In tempi di crisi molti cittadini italiani si sono ritrovati senza lavoro. Per molti di loro la scelta è stata tra mettersi in proprio, magari mettendo in campo le proprie passioni e competenze, trasformabili in occasioni di business per diventare loro stessi creatori di nuovi posti di lavoro, oppure improvvisare, cimentandosi in una nuova avventura magari coinvolgendo anche qualche conoscente. E questo vale senza distinzione per tutte le categorie di lavoratori dipendenti (dirigenti, quadri, impiegati e operai). Una parte di loro si è “impegnata” nel franchising utilizzando il proprio TFR (Trattamento di fine rapporto) come capitale iniziale per avviare l’attività. L’affiliazione commerciale “franchising” è il contratto che viene stipulato tra franchisor e franchisee. Secondo questo contratto il franchisor mette a disposizione del franchisee il know-how in un determinato settore -industria, commercio-servizi-, i diritti di proprietà industriale o intellettuale relativi a marchi, insegne, know-how, brevetti, fornendo inoltre assistenza e formazione. I dati relativi all’ affluenza dell’ultima edizione del salone del Franchising di Milano parlano chiaro, si è registrato un gran numero di visitatori, la maggior parte di loro ex dipendenti, e anche imprenditori in cerca di nuove opportunità di business da cogliere al volo per diversificare i loro investimenti. Il No Food e i Servizi sono le due tipologie commerciali più diffuse ed è quindi probabile una crescita futura per il Food negli anni a venire. Per quanto riguarda le risorse finanziarie, utilizzate dai franchisee per l’avvio dell’attività, una rilevazione a campione ha individuato nei prestiti familiari e nel credito bancario le due maggiori fonti (seppure quest’ultima negli ultimi anni sia elencata tra le principali criticità riscontrate in avvio di nuove imprese. Il sesso forte nell’affiliazione commerciale è quello femminile, infatti vince a mani basse le graduatorie stilate per una maggiore propensione al rischio, capacità di automotivazione, capacità di sacrificio e attitudine imprenditoriale in genere.
E il franchising continua a generare occupazione. Gli occupati di questo settore nel 2016 sono quasi 220mila, in ripresa dopo la lieve flessione dell’anno 2014. Rimane stabile la media degli occupati per singolo punto vendita: 3-4 addetti, tra i quali va compreso anche il franchisee. Un altro dato molto interessante riguarda invece il numero di insegne italiane che esportano il proprio format all’estero: si tratta infatti di un numero in crescita sostenuta, +4,5% anno su anno, pari a 184 insegne con almeno 3 punti vendita attivi fuori dall’Italia. Da manager operante in questo settore, concludo evidenziando un aspetto molto importante. Ogni giorno sono sul territorio nazionale per selezionare profili adatti al Franchising con il quale collaboro e sono molto attento nel valutare i nostri franchisee, per diversi motivi. Il primo è costituito dall’attenzione per chi si affaccia a questo mondo per la prima volta, con scarse competenze e requisiti minimi. In questo caso il Manager che gestisce la trattativa deve saper dire no, poiché si rischia di danneggiare sia il Franchisor sia soprattutto il Franchisee, il quale potrebbe trovarsi ad investire e rischiare tutti i risparmi di una vita ed io, quando le condizioni non sono ideali, preferisco dire no!
Dott. Vincenzo Di Biase Franchising Manager
UniPoste S.p.A. [email protected] www.unipostefranchising.it
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