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PsicoNeuroEndocrinoImmunologia: evoluzione obbligata della medicina moderna? Dallo stress all’organo adiposo

La PNEI costituisce il volto nuovo della medicina moderna. Subentrando ad un modello riduzionista, che penalizza la visione sistemica dell’uomo, la Pnei sempre di più si attaglia a soddisfare le esigenze culturali di ogni medico e operatore della salute che non possa non considerare un paziente un’identità mente-corpo.

La Pnei che già dagli anni ‘90 dimostrava la sostanziale equivalenza tra sistema nervoso e sistema immunitario, che poneva l’accento sul ruolo degli stressori (cognitivi e non) sullo sviluppo delle malattie e soprattutto che associava queste ultime alla visione della realtà di ogni singolo individuo, è oggi l’unica possibile evoluzione dell’obsoleto paradigma medico riduzionista.

L’acquisizione dei fondamentali di fisiopatologia Pnei e lo sviluppo di un nuovo concetto di terapia che non sia soltanto basato sul farmaco (medicina convenzionale e non convenzionale secondo una sintesi sapiente), ma che abbracci anche il cibo e la postura, l’attività fisica e la vita psichica dell’individuo, costituiscono un “must” per ogni professionista che intenda adeguarsi ai tempi e offrire ai suoi pazienti strumenti di guarigione avanzati, moderni, privi di effetti collaterali e di sicura efficacia.
Il fulcro della Pnei è lo studio dei sistemi dello stress. L’iperattività dei sistemi dello stress e, principalmente, del sistema HPA – ipotalamo, ipofisi e surrene, produce uno stato infiammatorio cronico. Lo stato infiammatorio cronico è una condizione che si associa ad acidosi e stress ossidativo.
Una semplice valutazione del punteggio infiammatorio, effettuata mediante analisi bioimpedenziometrica, misurazione della stato di salute delle ossa e stress ossidativo, può costituire una fase diagnostica di grande importanza e, soprattutto, indirizzare la terapia in modo specifico.
In particolare, l’impedenziometria, attraverso la misurazione dell’acqua corporea totale, intra ed extra cellulare, e la quantificazione del grasso, ci consente di valutare lo stato di salute della matrice connettivale o sostanza fondamentale (della quale l’organo adiposo è parte) a livello della quale il network Pnei si esprime regolando tutti i sistemi.
Ecco perché la valutazione dello stato infiammatorio, corroborata anche da parametri ematochimici si rivela un must delle pratiche diagnostiche moderne in qualunque ambito clinico.
La misurazione del grasso corporeo e la sua localizzazione distrettuale costituiscono un’importante contributo alla comprensione della dinamica endocrino-metabolica dei pazienti.
Le importanti connessioni che l’organo adiposo ha con il sistema immunitario ed endocrino giustificano la definizione di “organo”.
La fine regolazione della rete Pnei avviene a livello della matrice connettivale di cui l’organo adiposo è parte. Nell’organo adiposo possono essere presenti metaboliti tossici che inevitabilmente vi si accumulano in assenza di emuntori efficienti (fegato, rene, pelle e mucose).
Meno noto è il rapporto tra organo adiposo e comportamenti depressivi. In particolare, un interessante articolo a cura di Bruce McEwen della Rockfeller University, datato maggio 2012, sottolinea il ruolo del deficit di adiponectina (adipochina prodotta dall’organo adiposo) nella predisposizione a comportamenti depressivi. La depressione si associa spesso a disturbi metabolici come il diabete di tipo 2; l’adiponectina ha proprietà anti-diabetiche e insulino-sensibilizzanti.
Questa ricerca dimostra che i livelli di adiponectina plasmatici sono ridotti in pazienti con stress cronico, così come il grado di interazione sociale. La carenza di adiponectina darebbe, quindi, luogo ad un comportamento caratterizzato da anedonia e sensazione di impotenza, cui si associa peraltro anche un’alterazione del feedback steroidomediato dell’asse HPA (ipotalamo, ipofisi e surrene). 
La somministrazione di adiponectina esogena produceva degli effetti comportamentali di tipo anti depressivo sia in topini normopeso che in topini resi obesi dalla dieta. Questi dati quindi, aprirebbero nuovi orizzonti nella terapia dei disturbi depressivi.

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