Nella filosofia dello yoga, e del Kundalini Yoga in particolare, tutto è tutto, e il Tutto è in tutto. Dentro una parte c’è la copia esatta della mappa del tutto.Le molecole di cui si compone l’universo sono le stesse che costituiscono l’organismo umano: i meridiani, le stagioni, i climi e i venti del pianeta terra non sono altro che i meridiani, gli organi vitali, i flussi di Prana (energia vitale) e i cicli di vita nel corpo umano. Di conseguenza, possiamo affermare che l’uomo è un complesso “organismo creato ad immagine dell’universo e delle sue regole”, e per questo motivo è potenzialmente in grado di interagire e comunicare con vari livelli di energia; su quale livello sintonizzarsi –e di conseguenza quale realtá creare- è una sua scelta.
Tuttavia, per quanto antico e condiviso sia questo principio di unitá, la vita dell’uomo sembra essere accompagnata (e in alcuni casi segnata) dal sentimento di separazione. Gli indiani la chiamano maya e la descrivono come un velo che cade davanti ai nostri occhi coprendo la vera essenza di ció che esiste e dandoci la sensazione di essere isolati da tutto quanto ci circonda, fatti di una materia diversa e per questo impossibilitati a comunicarci. Tutte le pratiche spirituali sono finalizzate a dissipare questo velo per imparare a relazionarci con tutti i livelli dell’esistenza e a sentirci uno con il tutto.In questo cammino, i chakra sono un elemento centrale per determinare quanto questo velo possa aprirsi o chiudersi; dal loro equilibrio dipendono il tipo di pensieri che generiamo e le energie che siamo in grado di riunire per manifestare e realizzare i nostri pensieri, la qualitá delle nostre percezioni, le relazioni che instauriamo.
Chakra significa “ruota” e i chakra sono il prodotto del flusso di energia cosmica che penetra nell’organismo umano attraverso la “Decima porta” sulla sommitá del capo, generando una cascata e accumulandosi in piscine o vortici (i chakra, appunto). Sebbene siano molti di piú, in Kundalini Yoga ci concentriamo su sette chakra principali -corrispondenti a diverse aree del sistema ghiandolare o a plessi nervosi nel corpo fisico- piú uno, l’aura o campo elettromagnetico.Nell’avvicinarci alla comprensione dei chakra, facciamo nostro ancora una volta l’approccio tipicamente Orientale ed olistico in base al quale nulla è separato e tutto è interconnesso, visione opposta a quella Occidentale tendente all’analisi e alla separazione. In questa luce, pur essendo dotati di caratteristiche e qualitá specifiche, tutti i chakra sono collegati e lavorano all’unisono, come parte di un ciclo piú grande di evoluzione e involuzione, di manifestazione e sublimazione. Il prana, la forza vitale, scorre poi attraverso tutti i centri energetici pulendo i blocchi e gli eventuali ristagni che limitano il libero flusso di energia.
I primi tre chakra sono noti come Triangolo inferiore e ci mettono in connessione con le energie piú basse, primoridiali, legate alla terra e alle forse di eliminazione. Quinto, sesto e settimo costituiscono il Triangolo superiore e rappresentano i regni piú sottili; il quarto chakra (il cuore) è l’anello di congiunzione tra i due insiemi, come indica il suo simbolo: due triangoli invertiti e intersecantisi a formare una stella a sei punte.I primi cinque chakra corrispondono ai cinque elementi (tattvas) a noi noti, dal piú denso al piú sottile: terra, acqua, fuoco, aria ed etere. I tre chakra superiori corrispondono a energie talmente sottili da non avere piú corrispondenza con gli elementi.Comprendere i chakra e il modo in cui ognuno di essi puó aiutare la nostra esperienza nel “gioco della vita”, è come compiere un viaggio nel tempo attraverso le ere geologiche, dall’origine dell’uomo.
