzione madre a metà della giornata che precede la
fertirrigazione con l’acqua riscaldata dal sole; quando si scioglie il
concime è bene riempire per metà di acqua la vasca, e poi immettere il
concime insieme alla restante acqua, agitando la soluzione.

Per
scegliere il giusto rapporto:

Conoscere e assecondare i ritmi di assorbimento della
coltura.

Per
decidere le quantità
:

calcolare le asportazioni, e correggere
le quantità risultanti in base ad alcuni parametri, come:

a) se non sono disponibili analisi del
suolo :

occorre moltiplicare le richieste delle
colture per fattori correttivi empirici a seconda del modo di
applicazione:

N moltiplicare x 1,2 conc fondo 1,1
fertirrigazione

P moltiplicare x 2,25 1,6

K moltiplicare x
1,4 1,2

b) Se ci sono analisi del suolo:

occorre valutare:

1 ) contenuto di
argilla

2)
rilascio di azoto e contenuto di S.O.

Contenuto
S.O:

Suolo
sabbioso

0-10%
argilla N

Medio impasto ( 10-20% argilla)

s. argilloso
(20-50 % argilla)

0,5%

65

55

40

1%

77

65

55

2%

100

90

70

5%

168

157

140

7%

210

200

185

10%

280

257

240

Stima
del rilascio di azoto in Kg/Ha/anno in funzione di sostanza organica e
contenuto di argilla

3) Disponibilità del fosforo e pH : la disponibilità è
massima a pH compreso tra 6 e 7; in suoli alcalini, il
fosforo è retrogradato dal calcio; in suoli acidi è
bloccato da ferro e alluminio

4) disponibilità di potassio e
capacità di scambio cationico: più alta è la c.s.c. e maggiore è la
capacità del suolo di trattenere e rendere disponibile il potassio

tempi e modalità:

decidere quanto fertilizzante distribuire
con concimazione di fondo e quanto con concimazione in fertirrigazione

LIVELLI
NPK nel suolo

Terreno sabbioso

Terreno
medio impasto

Terreno argilloso

Carente

Solo
fertirrigazione

Correzione con concimazione di fondo +
fertirrigazione

Concimazione di fondo +
fertirrigazione

Livello
normale

Solo fertirrigazione

Solo fertirrigazione

Concimazione
di fondo + fertirrigazione

Livello
alto

Solo fertirrigazione

Solo fertirrigazione

Solo
fertirrigazione

Correzione delle quantità in base al tipo di distribuzione

N

P

K

Fondo

10 %

40%

30%

fertirrigazione

90 %

60%

70%

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