Voltaire affermava che di tutto il medioevo avrebbe salvato solo le figure di Maometto, Saladino e Federico II che venne chiamato da Nietzsche: “Il primo europeo di mio gusto”.
Federico II di Hoenstaufen, imperatore del Sacro Romano Impero, re di Germania, di Sicilia e di Gerusalemme, Stupor Mundi, è forse la figura più affascinante di sovrano che l’Europa abbia mai conosciuto e per Ernst Kantorowicz egli fu il primo fondatore dello stato laico basato sul concetto aristotelico di necessitas, cioè su una dottrina giudicata illuminista.
La sua personalità poliedrica, carismatica e liberale suscitò grande amore ed enorme odio, cosa che di fatto lo rese un vero e proprio mito.
Discendente di Costantino e Federico Barbarossa, era coltissimo e amante delle lettere, delle arti e della filosofia.
Fu egli stesso pittore e musicista oltre che importante legislatore, probabilmente il più grande del Medio Evo dopo Giustiniano.
Fondò università e riuscì, accordandosi con il Sultano Malek al-Kamil che era suo amico, a restituire ai cristiani la città di Gerusalemme in maniera diplomatica.
Questi accordi permisero libero accesso a Gerusalemme per tutti i cristiani in cambio della concessione ai musulmani di prendere possesso dei dintorni della città e di costituire una enclave nella stessa Gerusalemme.
Anche l’atteggiamento di Federico II, considerando i tempi, ha dell’incredibile, infatti l’Imperatore non mostrò alcun desiderio di convertire al cristianesimo né musulmani né gli ebrei.
Comportamento politico che probabilmente deriva dall’essere cresciuto in un ambiente multiculturale come quello di Palermo, città crocevia di tanti popoli e che aveva sempre avuto una solida tradizione di convivenza tra musulmani, ebrei e cristiani greci e latini.
Un altro aspetto fondamentale di questo personaggio è la caratura di studioso, infatti con lui fiorisce la scuola Siciliana.
Non a caso chiamò nella sua corte studiosi, filosofi e letterati di molte etnie e religioni. Prova della sua apertura verso le religioni è testimoniata anche da un episodio narrato dal cronista arabo Sib ibn-al Giawazi, quando durante il suo soggiorno in Terrasanta si accorse che per compiacerlo un funzionario del Sultano aveva fatto sospendere i richiami dei muezzim alla preghiera lo rimproverò e chiese spiegazioni.
Quando il funzionario gli rispose che si trattava di un gesto di cortesia nei confronti della sua persona l’Imperatore rispose: “Avete fatto male, Volete voi alterare il vostro rito, la vostra legge e fede a causa mia? Se foste voi verso di me nelle mie terre , sospenderei io forse il suono delle campane a causa vostra?”.
La scuola poetica che fiori alla corte di Palermo di Federico II è la più antica d’Italia. Fu chiamata “siciliana” da Dante nel De Vulgari Eloquentia e deriva le sue origini dalla poesia lirica provenzale diffusa ad opera dei trovatori e dei giullari sia nell’Italia settentrionale che meridionale.
Tra i maggiori nomi di questa scuola figurano lo stesso Imperatore e anche i suoi figli Enzo e Federico d’Antiochia oltre che Pier della Vigne.
L’epistolario di Pier delle Vigne è fonte importantissima di informazioni della storia di Federico II e Dante, pur ponendolo nell’ inferno come suicida (canto XIII) gli fa pronunciare una difesa di fronte alla quale ogni accusa è destinata a cadere.
” Io son colui / che tenne ambo le chiavi/ del cor di Federigo ,/ e che le volsi, serrando e disserrando ,si soavi ,/che dal secreto suo quasi ogni uom tolsi/….Per le nove radici d’ esto legno ,/vi giuro che mai non ruppi fede/ al mio signor ,che fu d’onor si degno/””
Una tale personalità e una tale ampiezza di vedute, dovrebbe essere presa d’ esempio in tempi moderni dove assistiamo a una mediocrità senza precedenti, in tutti i campi culturali.
Dalle polemiche di qualche articolista provinciale per la nomina a Torino dell’Assessore alla cultura Rosanna Purchia (ex Commissario del teatro Regio) perché di origini meridionali, o il gongolare sempre dello stesso, per la mancata nomina al CdA del Museo Egizio di Torino di un competente esperto di arte arabo islamica di origine egiziana.
Come non è possibile dimenticare il vergognoso episodio dell’imballaggio dentro scatole di cartone delle statue nude dei Musei Capitolini durante la visita dell’ex Presidente iraniano Rohuani, con il fenomeno del wokismo e della cancel culture che pretendono di cancellare personaggi storici o giganti della letteratura come Napoleone, Colombo, Shakespeare, Omero… e chi più ne ha più ne metta. Con gli slogan urlati di una politica in un paese che oggi più che in passato è ormai governato in base al criterio nepotismo e servilismo feudale.
Alcuni sostengono che siamo tornati al Medioevo, ma dal confronto abbiamo tutto da perdere.
Nel Medioevo c’era una vivacità culturale che oggi è impensabile: Dante, Abelardo, Averroé, San Tommaso. I Beatles del tempo erano gli stilnovisti e la trasgressione produceva i Boccaccio e i Cecco Angiolieri. Tra le donne c’erano una Caterina da Siena e una Giovanna D’Arco… altro che le femministe occidentali di epoca moderna. Poi Giotto, Duccio, Cimabue.
Anche politicamente c’era una vivacità che oggi è pura utopia, non a caso i liberi comuni batterono l’Impero, ed era un momento storico durante il quale l’usura per i cristiani era vista come peccato mortale mentre oggi le banche sono rispettatissime e rimangono le uniche imprese che quando sono sull’orlo del fallimento vengono sempre salvate, in un modo o nell’altro, ma sempre per mezzo del denaro pubblico.
Non solo un concetto, ma un modello e un nuovo…
Santorini è un’isola da sogno, con villaggi bianchi, caldere mozzafiato…
Un avatar antropomorfo, con voce e volto ispirati a un…
Your email address will not be published.
8 + quattro =
Δ