In questa intervista, attraverso una riflessione originale e pragmatica, e con la consueta ironia ci racconta dei luoghi comuni legati al mondo della scienza così come viene comunemente percepita e ci da qualche spunto di riflessione interssante sul tema della sostenibilità e sulla cultura del “Vivere il Pianeta Responsabilmenteâ€.
Come la cultura italiana affronta la tematica della scienza?La cultura italiana soprattutto quella letteraria non affronta il problema della scienza perché in realtà non ne sa nulla né è interessata ad approfondire l’epistemologia. Considera la cultura scientifica un gradino più in basso e associa la scienza ad aggettivi come “freddo†o “superficialeâ€. E crede che gli scienziati siano pazzi, fuori controllo e quindi possano solo fare del male alle persone. E’ un problema molto serio che deriva da un retaggio antico che ha prodotto una forma di conoscenza che si può definire come sapere nostalgico, ovvero tutto ciò che appartiene al passato ha valore, quello che è presente è sinonimo di corruzione.
Ma dal suo punto di vista di scrittore e agronomo, come viene interpretata la scienza?Secondo me la scienza e il metodo scientifico può contribuire a migliorare il mondo, o almeno a misurarlo. Poi tocca a noi prendere le decisioni. Come dicevo, siamo vittime del sapere nostalgico, amiamo frasi ad effetto e deresponsabilizzanti come “decrescita feliceâ€. Per fare un esempio, un tecnico, uno scienziato prede molto sul serio questo slogan e si chiede: di quanto dobbiamo decrescere? Nell’antica Mesopotamia la produzione di cereali si è attestata nella fase di maggiore splendore a una tonnellata a ettaro. Nell’antica Roma, la produzione era ancora di una tonnellata/ettaro, anche durante la prima guerra mondiale era di una tonnellata/ettaro. Dopo la prima guerra mondiale cominciamo a crescere, oggi arriviamo a 5 tonnellate/ettaro. Uno scienziato a questo punto, esaminati i dati, si chiede: di quanto dobbiamo decrescere? A quanto corrisponde la produzione che ci mette in accordo con la “la naturaâ€, il “passato†cosi anelato? Alcuni Stati Africani sono ancora fermi a una tonnellata/ettaro, e non mi sembrano contenti.
Questo comportamento si ripercuote anche sui fenomeni naturali che stanno colpendo il nostro pianeta?Certo. Sul riscaldamento globale del nostro pianeta piuttosto che studiare un approccio analitico al problema si preferisce continuare a rappresentare l’immagine della catastrofe imminente. Ma sa, conviene usare questa posa, si vende meglio il prodotto. Se devo sborsare i soldi per un libro, almeno che mi racconti della fine del mondo. In questo momento l’apocalisse è cool!
Link al resto dell’intervista:http://www.you4planet.it/magazine/82/%22Solo_una_sana_e_consapevole_passione_scientifica_salver%C3%A0_il_mondo_dal_disastro%22_-_Intervista_di_You4Planet.it_ad_Antonio_Pascale
Tags: ambiente, antonio pascale, consapevole, natura, responsabilità , scienza
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