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Obama conquista la Libia -L’attivismo artistico

LEGGI TUTTO Un egiziano è pugnalato alle spalle, Gheddafi alza bandiera bianca. Tutto in un fumetto. Ma non è arte, è informazione. È l’attivismo artistico di Latuff. Alla ribalta sul web e giornali, sono i fumetti di Carlos Latuff, quarantaduenne fumettista brasiliano che riporta con pennarelli e carta le proteste ed i conflitti del mondo, concentrandosi in questo periodo proprio sulla guerra in Libia. E mentre scorriamo i fumetti, su Gheddafi è stata messa una taglia “vivo o morto”, sono stati rapiti 4 giornalisti italiani (due inviati del Corriere Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina, Claudio Morici di Avvenire e Domenico Quirico de La Stampa), scorre il sangue, c’è chi si ribella, chi insegue la libertà e la giustizia.

«Non sono la produzione di opere d’arte per illustrare articoli di notizie – racconta però Latuff in una recente intervista al Gardian – I miei cartoni animati sono direttamente orientati verso gli attivisti che li possono condividere e utilizzare gratuitamente. Hanno un messaggio, sostegno di una causa, e sono progettati per essere diffuso ampiamente». E per farlo Lauff usa mezzi che per noi sono il pane quotidiano, come Twitter.

Inizia la sua esperienza nel 1990, disegnando per una rivista di sinistra brasiliana e trattando diversi temi scottanti negli anni successivi, come l’insurrezione zapatista in Messico «Ho bisogno di un modo per sostenere questo movimento – racconta sempre al Guardian – così ho fatto due fumetti e li ho mandati agli zapatisti via fax. La risposta è stata positiva. Ma poi ho capito che sarebbe più efficiente e costruttivo per mettere le opere d’arte su un sito web. Questo per esprimere la solidarietà con il gruppo e consentire loro di scaricare le immagini e utilizzarle. Fu la mia prima esperienza con l’attivismo artistico attraverso internet. Da lì ho iniziato ad applicare l’attivismo artistico per altre cause in tutto il mondo».

Così, se Latuff riceve una notizia, la trasforma in fumetto, la twitta e in pochi secondi è disponibile gratuitamente per la publbicazione online, per la stampa di cartelloni da mettere in strada o di magliette. «Non voglio guadagnarci un centesimo», dice. Così, se Latuff riceve una notizia, la trasforma in fumetto, la twitta e in pochi secondi è disponibile gratuitamente per la publbicazione online, per la stampa di cartelloni da mettere in strada o di magliette. «Non voglio guadagnarci un centesimo», dice.

E così al grido di “Siamo tutti palestinesi”, Latuff è ora un esempio per le scuole di fumetto, ma ad intervistarlo sono spesso giornali di cronaca e politica, o di attivismo. Proprio sul sito ” Palestina libera” si legge della sua esperienza, di come sia difficile approntare un progetto del genere, e lui risponde «Le campagne diffamatorie e le minacce di morte sono niente in confronto a quello che i palestinesi devono sopportare. Quindi è un bene per me».

E siccome un’immagine dice molto più di mille parole, buona visione.

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