Il primo chakra (Muladhara) rappresenta quanto di più attaccato alla vita e di più lontano dal nostro spirito esista dentro di noi. È la terra, la materia; è il nostro spirito di sopravvivenza, di riproduzione e di conservazione della specie ed è radicato nell’illusione di separazione dall’Uno. Nel primo chakra c’è dunque l’origine della nostra evoluzione, l’uomo primitivo, il dominio dell’istinto e dell’inconscio. Ma anche il senso di fiducia, sicurezza nel disporre di tutto ció che è necessario alla sopravvivenza. Il suo nome significa “radice” ed è localizzato alla base della colonna vertebrale, in corrispondenza di ano e perineo; è associato dunque alla funzione di eliminazione (e disintossicazione), tanto nel regno fisico, come in quelli mentale ed emozionale. Il secondo livello di densitá della materia è rappresentato dall’acqua, elemento del secondo chakra (Swadistana), corrispondente agli organi genitali; la sua visione del mondo è diretta dalle sensazioni, dalle emozioni, del desiderio; è anche il regno della creativitá, grossolana, potenziale, ancora inespressa ma ricca e prorompente. Se il primo chakra ha una visione del mondo singolare, sicura ed isolata, il secondo chakra ha bisogno degli altri ed è qui che nasce la polaritá.Salendo di vibrazione troviamo l’elemento fuoco, la cui dimora è il terzo chakra (Manipura), corrispondente alla zona tra il pleso solare e il basso ventre e il cui fulcro è il punto dell’ombelico, l’inizio di ogni cosa. È da questo punto che veniamo nutriti nel ventre materno e in questo punto -una volta rescisso il cordone ombelicale- continua a raccogliersi l’energia dell’infinito per nutrici. Rappresenta la capacitá di prendere in mano le redini della nostra vita e proiettare la nostra energia con fermezza, senza paura: è il punto in cui si accumulano e riorganizzano le energie del triangolo inferiore, per entrare nei regni superiori della consapevolezza dalla porta del cuore. Entrare nel regno del cuore, il quarto chakra (Anahat), è compiere un salto di consapevolezza; la sua elevata vibrazione ha il potere di trasformare le energie del triangolo inferiere per sperimentare una nuova dimensione di apertura e compassione, dove l’IO diventa NOI e dove vediamo noi stessi con gli occhi degli altri. Il quarto chakra è anche la zona dove si genera il prana, l’energia vitale, e difatti il suo elemento è l’aria. Come dice il suo nome – che potremmo tradurre grosso modo come “il suono che si genera senza percussione”- nello spazio del cuore non esiste conflitto, cielo e terra si fondono e le polaritá si neutralizzano. Dal cuore entriamo direttamente nel regno dei chakra superiori dalle vibrazioni sottili, il primo dei quali è Vishudda (il puro) corrispondente nel corpo fisico a gola, tiroidi e paratiroidi. È qui che nasce ogni forma espressiva, ed è qui nel “chakra della puruficazione” che il moto profondo dei creativitá del secondo chakra trova la luce. E infatti Vishudda è il veicolo di espressione di tutti gli altri chakra, il regno della libera manifestazione creativa, della parola, del canto, del suono, dell’arte. Il quinto chakra è ancora rappresentato da un elemento -seppure il piú sottile di quelli a noi conosciuti, l’etere. A partire da qui, entriamo nelle sfere piú elevate, dove nessun elemento denso è in grado di incarnarne le vibrazioni. Entriamo nel centro “dove si realizza il comando”, Ajna, localizzato nel punto in cui le sopracciglia si uniscono, noto anche come terzo occhio, e legato alla ghiandola pituitaria. Il suo simbolo è un cerchio lunare con da due petali con colori diversi che rappresentano le due polarità della mente, che si intrecciano e interagiscono grazie alle funzioni di questo centro energetico. Qui infatti confluiscono le tre nadi principali, Ida, Pingala e Sushumna; qui si raggiunge l’integritá della personalità; questo è il punto dell’intuizione, della capacitá di vedere oltre e di orientare i nostri obiettivi. Per guadagnare la maestria sul terzo occhio occore non lasciarsi confondere dalle polarità della vita ma essere in grado di leggere tra esse. L’ultimo chakra interno, Sahasrara, detto anche “decima porta” in quanto cancello per l’Infinito o “loto dai mille petali”, è il simbolo dell’unione tra energia individuale e universale, uomo e dio, terra e cielo. È qui che si compie la trascendenza dell’energia che dal primo chakra ha percorso tutti i successivi scorrendo all’interno di Sushumna. Se il sesto chakra è associato con la luce sottile, il settimo chakra è associato al suono, alla vibrazione cosmica. In questo, il risveglio della percezione è la vibrazione all’unisono dei pianeti, che entrando dalla decima porta si propaga verso il basso unendosi alla vibrazione propria di ogni chakra. Il risultato è un’ondata di vibrazioni di fronte alla quale la scelta è resistere e rifiutare l’esperienza oppure lasciarsi andare. E la caratteristica di Sahasrara è proprio la resa, l’umiltá che ti pervade quando scegli di inchinarti all’Infinito.I principali chakra, quelli “interni” finiscono qui, ma ce n’è ancora uno molto importante in Kundalini Yoga, ed è associato con il campo elettromagnetico, ovvero l’aura. Ogni chakra ha la propria vibrazione e il proprio campo elettromagnetico; ad ogni vibrazione corrisponde ad un colore e il totale delle frequenze elettromagnatiche è una frequenza in sé, con il proprio colore e le proprie sfumature. Siamo nell’ottavo vortice di energia, che intreccia l’uomo con l’universo; è un ovale di luce che circonda il corpo fisico e che lo protegge dalle negativitá esterne, lasciando filtrare solo le frequenze positive. Combina gli impulsi di tutti gli altri chakra e dalla sua forza dipende la loro salute.
I chakra influenzano le nostre percezioni, emozioni, e le nostre scelte.Influenzano il tipo di pensieri ed il loro fluire. In tutti i nostri comportamenti, i chakra influenzano la relazione tra inconscio e conscio. Aprendo ed equilibrando i chakra i nostri sensi si espandono e si integrano in una rete sensibile che puó vincolarci al grande campo di energia dal quale proveniamo e del quale siamo parte.
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