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Napoli per la legalità, il salotto buono di una città scontenta

Nel primo incontro della Fuci di Napoli, dopo la Scuola di Formazione, è stata attentamente analizzata la manifestazione del 10 novembre nella zona di Chiaia, una protesta contro il degrado, contro l’immobilità sociale e l’indifferenza che sempre più imbavaglia le nostre bocche, acceca i nostri occhi e rallenta i nostri movimenti, finchè non ci immobilizza di fronte al caos degenerativo di un’emergenza troppo radicata nella nostra città. Napoli non deve essere svuotata dei napoletani, la città ha bisogno di essere scossa dai suoi stessi abitanti, non più dormienti, ma finalmente svegli e stupiti e soprattutto meravigliati dolorosamente dall’incivilimento di questa splendida terra, dei suoi cittadini che non hanno più il rispetto né delle istituzioni, né del loro territorio, né di loro stessi. Il capoluogo partenopeo, sabato 10 novembre, ha visto reagire il salotto della città, ha visto scendere in piazza la cosiddetta “Napoli bene”, è un colpo allo stomaco vedere spazientiti coloro che, si pensa, non perdano la pazienza di fronte a tali nefandezze e, invece, è proprio quella cittadinanza attenta che si schiera per Napoli, perché la manifestazione è una scelta a favore della città, non contro di essa, bensì in difesa di quella Napoli che tutti conoscono attraverso le cartoline e con i colori, con i sentimenti puri che manifesta e che pulsano nei nostri cuori, avidi di giustizia.

La “Napoli bene” è scesa in piazza, Chiaia ha chiesto il ripristino della legalità, accanto ai rappresentanti di quel quartiere, ai suoi residenti, c’erano anche rappresentanze di Scampia, Secondigliano, Chiaiano e tanti altri quartieri periferici, più abbandonati degli altri al triste epilogo che spesso leggiamo sui giornali, guardiamo al telegiornale, sentiamo alla radio. In prima linea c’era il parroco dell’Ascensione, anche lui schierato dalla parte della città, in favore e mai contro Napoli, la città che ama, don Enzo Branno era lì ed è voluto restarci per manifestare quel desiderio di legalità che da sempre professa e da sempre alimenta nei giovani che lo seguono. Era lì anche Francesco Canessa, ex sovrintendente al San Carlo di Napoli, ha espresso un pensiero illuminato: “questa manifestazione è importante, è utile anche in queste zone, anche qui si respira un’aria contaminata, anche qui la situazione sta diventando invivibile, i parcheggi abusivi che si moltiplicano, le serate incontenibili per il caos che degenera e il degrado che ormai spopola; eppure, oltre le manifestazioni, servono sempre le piccole raccomandazioni, è necessario riabituare i giovani alla legalità, rieducare, riformare”. Infine Paolo Macrì, politologo ed ordinario di Storia contemporanea all’università Federico II, ricorda che è “troppo comodo scaricare le colpe solo nei confronti di Napoli”. A questo punto, bisogna aggiungere ciò che è stato detto dai ragazzi della Fuci di Napoli, indignati da sempre per quello che succede nella loro città, perché tutti noi vogliamo che si ricostruisca una Napoli migliore e quindi dobbiamo ripartire da noi stessi. Ecco perché Adele si chiedeva se nasceva all’interno o all’esterno di noi il problema e provava a darsi una risposta: “Quando la magistratura oltre a giudicare sugli illeciti, deve dare prima una propria interpretazione per poi dare un giudizio, il meccanismo viene rallentato e tutto il sistema subisce le conseguenze di questo rallentamento”; Pierluigi ha invitato tutti noi a qualcosa di concreto: “Non facciamoci scorrere tutto addosso!”. Di qui, le reazioni composte ma chiare, determinate, attente e incisive degli altri fucini nei confronti del dibattito accesosi nella cappella di via Mezzocannone 101, un dialogo costruttivo, un modo importante di far politica, quella con la P maiuscola, quella Politica che non si dimentica dei cittadini, bensì si fa carico del bene comune, dell’interesse primario che non soddisfa gli interessi particolari, ma tiene insieme la comunità entro uno schema democratico, libero, civile, soddisfacendo il bene di tutti, realizzando l’interesse principale di ogni cittadino: il rispetto di sé e delle istituzioni. Si sono susseguite diverse espressioni, differenti pensieri, più voci: “Viviamo questo territorio, viviamolo bene, viviamolo insieme!”, “Deve partire da noi il rispetto verso le istituzioni”, “Anche lo Stato deve fare il suo dovere”, “Abbiamo bisogno di aiuto”, “Dobbiamo imparare a rieducare noi stessi, ritrovando il rispetto che abbiamo in casa nostra, proporlo anche fuori, riprendere in mano le redini, ritrovare i nostri valori, i valori comuni, i valori del dialogo, quelli del rispetto e della buona educazione”, “Amiamo la nostra città e la rispettiamo, rispettiamola profondamente, sempre, ovunque”, “Apprezziamo chi si comporta bene, mostriamoci degni figli di quei genitori che ci hanno insegnato il rispetto nei confronti degli altri e anche nei confronti della nostra città”, “Crediamo ancora e sempre in un solo Dio, crediamo in Cristo che ci ha mostrato la strada, che ci ha insegnato come comportarci, che ci ha dato fiducia e ora non possiamo negargli anche quest’ennesima prova”, “Dobbiamo mostrarci maturi”, “Abbiamo bisogno ancora di testimoni e di esempi da emulare”, “Pretendiamo rispetto? Allora diamo rispetto, perché solo se si dà rispetto, lo si può pretendere”, “Riscopriamo la nostra educazione, riprendiamoci la nostra città”.

 

 

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