Zlatan Ibrahimovic è indubbiamente uno dei protagonisti più discussi del calcio internazionale. Cresciuto calcisticamente nell’Ajax, in Olanda, arrivò in Italia alla Juve e da lì passò prima all’Inter (vincendo lo scudetto col suo allenatore preferito, José Mourinho) e poi finì al Barcellona in Spagna, nell’ambito dell’affare Eto’o. Ma alla corte di Guardiola, inserito in una delle suqadre più forti del mondo, Ibra non si adattò affatto. Non tanto per il poco spazio in campo, quanto per quello concesso alla sua strabordante personalità. Insomma litigò aspramente con Guardiola e poi, d’accordo con il suo procuratore Mino Raiola, mise in atto un’astuta strategia per essere ceduto e tornare in Italia, più precisamente al Milan.Il suo “Io, Ibra” è un’autobiografia scritta a quattro mani con lo scrittore svedese David Lagercrantz, in cui Ibracadabra ripercorre molti aneddoti della sua sfavillante carriera, prestandosi volentieri ad attacchi e critiche verso molti addetti ai lavori che ha incontrato lungo il suo cammino. Nel libro Ibrahimovic non risparmia gli attacchi all’ex allenatore Guardiola, all’ex compagno di nazionale Ljungberg e così via.Sembra essere un campione viziato che ce l’ha con tutti, la punta del Milan, ma poi nel libro si scopre che il suo passato non è stato tenero con lui. Ha infatti passato l’infanzia nella periferia di Malmoe, un dove viveva in un quartiere dormitorio e dove tutti i giorni faceva i conti con le critiche di quelli che lo circondavano. In “Io, Ibra” riporta la frase “puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma mai il ghetto dal ragazzo”, scritta su uno striscione posto sopra un tunnel che lo svedese percorreva tornando verso casa ogni giorno. Insomma non è stato sempre tutto facile per Ibra, anzi è un campione che si è fatto da sè, a colpi di genio sul campo e, perché no, di astuzia e antipatia fuori dal campo.E se non sarà mai un campione di simpatia, è almeno da riconoscergli di essere un campione con la palla tra i piedi. Anche quest’anno il suo contributo nel Milan si sta rivelando fondamentale, e se la squadra ha cominciato a rimontare posizioni in classifica dopo un inizio più deludente che incerto lo si deve soprattutto a lui, a Zlatan Ibrahimovic, che col suo tasso tecnico e il suo fisico potente riesce spesso a trovare la giocata vincente. Se non per il gol, almeno per l’assist in grado di liberare il compagno davanti al portiere, come nell’ultima partita con il Catania. Spesso è sufficiente averlo in campo, per far sì che i compagni si sentano più sicuri di sé, potendo contare su una vera e propria arma letale d’attacco, se non addirittura di un arsenale. La sua importanza è innanzitutto un fattore psicologico a favore dei compagni e a svantaggio dei difensori avversari, che sanno che dovranno fare gli straordinari per ostacolare il campione svedese.Se è vero che nessuno ama particolarmente Ibrahimovic, i tanti italiani che sognano di essere allenatori di una squadra di calcio lo vorrebbero nel loro undici titolare. Forza fisica e tecnica sopraffina, con un senso del goal che hanno in pochi. Ma come fa ad essere così forte e così completo? Forse leggendo “Io, Ibra” si potrà scoprire il suo segreto.
Tags: Io ibra, libro di calcio, libro ibrahimovic, teste di calcio
Ciao, sono Enrico Luciolli e in questo video parleremo di…
Gli studi scientifici concordano sul fatto che frequentare una palestra…
Con oltre 8500 iscritti in tutta Italia, l’Accademia Nazionale di…
Your email address will not be published.
Δ