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Il restauro dei monumenti, delle opere e degli edifici

Restaurare
significa portare a nuova vita opere che nel tempo sono state rovinate o
semidistrutte, un’attività tutt’altro che facile. Qualsiasi
restauratore o impresa, sia che si parli di un’impresa edile Vicenza che si occupa
di opere poco conosciute, che di restauratori che si trovano a
rinnovare opere conosciute in tutto il mondo, quando si trova di fronte
ad un monumento o ad un quadro da riportare a nuova vita, deve tenere in
considerazione diversi fattori, e considerare anche la storia
dell’opera stessa.

Restaurare un’opera artistica o
architettonica, soprattutto se molto antica, non significa solo
ripulirla e ripararla, come si farebbe con un qualsiasi oggetto o con
una qualsiasi abitazione, significa studiarne la storia e approcciarsi
all’opera come se si trattasse di qualcosa di vivo, che continua a
parlarci del suo, e del nostro, passato. Quando si parla di restauro, si
va spesso incontro a diatribe e differenze di vedute tra coloro che
prediligono interventi che non lascino intravedere la mano del
restauratore, e coloro che invece ritengono che si debba poter
distinguere tra le parti originali dell’opera e quelle che invece sono
state oggetto di restauro. Tale diatriba ha coinvolto i professionisti
del restauro e della ristrutturazione
edifici storici sin dagli albori del restauro.

Possiamo dire
che il restauro come lo intendiamo ancora oggi nasce verso la fine del
Settecento, quando in seguito agli scavi di Pompei ed Ercolano, alla
scoperta delle antichità egizie e al nuovo interesse verso le antichità
greche, si cominciano a studiare approfonditamente i beni artistici e
architettonici del passato, e di conseguenza si sviluppa anche un
interesse verso il restauro e la conservazione di tali beni. Nel corso
dell’Ottocento le differenze di vedute in materia di restauro danno vita
a due correnti separate, quella del restauro storico e quella del
restauro filologico. Nel primo caso si parte da documenti storici per
restaurare l’opera, in modo da restituire al presente l’opera così come
doveva apparire nella mente di chi l’aveva progettata, senza tener
dunque conto delle modifiche che si sono avute nel corso del tempo. Il
restauro filologico sostiene invece che non si debbano tralasciare le
aggiunte e i cambiamenti di valore artistico che si sono avuti nel
tempo, e che raccontano comunque la storia dell’opera stessa. Nella
prima metà del Novecento il lavoro del restauratore si arricchisce di
nuovi spunti grazie anche a Giovannoni, che puntualizza come l’attività
di restauro debba essere un lavoro di squadra tra architetti, chimici,
geologi e altri specialisti, in modo da operare tenendo presenti diversi
aspetti dell’opera o dell’edificio. Sempre nel Novecento si sviluppano
nuove tendenze e correnti, a testimonianza di come il dibattito sul
restauro non si sia affatto esaurito. Tra le posizioni più celebri e
influenti possiamo ricordare il restauro critico e le teorie di Cesare
Brandi, che sosteneva tra l’altro la necessità di guardare all’opera sia
dal punto di vista artistico che dal punto di vista storico.

Quando
si parla di opere ed edifici
in ristrutturazione, in conclusione, si parla di una materia più
ostica di quanto si possa pensare, una materia che non fornisce
soluzioni e teorie univoche, ma punti di vista e posizioni a volte in
contrasto tra di loro.

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