La costruzione della famosa Mole Antonelliana iniziò nel 1863, su progetto dell’architetto novarese Alessandro Antonelli. Originariamente doveva divenire il tempio della Comunità Israelita torinese, ma l’edificio subì numerose modifiche e ampliamenti ad opera dallo stesso architetto; egli stesso decise l’inserimento della grande volta, sormontata dall’elegantissima guglia, che portò il possente monumento dai 47 metri originali agli attuali 167,5 metri di altezza. Fu cosi che nel 1877 la Comunità Ebraica di Torino, a causa costi sempre più elevati che richiedeva la costruzione, decise di cedere l’edificio, ancora in fase di costruzione, al Comune di Torino. Si decise così di destinare la Mole a sede del Museo Civico, ma alla morte di Vittorio Emanuele II nel 1878, il Consiglio comunale pensò di destinarla a sede del Ricordo Nazionale dell’Indipendenza Italiana. Il singolare edificio divenuto simbolo della città, con i suoi 167,5 metri di altezza è la struttura in muratura più alta d’Europa. Nel progetto originario l’Antonelli unì la sua cultura neoclassica alla tradizione locale barocca, spingendo le membrature al limite delle possibilità di tenuta attraverso l’uso di catene di ferro. Su questa struttura s’innalza la cupola. A pianta quadrata, la costruzione presenta una massiccia parte inferiore, la cui facciata è di forme classicheggianti; su di essa si eleva l’alta cupola quadrangolare, sormontata da un tempietto a due ordini (dal quale, nelle notti silenziose, si sentono provenire strane cantilene mistiche) che regge la sottile guglia. Fu realizzata senza ricorrere a strutture metalliche, ancora troppo onerose a quel tempo in Italia, con una struttura muraria a scheletro. Le decorazioni interne andarono completamente distrutte in seguito ai lavori di consolidamento iniziati nel 1930, che portarono alla creazione di una struttura in cemento armato indipendente e sostitutiva di quella antonelliana. Il modello realizzato dall’Architetto piacentino Enrico Bergonzoni rappresenta la Mole Antonelliana di Torino alla scala di 1:100 raffigurata nelle sue condizioni attuali. Questo modello, che ha le sembianze di un modello ligneo di fattura classica, ha in effetti questa particolarità: di essere stato progettato e realizzato per poter essere letto in modo tattile da persone ipovedenti e non vedenti. Visivamente si apprezza l’uso di legni di varie essenze: il ciliegio per gli apparati murari e le coperture, il noce chiaro per gli elementi architettonici quali cornici e paraste, un noce più scuro per i consolidamenti strutturali interni in cemento armato; mentre al tatto si apprezzano differenze nella ruvidità dei vari componenti che passano dal levigato, al ruvido, al poroso, in modo che si crei un affascinante parallelismo tra due diversi linguaggi e due differenti modi di lettura dello stesso oggetto. Durante la realizzazione, eseguita dall’architetto Enrico Bergonzoni, è stata tenuta in massima considerazione la robustezza del modello, per cui si è evitato di realizzare un vasto numero di elementi di piccole dimensioni, come normalmente avviene in questi casi, e si è cercato viceversa di realizzare elementi monolitici in legno massello di discrete dimensioni, fresati e modellati con l’ausilio di attrezzature computerizzate. Oltre all’uso di moderne tecnologie occorre però aggiungere che la maggior parte del lavoro è stata eseguita manualmente, e che l’estrema cura artigianale di ogni dettaglio ha permesso l’esecuzione di un oggetto di alta qualità realizzativa. Il modello è esposto in modo permanente presso la sezione storica del Museo Nazionale del Cinema di Torino, ospitato al piano terreno della stessa Mole Antonelliana.
Tags: architettura, enrico bergonzoni, modello, mole antonelliana, plastico, Torino
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