Article Marketing

article marketing & press release

Francesco Lucchese: estetica, funzionalità, emotività

Guardare al passato per disegnare il presente con idee che guardano il futuro.
Questa è la filosofia progettuale di Francesco Lucchese che per i suoi lavori parte sempre dagli esempi storici e, cercando di intravedere le tendenze e i bisogni di domani, sviluppa i progetti.
– Già nella tua biografia fai riferimento ai materiali, alla loro memoria storica.
Cosa intendi con ‘memoria storica’? Che ruolo hanno nei tuo progetti?
La memoria storica sta in quei materiali che hanno disegnato e caratterizzato il nostro Paese come il legno e il marmo. Oggi dobbiamo guardare questi, che fanno parte di quello che siamo, con nuovi occhi: è necessario rileggerli, trovare un diversa chiave di interpretazione ed avere un totale controllo su di essi.
Sono molto affezionato al legno, al marmo, al vetro e, basandomi sull’esperienza passata e sulle nuove tecnologie, cerco sempre di trovare soluzioni innovative e alternative di utilizzo.
In qualsiasi mio lavoro, prima di iniziare il progetto, voglio conoscere profondamente il materiale, i punti di forza, le possibili lavorazioni e potenzialità; voglio studiare tutte le sue caratteristiche per poterlo plasmare ed essere certo che sia quello giusto per rendere il progetto funzionale al 100%. Direi quindi che ha un ruolo fondamentale.
Le passate esperienze, come quelle dell’allestimento fieristico (dal Saie di Bologna alle collaborazioni con l’Ice), mi hanno portato ad avere una conoscenza dettagliata di molti materiali che si sono evoluti nel tempo come è il caso del gres porcellanato che oggi grazie ad un processo di fotoimpressione trova nuove applicazioni.
Altro materiale che subisce le tecnologie moderne è il metallo che, lavorato e modellato, lo utilizzo sia per prodotti ‘semplici’, come i rubinetti, che per funzioni più ampie legate all’edilizia sotto forma di lamiere, pannelli contenitori, infissi. Mi sento quindi di dire che il metallo ha più anime, è un materiale di design, è un reticolo che diventa strutturale.
– Che grado di importanza ha, per te, il materiale per il successo di un prodotto di design?
Come nell’architettura anche nella creazione di un prodotto do molta importanza al materiale perché segna la forma e la funzione del prodotto stesso.
L’idea, il progetto e la materia, o l’insieme di materiali, danno sicuramente un plus riconoscibile e tangibile al prodotto. Ho disegnato mosaici che vanno al di la della loro funzione primaria, sono dei pezzi di design e questo grazie anche alla combinazione di materiali differenti. Mi riferisco alla collezione DIALOGHI dell’azienda Mosaico+ che ha il suo punto di forza proprio nell’accostamento di più materiali con forme diverse per creare combinazioni inedite e suggestive.
– Qual è il tuo progetto/prodotto che meglio rappresenta l’uso di un materiale?
E’ Zero-Otto, radiatore disegnato per Antrax IT. Un nuovo concetto di termoarredo che scalda e profuma gli ambienti grazie ad un contenitore di essenze che si integra formalmente con il radiatore. Nasce dalla sperimentazione, dallo studio, dalla lavorazione di nuove forme di radiatori rese possibili dall’alluminio che, con le sue potenzialità, ci ha anche permesso di ottenere un risultato ottimale sia in termini di funzionalità che estetici.
Interessante è stato il riconoscimento a livello internazionale: Zero-Otto è stato selezionato nel 2009 dal Codex e dall’Adi per ADI Index, sempre nello stesso anno ha ricevuto il Design Plus e nel 2010 ha vinto il Red Dot Design Award.
– Il tuo materiale preferito? E quale vorresti sperimentare in futuro?
Non lo so più. Credo che sia saggio colui che ha dei dubbi e che trae vantaggio da questi per continuare a sperimentare, senza fermarsi e senza innamorarsi di un solo materiale.
Continuo a scoprire nuove potenzialità, caratteristiche e peculiarità. In questo modo posso aprire la strada a creazioni che non si fermano davanti a ciò che abbiamo già conosciuto.
Nel futuro credo che continueranno ad avere successo i materiali sintetici. Ho già avuto modo di lavorare con Hi-Macs di LG Hausys e creare complementi d’arredo come tavoli, mensole, cucine e capire le grandi potenzialità della pietra acrilica. Per il mio studio, che è anche una location quindi dove la funzionalità e l’estetica sono fondamentali, ho sfruttato i vari plus: dalle proprietà termoplastiche alla traslucenza, dalla resistenza alla possibilità di avere lunghe superfici ininterrotte.
