Article Marketing

article marketing & press release

Che differenza c’è tra un impianto domotico e uno tradizionale?

L’espressione “casa intelligente” viene sempre più utilizzata per descrivere un’abitazione caratterizzata da un impianto domotico. Ma che differenza c’è tra un impianto domotico e uno tradizionale?

 

L’impianto domestico tradizionale

In una casa, la planimetria detta le caratteristiche di progettazione dell’impianto elettrico: è da essa che conseguono la posizione del quadro elettrico e la distribuzione delle linee elettriche che partono dal quadro.

Per far funzionare l’impianto d’illuminazione, bisogna cablare tutta l’abitazione con tre diversi cavi unipolari: uno per la fase dell’impianto, uno per il neutro e uno per la massa. Questi cavi distribuiscono la corrente elettrica per l’edificio che parte dal quadro elettrico.

Il quadro, di solito, parte da un ambiente centrale nella casa, in modo da distribuire a stella i cavi dorsali fino alle scatole di derivazione. Da qui, si diramano i cavi con sezione minore che alimentano le prese o i punti luce di ogni stanza.

 

L’impianto domotico di una casa intelligente

La domotica automatizza la casa utilizzando al meglio la tecnologia offerta dall’elettronica, dall’informatica e dalle telecomunicazioni a partire da valori acquisiti nell’ambiente circostante. Ad esempio, il riscaldamento si attiva se la temperatura in casa scende al di sotto di una certa soglia o si attivano tutti i giorni le luci in giardino in un determinato momento della giornata.

Un impianto domotico è costituito da una serie di dispositivi fisicamente installabili, come centraline o sensori, e la parte di programmazione degli stessi, spesso tramite PC con appositi software. Nella maggior parte degli impianti domotici, il collegamento fisico tra i dispositivi domotici avviene attraverso il cavo BUS, un cavo capace di trasmettere dati e informazioni su tutta la rete, attraverso un’alimentazione a bassa tensione, tipicamente tra i 12 VDC e i 24 VDC. Dati e alimentazione possono viaggiare sugli stessi cavi (in caso di cavi bipolari) oppure diversi (come nel caso di cavi multipolari).

In un impianto domotico restano comunque presenti i pulsanti e gli interruttori fisici per permettere all’utente diversi punti di comando (fisici e virtuali) e assicurare un corretto funzionamento anche in caso di problema di rete.

 

Impianto domotico centralizzato o distribuito?

Per quello che riguarda la strutturazione di un impianto domotico, ci sono due possibilità: o si installa un impianto centralizzato, oppure si sceglie un impianto distribuito.

Un sistema centralizzato è comodo da installare: la programmazione viene effettuata solamente sulla centralina master, e per questo motivo è anche contenuto nei costi. Inoltre, in caso di malfunzionamento di uno dei dispositivi secondari, il sistema continua a lavorare senza problemi ma, in caso di malfunzionamento della centralina, tutto il sistema non funziona. Infine, un sistema centralizzato è limitato nel numero di dispositivi secondari comandabili da un’unica centralina, tipicamente tra gli 8 e i 24.

Un sistema decentralizzato necessita di logiche di controllo su tutte le componenti della rete ma, in caso di malfunzionamento di uno dei dispositivi, tutto il resto continua a funzionare senza problemi. Inoltre, tale sistema è espandibile e flessibile, in quanto non ha limitazioni dovute alla centralina. Teniamo presente però che, anche nel caso di sistemi decentralizzati, un malfunzionamento può portare a importanti problemi nel sistema, in quanto potrebbe essere disabilitata una parte importante o addirittura tutta la rete (come nel caso di malfunzionamento dell’alimentatore, parte fondamentale per tutta la rete).

 

Impianto ibrido

La difficoltà di scegliere tra un impianto centralizzato o uno distribuito ha dato origine a un sistema ibrido, a metà tra i due.

Immaginiamo i sistemi ibridi come tanti sistemi centralizzati e comunicanti tra di loro: in questo modo i moduli intelligenti sono più di uno (come nel sistema centralizzato), ma comunque meno rispetto ai sistemi distribuiti. Così facendo, un dato acquisito da uno dei sistemi centralizzati della rete può anche essere utilizzato da un altro dispositivo presente in rete. Un sistema ibrido gode di tutti i vantaggi dei suoi “genitori”: la programmazione è mirata solo a pochi dispositivi ma, in caso di guasto su uno dei rami della rete, tutto il resto continua a funzionare autonomamente.

Ora vi starete chiedendo? Qual è il sistema migliore? La risposta esatta non c’è: non esiste un sistema migliore di un altro. Quando si sceglie, è necessario sempre considerare le esigenze dell’utente finale ed eventuali vincoli architettonici, come nel caso di abitazioni nel centro storico o in zone paesaggistiche da conservare.

Sta quindi all’installatore valutare e proporre di volta in volta l’impianto domotico più adeguato.

Leave A Comment

Your email address will not be published.