Con la nuova posa di tessuto geotessile sul Ghiacciao del Dosdè si è aperto il terzo anno di collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano e Levissima. E’ l’occasione per farci raccontare dal professor Smiraglia, responsabile del progetto, lo stato di salute del ghiacciaio e la storia di una “preziosa collaborazione” dal principio.
La collaborazione fra l’Università degli Studi di Milano e Levissima è nata da un’idea comune, che è quella dell’acqua. Il nostro gruppo di ricerca si occupa di acqua allo stato solido, cioè di ghiacciai, attraverso lo studio delle loro caratteristiche e delle loro variazioni, mentre Levissima è una top brand dell’acqua. A noi era stato chiesto di trovare un settore glaciale su cui fare delle ricerche che portassero un contributo a quello che è uno dei grandi temi dominanti della ricerca ambientale, cioè il ritiro e il collasso dei ghiacciai alpini e di indagare le motivazioni di questo fenomeno: abbiamo scelto un ghiacciaio, su cui il nostro gruppo di Milano stava lavorando già da molti anni, il Ghiacciaio di Dosdè Orientale, nel Gruppo Piazzi Dosdè, gruppo che poi è interessato anche direttamente dalle sorgenti Levissima. Questo ha portato ad una collaborazione che ha dato degli ottimi risultati sia a livello scientifico che divulgativo.Abbiamo verificato che il ghiacciaio, come gran parte dei ghiacciai alpini, sta vivendo una fase di crisi intensa, e questo poi ci ha spinto a fare un altro esperimento che definirei innovativo – anche se era stato già fatto in altri stati, come l’Austria e la Svizzera, ma non con finalità scientifiche – per vedere se esistono tecniche e metodologie per ridurre questa crisi: abbiamo steso sul Dosdè un telo fatto in un tessuto particolare, di circa 150 mq, per provare a ridurre l’ablazione (la fusione del ghiaccio). Questo esperimento si è concluso – almeno in parte – lo scorso ottobre e ci ha dimostrato che queste tecniche possono veramente ridurre la fusione glaciale anche del 60-70%. I risultati scientifici sono interessanti e sono stati pubblicati su riviste italiane ed internazionali. Stiamo facendo un grosso sforzo di divulgazione di questi dati ai mass-media, sia sulla televisione che sui giornali. Questa prima parte della collaborazione fra noi e il gruppo Levissima è stata molto soddisfacente”.
Quali sono le aspettative per quest’estate?Ci attendiamo di avere informazioni ancora più precise sulle motivazioni per le quali questa copertura riesce a funzionare bene. Abbiamo due obiettivi fondamentali: uno è capire meglio perché questa copertura funziona, l’altro è arrivare a un vero e proprio bilancio idrologico non solo del ghiacciaio, ma di tutto quanto il bacino fluviale, per capire esattamente quanta acqua sia a disposizione.Abbiamo collocato di nuovo, proprio poche settimane fa, il telo di protezione. Stiamo cercando di affinare il discorso scientifico collocando dei termistori – dei termometri – al di sotto del telo e nella massa nevosa a diverse profondità. Questo, per dirla come diversi giornalisti, allo scopo di misurare la “febbre” del nostro ghiacciaio, per capire meglio gli scambi energetici fra la superficie e il telo. Vogliamo comprendere, all’interno della massa nevosa, quanta energia arriva e come il telo riesca a ridurla.
Ci sono stati dei cambiamenti nella modalità di posa?La tecnica di posa è rimasta la stessa. Il telo viene steso sulla superficie innevata a fine primavera, viene ancorato con delle fettucce a dei blocchi di sassi rivestiti di telo bianco di modo da non avere comportamento energetico diverso da quello della neve. Quest’anno abbiamo affinato l’ancoraggio, nel senso che invece di fare dei semplici nodi fra il telo e le fettucce abbiamo usato dei morsetti bianchi per ancorare meglio il telo. Abbiamo notato che il telo va seguito costantemente durante l’estate perché tende ad alzarsi rispetto alla superficie: o meglio, è un innalzamento apparente, dal momento che è la superficie intorno ad abbassarsi e quindi questi ancoraggi vanno costantemente monitorati e ricalibrati.
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Tags: montagna protezione ghiacciaio ambiente tutela levissima clima global warming alpinismo
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