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I consigli della psicologa per affrontare la solitudine nell’era digitale

Come gestire la solitudine in questa era in cui tutti siamo connessi, notte e giorno? Ce lo spiega una psicologa di Parma.

 

Gli essere umani vivono la solitudine come uno stato negativo; essa invece è indispensabile per vivere la vita con autenticità! Sara Moruzzi, psicologa a Parma e Fidenza, ha pubblicato sul suo blog un vademecum con qualche consiglio per imparare a gestire la solitudine nell’era digitale, e per insegnare ai nostri figli adolescenti come ricavare dalla solitudine la forza necessaria per affrontare la vita.

 

  • Sconnettersi dal mondo virtuale

Gli essere umani devono riacquistare una capacità che oggi, in questa era di iper-connessione, sembra essersi persa: quella di ascoltare i propri pensieri, i propri moti interiori. Per questo, la psicologa consiglia di limitare l’accesso al mondo di internet ad alcuni momenti della giornata, disciplinati a seconda del tipo di lavoro e delle necessità.

 

  • Accettare la realtà delle cose

Questo mondo frenetico ci ha spinti a non voler ascoltare le nostre emozioni, specie se queste sono negative e ci fanno sentire male. Le emozioni però, a differenza di quanto si creda comunemente, non hanno in sé valori negativi o positivi: esse servono alle persone per adeguarsi correttamente all’ambiente circostante. Quando si manifesta l’emozione della solitudine, dovremmo cercare di farla nostra e “ascoltarla”, invece che reprimerla.

 

  • Creare solo relazioni autentiche

Gli psicologi lo ripetono fino allo sfinimento: nella vita bisogna creare solo relazioni autentiche. Con il partner, con i figli, con gli amici, con i colleghi, con i genitori. Questo piccolo grande insegnamento va trasmesso ai figli adolescenti, per aiutarli a vivere serenamente la loro età e per renderli in fututo adulti migliori. Per aiutare un figlio a sentirsi meno solo, sarebbe opportuno creare con lui una relazione basata sulla fiducia, sull’amore autentico, sul dialogo, sul confronto.

 

  • E se vi capita una “giornata no”?

A chi non capita di vivere giornate malinconiche, nelle quali il pensiero tende alla tristezza e l’unica cosa che conta sembra essere lo stare soli a riflettere sulla vita? Queste giornate non sono da intendersi come negative, anzi: come già spiegato, la solitudine ci permette di elaborare il vissuto e di lavorare sulla nostra interiorità. Ma se durante queste giornate vi circondate di persone che non stanno vivendo le vostre particolari emozioni e che invece sono propense ad essere allegre e gioiose, potrebbe nascere in voi un senso di profonda incomprensione. Se vi capita la “giornata no” scegliete con chi stare in base al vostro umore! Se questo comporta declinare un invito da parte degli amici, ben venga. Non abbiate paura di essere giudicati.

 

  • Coltivate gli hobby

Durante le famose “giornate no” cercate di dare libero sfogo alla parte più creativa della vostra personalità. Seguite le vostre inclinazioni, passate del tempo a coccolarvi con il vostro passatempo preferito, ed insegnate ai vostri figli a fare altrettanto!

 

  • Ricavate del tempo per voi stessi

Cercate di prendervi del tempo, di ricavare degli spazi durante la giornata per riflettere sui sentimenti, su ciò che volete veramente. Lasciate tempo all’essere, anche a discapito del fare. Se si riesce a fare ciò non si è mai veramente soli, perché ci si ritroverà profondamente connessi alla propria interiorità e al mondo stesso.

 

Qualora riscontriate problemi nel riconoscimento e nella gestione delle emozioni, in voi e nelle persone a voi care, non abbiate timore di rivolgervi ad uno specialista!

Per maggiori info: www.psicologasaramoruzzi.com.

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