La sofferenza è sempre personale ed intima, spesso incomunicabile e genera vissuti di solitudine, isolamento e di estraneità dal mondo e dagli altri; è paralizzante, blocca la volontà di relazionarsi all’altro, chiunque esso sia. In particolare, la sofferenza originata dalla depressione fa percepire la vita come un tunnel oscuro senza via d’uscita e da percorrere da soli. “Accoglienza” è la parola d’ordine per chi svolge la professione di Psicologo.
Capita spesso che persone con vissuti personali di tristezza, ed umore basso, percepiscano il mondo intero come scontroso con loro e come inospitale, si sentono vittime. Nello studio dello Psicologo però l’individuo si sentirà ben voluto, ascoltato, accettato… Poiché alla base di ogni processo di cambiamento e di aiuto c’è sempre la parola accettazione. Chi vive a stretto contatto con un depresso si trova spesso in difficoltà, non sa come affrontare la situazione e soffre quasi quanto la persona malata.
Gli diventa difficile scegliere il comportamento adatto, rischia di turbare l’altro pur volendolo rassicurare o di deprimerlo pur intendendo confortarlo. Anche i familiari di persone che manifestano una depressione (sia essa a livelli alti o lievi) spesso possono aver bisogno di aiuto per migliorare la gestione della situazione e per modificare il loro stile relazionale probabilmente non sempre idoneo.
Anche in questo caso il compito dello Psicologo sarà quello di fornire informazioni aiutando ed “educando”alla sofferenza, affrontando di seduta in seduta le varie problematiche portate dai soggetti. Per quanto riguarda i familiari poi ciò che emerge spesso e con chiarezza è il profondo vissuto d’impotenza che la sofferenza della persona malata provoca in loro. Alcuni si sentono esclusi e tenuti a distanza, altri troppo coinvolti, quasi tutti hanno la sensazione di sbagliare, qualunque cosa facciano.
Vediamo quindi quanto la parola “accettazione” appunto svolga un ruolo chiave nella professione dello Psicologo e quanta importanza assuma in un contesto particolare come quello “depressivo”, non solo per la persona che manifesta tale disturbo ma anche per i suddetti familiari.
Per quanto riguarda l’incidenza della depressione esistono differenze di genere ed età. Purtroppo anche questa patologia è maggiormente frequente nelle donne, soprattutto se adolescenti, mentre è meno presente nei maschi. Nei bambini prepuberi tuttavia il disturbo depressivo non sembra avere differenze di genere (maschi e femmine ne vengono cioè ugualmente colpiti). Il disturbo depressivo può esordire in ogni età, con età media di esordio intorno ai 25 anni.
La depressione può spesso portare all’uso di sostanze stupefacenti o all’abuso di alcol soprattutto in persone di giovane età. I disturbi dell’umore in genere (tra cui rientra ovviamente anche la depressione clinica), comportano alterazioni gravemente invalidanti della sfera emozionale.
Importante è sapere che dalla tristezza e dallo stato di abbattimento del disturbo depressivo si può uscire, ma occorre avere il coraggio e la forza di chiedere aiuto, occorre fare il primo passo (che è poi quello più duro) che permette di mettersi sulla strada della crescita personale che porta al miglioramento del proprio stato. Per aiutare le persone a percorrere questa strada è fondamentale il ruolo dello Psicologo che accompagnerà l’individuo in tutto il processo di comprensione, accettazione e cambiamento.
Tra gli psicologi che si occupano dei disturbi depressivi vi è la Dottoressa Tania Braga, con studio a Bologna, in Via Stoppato 16/B. Per maggiori informazioni sull’argomento puoi consultare il sito: https://www.taniabraga.it/curare-depressione-psicologo-bologna.html
Tags: depressione psicologo
“La transizione non è un percorso lineare né rapido. Richiede…
Con la firma dell’accordo con il Ministero degli Affari Esteri…
La carriera di Luca Foresti si snoda tra fisica, tecnologia…
Your email address will not be published.
− sette = 1
Δ