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Attaccamento: il legame tra vicinanza e separazione

L’attaccamento è il legame relazionale che inizia tra madre e bambino subito dopo la nascita.

Bowlby analizzò gli effetti che diversi modelli genitoriali possono avere sulla qualità dell’attaccamento madre – bambino. Individuò, inoltre, i bisogni di base di fiducia e di sicurezza necessari alla formazione di un legame sicuro e del successivo sviluppo armonico del bambino.

L’attaccamento che sviluppa il bambino può essere di tipo sicuro o ansioso; l’insicurezza si muove tra due poli, evitamento e ambivalenza, infatti nell’attaccamento ansioso possiamo distinguere una modalità evitante ed una ambivalente.

Lo stile di attaccamento che il bambino sviluppa nelle prime fasi della sua esistenza colora, da un punto di vista emotivo, le future relazioni affettive che instaurerà nella sua vita; come afferma Quattrini “il modo in cui costruirà i suoi legami affettivi si muove tra il bisogno di vicinanza e il bisogno di separazione”.

La qualità dell’ attaccamento influenza il modo in cui la persona si sente rispetto a se stessa e rispetto agli altri nel corso della sua esistenza, determina il modo in cui considera il suo comportamento e il mondo in cui vive; la persona entra in relazione a partire dal proprio stile di attaccamento.

Attaccamento insicuro

Nel caso in cui la persona ha vissuto un attaccamento insicuro si relaziona con il mondo mettendo in atto strategie difensive, come se cercasse metodi per tenere vicino a sé figure rifiutanti o inaffidabili. La persona sviluppa così strategie evitanti (finalizzate a farla rimanere nelle “periferie emotive” vista la sua diffidenza) o ambivalenti (che la spingono ad aggrapparsi, ad arrabbiarsi e a insistere per ottenere l’attenzione dell’altro). Alcune persone in età adulta creano un forte legame affettivo che presenta, talvolta, tratti di dipendenza a partire dal modello originario che è l’attaccamento alla figura materna.

Attaccamento sicuro

Laddove c’è stato un attaccamento sicuro la persona è centrata su se stessa, sente di essere determinata nella sua vita e di poter perseguire i propri obiettivi.
Ainsworth (1982) ha parlato di “ base sicura” in riferimento alla situazione di sicurezza vissuta in relazione ad una figura di attaccamento; la base sicura viene ricercata dal bambino in situazioni di pericolo, di stanchezza, in seguito ad un momento di separazione. Il bambino si sentirà sicuro solo se la “base sicura” sarà disponibile ogni qual volta ne avrà bisogno, poi tornerà ad esplorare il mondo.

La psicoterapia

La psicoterapia diventa un contesto in cui poter sperimentare la “base sicura”, favorisce un percorso di narrazione autobiografica e accompagna la persona nel cercare il suo “filo” narrativo, una linea che possa integrare gli elementi frammentati di un’esperienza esistenziale.
Inoltre la psicoterapia permette di ri-narrare la propria storia a partire dalla costruzione di una “relazione”con il terapeuta che rappresenta per la persona una “base sicura” da cui partire per uscire dai propri automatismi e tessere nuove trame relazionali nella sua esistenza.

Winnicott(1965)ha definito la psicoterapia come “ una forma molto ampliata di anamnesi”; per esempio la narrazione permette alla persona evitante di concedersi di sentire un po’ del suo dolore mentre la persona che ha uno stile di attaccamento ambivalente potrà fidarsi e lasciare andare un po’ della sofferenza del suo passato.

Helmes (1992) sottolinea come in psicoterapia il fenomeno della “base sicura” si costruisce a partire da 3 componenti: la sintonia, il promuovere la capacità autobiografica e l’elaborazione degli affetti.
Il terapeuta stabilisce un contatto con il paziente, rispetta i suoi tempi; la cornice terapeutica si costruisce attraverso una giusta distanza, mediante stabilità del setting e fiducia; il terapeuta rispetta i tempi del paziente senza forzare, ma è lì, con tutta la sua presenza, accorto a non creare legami simbiotici.

La qualità della relazione che il paziente può sperimentare nell’ambito della psicoterapia gli permette di creare un nuovo Modello Operativo Interno, ovvero una nuova modalità d’interazione che si inserisce nel panorama di pattern ripetuti di esperienze interattive del passato con una nuova tonalità; questo diventa il primo passo per rientrare nel suo mondo, mettendo in discussione le rappresentazioni interne delle proprie interazioni attraverso cui, in passato, ha predetto il suo modo di mettersi in relazione con il mondo attraverso i suoi automatismi.

Psicologo Tiziana Giancola

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