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Vincenzo Di Giorgio, pittore ritrattista, astratto e figurativo

Vincenzo Di Giorgio usa il pennello e l’olio per le sue tele,per dipingere le figure femminili, per levigare i volti di donne, per creare ritratti magnetici e magici, per mostrare astratte forme vibranti di vita. Cezanne segnò l’inizio della pittura moderna.Da lui partì la valanga di pittori non più legati ai canoni artistici tradizionali. Oggi in www.vincenzodigiorgio.com sono esposti quadri astratti, ritratti ad olio, ritratti di famosi, quadri figurativi, eccelsi volti, bellissime donne. Lo stile per Di Giorgio non si identifica nella strettoia del riconoscibilità a tutti i costi. Nei ritratti o negli astratti o in tutto il percorso pittorico della sua vita di artista, Di Giorgio sconfina, cerca i limiti, traguarda nuovi orizzonti usando i colori, i pennelli o le spatole, con rara maestria. Nei ritratti rifulge il tratto misterioso che dona la vita ad un volto a due dimensioni, staccandosi nettamente dai suoi omologhi. Di Giorgio astrattista ha qualcosa di diverso dagli stereotipi normali, và al di là di concetti ed elucubrazioni asfittiche librandosi in spazi nuovi, mai sperimentati. Ho assistito personalmente alla creazione di un’opera o meglio al suo completamento nell’atelier di Vincenzo Di Giorgio avendo egli acconsentito a mostrarmi il suo modo di “creare”. Rimasi di stucco; le sue mani si erano trasformate in agili uccelli che si libravano leste e precise sulla tela, portando il pennello e il colore con maestria. Incantato fissavo come ipnotizzato la tela che si ricopriva di colore animato. L’olio si allargava qua e si concretizzava là, il pennello o la spatola o addirittura le dita lo trasportavano nell’aria dalla tavolozza alla tela e, man mano, il quadro prendeva forma completandosi alla fine in un meraviglioso astratto vibrante di fuoco lavico e di incrostazioni misteriose che prendevano l’anima.

Biografia
Ci sono momenti nella vita in cui bisogna fare scelte importanti. Nel febbraio 1967,ero una guardia di finanza, dovevo decidere cosa fare della mia vita: firmare per altri tre anni o congedarmi e intraprendere la carriera di pittore. La mia recente conoscenza e amicizia di Giulio Turcato e di sua moglie Vana Caruso mi spingeva verso la seconda ipotesi. Il cenacolo di artisti che la coppia coaugulava intorno a s?mi attirava prepotentemente e spesso passavo il mio tempo libero con loro. La loro casa dietro piazza del popolo mi vedeva ospite assiduo,insieme a tanti altri. Il capanno sul mare di Tor San Lorenzo ci accoglieva, già a marzo aprile, bramosi di mare, sabbia, sole e strida di gabbiani. Vana ci metteva allo sgobbo facendoci pulire chili di fave, che poi venivano bollite e condite con sale, olio, limone e libertà. Giulio mi parlava poco dei suoi lavori o della pittura in generale. Insegnava al liceo artistico di via ripetta, la vicino e, probabilmente, era stufo dopo quasi quarant’anni di insegnamento di parlare di pittura astratta e figurativa! Comunque una cosa me la disse,quando gli comunicai la mia scelta: “Caro Enzo sono contento della tua scelta, hai preso la via più dura!” Quanto aveva ragione! Affrontai la vita a fronte alta. Di giorno lavoravo come cameriere,la sera studiavo e dipingevo nel monolocale dietro piazza Navona. Furono giorni duri,lavoravo e dormivo senza soluzione di continuità ma era bello!Vivevo un periodo della mia vita estremamente formativo e che ora, nell’età matura, rimpiango con nostalgia

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