La strada da percorrere direi che è quella della sintesi fra materiali.
Protagonista indiscusso della mia attività è comunque il vetro. Passione che mi ha portato a Murano, dove ho vissuto per potermi avvicinare alla tradizionale lavorazione degli artigiani, crescendo così nel rapporto con la materia.
Il vetro come illuminazione, come decorazione e come struttura.
Esso entra sempre più a far parte dei volumi urbani. L’architettura italiana sta cambiando sulla scia europea. Nascono complessi realizzati in vetro strutturale, leggero, luminoso.
Dall’idea del grattacielo italiano ( Il Pirellone) nata con Gio Ponti, che vedeva nelle facciate degli edifici lanterne nella città, oggi, proprio accanto alla storia, troviamo il vetro a tutto volume dal respiro internazionale, che crea la struttura e si lancia verso nuovi orizzonti.
Mi piacerebbe lavorare con la fibra di carbonio o con il titanio che sono estremamente resistenti, leggeri e hanno straordinarie performance. Però, il loro costo elevato, frena molto l’investimento delle aziende in questa direzione.
– Che cosa cerchi in un materiale? Quali peculiarità deve avere? Si può parlare di caratteristiche “generali” o quest’ultime sono funzionali al concept di un prodotto?
Cerco un materiale che sia altamente funzionale al prodotto. Ogni oggetto ha usi e destinazioni differenti per le quali è necessaria una ricerca approfondita. Penso anche ad abbinamenti, accostamenti inusuali, come mi è capitato progettando i mosaici prima citati.
Il materiale deve quindi essere funzionale, dalle potenzialità elevate, leggero, piacevole; non bisogna dimenticare che il prodotto interagisce con l’ambiente e con l’utente e deve dare sensazioni positive.
– Che cosa pensi dell’eco-design e, più in generale, dello sviluppo di progetti eco?
Credo sia necessario ma anche alla moda.
Necessario perché è d’obbligo pensare ad un futuro migliore per il Pianeta. In particolare chi progetta per il futuro deve essere attento e preparato nel riuso e nella conservazione.
Alla moda perché molto spesso si vedono oggetti e architetture che nascono con l’intento di far capire al primo sguardo di essere green. Il rischio di perdere identità e di avere prodotti simili, senza reali plus, è alto. Quindi si all’eco-design ma ragionato e studiato. Con la giusta sperimentazione è possibile trovare nuove opportunità e soluzioni.
Purtroppo i lati negativi, che spesso bloccano la diffusione di questi concetti, sono i costi. Sia nel prodotto, ma soprattutto in architettura: un progetto eco-compatibile deve rispettare determinati standard con un elevato costo iniziale che, in periodi di crisi come questo, è difficile da far affrontare. Ma è sicuramente la strada da percorrere.
Ho vissuto, 25 anni fa, la nascita dei primi edifici con accorgimenti sostenibili progettando, in Sicilia, un asilo. Calcolo della posizione ideale di esposizione, parete vetrata rivolta a sud per accumulare calore nelle stagioni più fredde, pannelli solari (che erano finanziati dall’Enel), doppi muri coibentati. A partire da questo progetto mi sono innamorato del fatto che l’architettura risponde in modo naturale a questioni di risparmio energetico, ecologia e sostenibilità.
– Progetti per i prossimi Saloni di Milano?
Ho in campo diversi progetti: imbottiti, rubinetteria, una cucina e una seduta ‘senza confine’ ovvero sia da interno che da esterno ma che conserva nelle varie situazioni un confort elevato.
Tutte creazioni che nascono dall’esperienza mia e delle aziende ma che guardano al futuro, alle nuove tecnologie, ai materiali di ultima generazione.
– Il legame tra materiale, colore, profumo ed emotività secondo Francesco Lucchese
I progetti ambientali creano relazioni con il luogo e devono dar vita a risposte positive dall’interazione con l’utente. Dal materiale all’illuminazione (anche del materiale stesso), dal colore, sempre studiato per dialogare con l’oggetto e l’utilizzatore, alle profumazioni, l’utente ha emozioni con il luogo e con il progetto, ne trae un beneficio a 360°.
Il progetto non ha più solo un grado di funzione ma di relazione totale basata sull’emotività.
Aggiungere all’estetica la funzionalità e l’emotività legata all’utilizzo e al possesso di un oggetto, al vivere un luogo, sono gli ingredienti del mio progettare.
Continua a leggere su Alchimag: http://www.alchimag.net/2012/02/06/francesco-lucchese-estetica-funzionalita-emotivita/

Leave A Comment

Your email address will not be published.

Article Marketing