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Intervista Claudio Smiraglia, sull’esperimento di protezione attiva del ghiacciaio Dosdè

Con la nuova posa di tessuto geotessile sul Ghiacciao del Dosdè si
è aperto il terzo anno di collaborazione tra l’Università degli Studi
di Milano e Levissima. E’ l’occasione per farci raccontare dal
professor Smiraglia, responsabile del progetto, lo stato di salute del
ghiacciaio e la storia di una “preziosa collaborazione” dal principio.

La
collaborazione fra l’Università degli Studi di Milano e Levissima è
nata da un’idea comune, che è quella dell’acqua. Il nostro gruppo di
ricerca si occupa di acqua allo stato solido, cioè di ghiacciai,
attraverso lo studio delle loro caratteristiche e delle loro
variazioni, mentre Levissima è una top brand dell’acqua. A
noi era stato chiesto di trovare un settore glaciale su cui fare delle
ricerche che portassero un contributo a quello che è uno dei grandi
temi dominanti della ricerca ambientale, cioè il ritiro e il collasso
dei ghiacciai alpini e di indagare le motivazioni di questo fenomeno:
abbiamo scelto un ghiacciaio, su cui il nostro gruppo di Milano stava
lavorando già da molti anni, il Ghiacciaio di Dosdè Orientale, nel
Gruppo Piazzi Dosdè, gruppo che poi è interessato anche direttamente
dalle sorgenti Levissima. Questo ha portato ad una collaborazione che
ha dato degli ottimi risultati sia a livello scientifico che
divulgativo.
Abbiamo verificato che il ghiacciaio, come gran parte
dei ghiacciai alpini, sta vivendo una fase di crisi intensa, e questo
poi ci ha spinto a fare un altro esperimento che definirei innovativo –
anche se era stato già fatto in altri stati, come l’Austria e la
Svizzera, ma non con finalità scientifiche – per vedere se esistono
tecniche e metodologie per ridurre questa crisi: abbiamo steso sul
Dosdè un telo fatto in un tessuto particolare, di circa 150 mq, per
provare a ridurre l’ablazione (la fusione del ghiaccio).
Questo esperimento si è concluso – almeno in parte – lo scorso ottobre
e ci ha dimostrato che queste tecniche possono veramente ridurre la
fusione glaciale anche del 60-70%. I risultati scientifici sono
interessanti e sono stati pubblicati su riviste italiane ed
internazionali. Stiamo facendo un grosso sforzo di divulgazione di
questi dati ai mass-media, sia sulla televisione che sui giornali.
Questa prima parte della collaborazione fra noi e il gruppo Levissima è
stata molto soddisfacente”.

 

Quali sono le aspettative per quest’estate?
Ci
attendiamo di avere informazioni ancora più precise sulle motivazioni
per le quali questa copertura riesce a funzionare bene. Abbiamo due
obiettivi fondamentali: uno è capire meglio perché questa copertura
funziona, l’altro è arrivare a un vero e proprio bilancio idrologico
non solo del ghiacciaio, ma di tutto quanto il bacino fluviale, per
capire esattamente quanta acqua sia a disposizione.
Abbiamo
collocato di nuovo, proprio poche settimane fa, il telo di protezione.
Stiamo cercando di affinare il discorso scientifico collocando dei
termistori – dei termometri – al di sotto del telo e nella massa nevosa
a diverse profondità. Questo, per dirla come diversi giornalisti, allo
scopo di misurare la “febbre” del nostro ghiacciaio, per capire meglio
gli scambi energetici fra la superficie e il telo. Vogliamo
comprendere, all’interno della massa nevosa, quanta energia arriva e
come il telo riesca a ridurla.

Ci sono stati dei cambiamenti nella modalità di posa?
La
tecnica di posa è rimasta la stessa. Il telo viene steso sulla
superficie innevata a fine primavera, viene ancorato con delle fettucce
a dei blocchi di sassi rivestiti di telo bianco di modo da non avere
comportamento energetico diverso da quello della neve. Quest’anno
abbiamo affinato l’ancoraggio, nel senso che invece di fare dei
semplici nodi fra il telo e le fettucce abbiamo usato dei morsetti
bianchi per ancorare meglio il telo. Abbiamo notato che il telo va
seguito costantemente durante l’estate perché tende ad alzarsi rispetto
alla superficie: o meglio, è un innalzamento apparente, dal momento che
è la superficie intorno ad abbassarsi e quindi questi ancoraggi vanno
costantemente monitorati e ricalibrati.

 

LINK all’intervista


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