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Genio linguistico italiano canta lirica e fa traduzioni da giapponese, coreano e cinese

“Fatti una professione, va bene studiare le lingue ma sono qualcosa in più”. Questo il pensiero, comunemente accettato in funzione del “successo”, che dominò la scelta degli studi di Stefano. Così, lui diligentemente si è preso due lauree in ingegneria e gestione d’impresa. Tuttavia, appena affacciatosi sul mondo del lavoro, ha capito che l’azienda non faceva per lui e ora lo si trova per l’Asia a cantare come tenore. Intanto ha imparato inglese, francese, spagnolo e soprattutto giapponese, coreano e cinese.
Stefano riassume così la sua scelta: “In Giappone ho visto abitualmente gente letteralmente uccidersi per lavoro. Sta a noi scegliere cosa fare della vita e possiamo passarla facendo qualcosa che ci dia vita.” Altre riflessioni su cultura e stile di vita si trovano sul suo blog dall’intrigante nome “Lingue curiose in Estremo Oriente”, dove presenta culture lontane attraverso le loro lingue.

Ormai cosciente della sua propensione per le lingue, da quest’anno tra una performance e l’altra rivolge il suo talento alle traduzioni. E di talento si può parlare, perché Stefano è membro del Mensa, l’associazione internazionale senza scopo di lucro fondata a Oxford nel 1946, di cui possono essere membri le persone che abbiano raggiunto o superato il 98º percentile del QI (quoziente di intelligenza). L’idea di costituire una società di persone brillanti venne da Lancelot Lionel Ware, un avvocato e scienziato inglese, e da Roland Berrill, un avvocato australiano, con lo scopo di ovviare all’isolamento che in particolare le persone molto intelligenti avrebbero potuto incontrare se non appartenenti agli strati colti ed intellettualmente elevati della società, favorendo quindi lo scambio tra persone in questo senso affini.
Stefano confessa che la sua condizione di “Mensano” non è sempre un vantaggio: “In molti ambiti lavorativi l’immagine elitaria del gruppo ne rende l’appartenenza un difetto, mentre in attività individuali come le traduzioni e il canto posso esprimermi liberamente e lavorare con i miei ritmi.”

Così, dove aver studiato materie come termodinamica, gestione della produzione, risorse umane, gestione della qualità, logistica, manutenzione, finanza, marketing e strategia d’impresa, si è messo a cantare con un’importante vocalità di tenore lirico arie d’opera, soprattutto di Verdi e Puccini, canzoni napoletane e arie da camera. In realtà non ha abbandonato la sua prima specializzazione: molti lavori di traduzione sono commerciali e tecnici e trattano quindi le stesse materie dei suoi studi.
In un settore affollato da traduttori low-cost, mentre molte agenzie in Cina e in India fanno prezzi che sono un terzo dei suoi (e con qualità altrettanto inferiore) e con il lento ma inesorabile progresso dei traduttori automatici come Google Translate a “inquinare” la fascia bassa di mercato, Stefano punta ai lavori di qualità e predilige testi con connotazioni culturali o artistiche (incluso testi commerciali e di marketing) nei suoi campi di competenza. Le aziende e le agenzie di traduzione gli affidano spesso testi commerciali e tecnici in virtù degli studi in ingegneria e management, ma è anche competente in specialità quali l’industria del marmo e dell’arte (è originario di Carrara, importante polo estrattivo e di lavorazione del marmo), la musica e le scienze sociali (ha vinto numerosi concorsi di scrittura in giapponese sulla società nipponica).
Ben ragionata anche la scelta delle combinazioni linguistiche: innanzitutto, è buona regola per un traduttore professionista di tradurre solo verso la propria lingua madre; le lingue asiatiche poi sono le più redditizie, sia per la relativamente grande richiesta a livello mondiale sia per le tariffe più alte in assoluto (il coreano è considerato una “lingua rara”). È anche agevole gestire ben tre lingue, perché giapponese coreano e cinese sono affini nel vocabolario.

Pensandoci bene, recenti studi di neuroscienze confermano che l’apprendimento della musica e quello delle lingue straniere interessano le stesse zone del cervello e questo indica una correlazione tra le abilità musicali e quelle linguistiche. Quindi un tenore che traduce ha il suo perché. Alto QI per analizzare il testo da tradurre e senso artistico per scegliere le parole giuste sono sicuramente qualità utili alla traduzione. Vale molto anche aver vissuto sette anni nei quattro Paesi (Giappone, Corea del Sud, Cina, Taiwan) che parlano le lingue che ora traduce.

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