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La fusione in oreficeria – terza parte – Il funzionamento della centrifuga

                                     – LA MICROFUSIONE –
        – lA MACCHINA CENTRIFUGA CON FUSIONE OSSIACETILENICA –

Questa macchina è formata da un ripiano, solitamente in legno laminato di formica, nel quale è ricavato un pozzetto in metallo di circa 65/70 cm di diametro e profondo una ventina di cm. Al centro di questo pozzetto spunta un grosso perno collegato,inferiormente, ad un congegno a molla. Da questo perno si dipartono due bracci orizzontali in asse, uno terminante con un peso regolabile e uno terminante in un porta crogioli.Sul bordo di questo pozzetto è fissata una staffa alla quale si può fissare un cannello ossiacetilenico dalla forma a pistola.
Si procede in questo modo: si carica il meccanismo a molla del braccio orizzontale con due o tre giri, si blocca il tutto con uno stop a manopola e si fissa un crogiolo nela sede apposita, all’estremità di un braccio, quindi lo si riempie con il metallo che si desidera. A questo punto si usa la fiamma ossiacetilenica per liquefare il metallo. E’ un processo che dura circa 15 minuti e, per questo, si fissa il cannello nell’apposita staffa orientandolo fino ad ottenere nel crogiolo il riverbero ottimale. Qui entra in gioco l’ abilità del fonditore che deve conoscere molto bene la fiamma e il metallo per intuire l’esatto momento nel quale la lega liquida raggiunge la giusta temperatura e viscosità per essere iniettata nel cilindro che, non dimentichiamocelo, è in un forno a quasi 800°.
Quando il metallo è liquido al punto giusto con lunghe pinze si estrae il cilindro dal forno e lo si sistema su di una slitta posteriormente al crogiolo che presenta lo sbocco al punto giusto per inserirsi nel cono ricavato nella scagliola. Si avvicinano al massimo cilindro e crogiolo e si blocca il tutto. Dopodichè si rilascia la molla.Il braccio raggiunge di scatto una notevole velocità e la lega, grazie alla forza centrifuga, è sparata nel cilindro, forzata a riempire il vuoto lasciato dalla cera che si è sciolta. Il braccio continua a ruotare fino a che la lega non si è solidificata anche all’interno, più caldo, del cilindro. Il più è fatto. Ora non resta che attendere il raffreddamento del metallo. Martellando l’esterno del cilindro si disgrega la scagliola che si elimina del tutto battendo anche sul cono di metallo.Si pulisce quindi a fondo l’alberello di metallo in un bagno acido e dopo con acqua e sapone, spazzolandolo bene. Infine, con una tronchese, si tagliano i piantoni degli oggetti che vengono avviati alla lavorazione. Anche la lavorazione al banco, nei primi anni del secolo scorso, subisce una grossa spinta in avanti. L’avvento anche di una cosa semplicissima come l’illuminazione al neon dello stocco, può sembrare una stupidaggine a noi uomini del 2000, ma ha un grandissimo impatto sui tempi di lavorazione perchè gli orefici poterono lavorare più ore stancandosi meno e a questo ha contribuito anche l’ introduzione nel ciclo al banco del motorino elettrico con trasmissione a frusta, in uso ancora oggi.
                  www.lafabbricadelgioiello.com

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