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Il boom dello sbiancamento dentale fai da te

Poter sfoggiare un sorriso perfetto, con denti regolari e candidi, è un canone di bellezza tanto apprezzato quanto ambito. Anche per questo, di recente, si è notato un aumento del ricorso alle tecniche di sbiancamento, professionale e “fai-da-te”. Però, non tutti i prodotti in vendita sono adatti a garantire l’effetto sbiancante desiderato, e il loro uso dev’essere valutato attentamente, ponderando bene quali possono essere i rischi ad esso legati.

Colorazione dei denti: la dentina
Contrariamente a quanto si possa pensare, la colorazione dei denti non dipende dallo stato dello smalto, ma deriva dalla dentina, un tessuto connettivo che si trova sotto la corona, tra la radice e la polpa del dente. Quando la corona dentale è lesionata, o particolarmente sottile, la dentina risulta maggiormente esposta all’attacco degli agenti esterni, con conseguente aumento della sensibilità dentale e lesione della colorazione. Tra i principali fattori che causano un’alterazione della dentina, vi sono il fumo e l’assunzione di cibi o bevande con sostanze macchianti (quali, ad esempio, la caffeina, la teina, la liquirizia, e i frutti rossi).

Sbiancamento dentale professionale
Lo sbiancamento dei denti, effettuato presso il proprio dentista, consiste in un processo (“bleaching”) che vede l’utilizzo congiunto di un gel a base di “perossido di idrogeno” e di apposite lampade laser. Il costo di tale metodologia sbiancante, che può richiedere anche più sedute, è abbastanza elevato, ma l’effetto è assicurato e si nota già dalla prima applicazione. Lo sbiancamento professionale può avvenire anche con il metodo dell'”air-polishing”, che consiste nell’applicazione sulla dentatura si uno spray con aria, “bicarbonato di sodio” e acqua, il quale esercita un’azione più che altro pulente, con l’effetto di rimuovere la placca.

Sbiancamento dentale “fai-da-te”
Tra le tecniche sbiancanti effettuabili a casa, le più efficaci, e meno rischiose, sono: le “strisce adesive (stripes)”, reperibili in farmacia, che comportano un basso rischio di ipersensibilità dentinale e una discreta efficacia, con una buona durata nel tempo; il “gel con perossido di carbamide” (viene prescritto dal dentista) che va applicato, con l’ausilio di un’apposita mascherina in silicone, una volta al giorno per 7 giorni, e assicura effetti simili a quelli dello sbiancamento professionale, nonché rischi contenuti; i dentifrici abrasivi e le penne sbiancanti (a base di “perossido di urea”, cloruro di potassio e idrossiapatite) che possono dare qualche risultato, ma si tratta di un beneficio temporaneo e, se utilizzati in modo scorretto, causano danni gravi allo smalto, con conseguente visibile peggioramento della colorazione dentale; il “bicarbonato di sodio” (con un po’ di succo di limone) che, usato al posto del dentifricio (con molta moderazione), può pulire efficacemente i denti, ma non agisce in profondità sulla loro colorazione, e comporta il rischio di sanguinamenti gengivali, carie e “pulpite (alterazione del pH orale)”; la salvia, le cui foglie fresche, se strofinate direttamente sui denti, ne migliorano l’aspetto e garantiscono un alito fresco.

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