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IMU, le probabili conseguenze della nuova imposta sugli immobili

L’IMU, l’Imposta Municipale Unica introdotta dal Governo Monti, non è altro che l’evoluzione della vecchia tassazione ICI. A partire dal 2012, quindi, gli italiani saranno chiamati nuovamente a pagare, dopo il periodo di esenzione dal 2008 al 2011, l’imposta sugli immobili. La nuova tassazione, che dovrebbe fruttare allo Stato almeno 11 miliardi di euro, non prevede la presenza di aliquote progressive legate al valore del patrimonio immobiliare posseduto dal contribuente, ma distingue semplicemente tra tipologia di bene immobile, prima casa (l’abitazione principale in cui si è residenti) ed altre abitazioni.
Il calcolo dell’importo da pagare, parte dal valore della rendita catastale del bene nell’anno 2011. Questo va rivalutato del 5% ed il risultato di questa operazione deve essere ulteriormente moltiplicato per un coefficiente, che varia in base alla tipologia dell’immobile. Come risultato, si otterrà la base imponibile dell’imposta IMU. La base imponibile va poi moltiplicata per un’aliquota che è pari al 4 per mille (0,4%), ma può essere aumentata o diminuita da ogni Comune, fino ad un massimo di due decimi (il valore può quindi essere compreso tra lo 0,2% e lo 0,6%). Alla cifra ottenuta, possono essere applicate alcune detrazioni: se l’immobile è adibito a prima casa, il contribuente ha diritto ad una detrazione di 200 euro ed inoltre si possono sottrarre 50 euro (fino a un massimo di 400 euro) per ogni figlio a carico con meno di 26 anni di età. Molti analisti sono preoccupati dall’ampia libertà affidata ai Comuni: si prevede infatti, che questi Enti molto difficilmente annunceranno aliquote al ribasso, per venire incontro ai contribuenti, anzi, quasi sicuramente opteranno per le aliquote più alte, in modo tale da fare cassa e sopperire ai numerosi tagli agli enti locali previsti dalla manovra finanziaria Monti. Per quanto riguarda le seconde case, i Comuni avranno la possibilità di far aumentare o ridurre l’aliquota base del 7,6 per mille sul valore catastale, di ben 3 punti millesimali, fino ad un massimo di 1,09%. Questo significa che se nell’epoca dell’ICI, l’aliquota per le seconde case poteva giungere ad una soglia massima del 7 per mille (9 per mille solo nelle città ad elevata tensione abitativa), dal 2012 sulle seconde case si potrebbe arrivare a pagare fino al 75% in più. Tempi duri, quindi, per i contribuenti, specie se si considera il fatto che alla reintroduzione dell’Ici per il 2012, si affiancherà anche un aumento pari al 60% delle rendite catastali degli immobili. La riforma, tra l’altro, non prevede disposizioni a favore di abitazioni concesse in affitto: gli aumenti di imposta per chi possiede immobili ceduti in affitto si aggirano intorno al 320%. I proprietari, probabilmente, cercheranno di ammortizzare queste spese “spalmando” gli aumenti direttamente sui canoni d’affitto di chi abita l’immobile. Secondo alcune stime, con l’aumento delle spese per la casa, previsto dall’IMU (che si andranno a sommare agli altri aumenti registrati negli ultimi mesi), potrebbe crescere il numero degli italiani che finirebbero sulla c.d. soglia di povertà ed inoltre, anche il mercato immobiliare potrebbe subire una contrazione, in quanto, l’acquisto di una casa o di un altro bene immobile ai fini di un investimento, non sarà più tanto allettante.

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