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La Nascita dell’Arte Astratta.

Negli anni che immediatamente precedettero la prima guerra mondiale, fra il 1910 e il 1914, l’Art Nouveau e la Secessione Viennese avevano ormai esaurito la propria carica vitale mentre il Cubismo in Francia e l’Espressionismo in Germania stavano ponendo in crisi tutta l’arte europea: e soltanto in varie diramazioni, ad esempio quella della secessione di Monaco, sopravviveva al proprio tempo storico la corrente simbolista. Ebbe inizio allora nel campo della arti plastiche quell’evento profondamente rivoluzionario che fu l’elaborazione teorica e pratica di un nuovo concetto di quadri moderni, i quali si volevano “senza oggetti” non senza oggetto, né tantomeno senza contenuto. Era questo il punto culminante nell’arte della rivolta all’Idealismo che gli impressionisti avevano attuata in chiave naturalistica nel tentativo di risolvere in essa anche la componente romantica ancora determinante in tutta la cultura.

Qui si trovano sul piano formale i germi dell’arte astratta, essa però non si sarebbe mai definita e realizzata se non avesse corrisposto all’esigenza assai più profonda di quelle concernenti la pura forma: tanto è vero che seppure quei primi germi si trovassero nella pittura francese, non in Francia dove il cubismo regì violentemente a tutte le forme di arti preesistenti ma ebbe vita breve, bensì in Russia e in Germania l’arte astratta si definì e si realizzò. Ed è interessante osservare come nei due paesi queste correnti contemporanee e di egual forza procedessero all’abolizione degli oggetti, delle figure naturali non per un impulso anti-idealistico, ma al contrario per la volontà di giungere ad una pura ed autentica realtà pittorica non condizionata dalla sua forma e dalla preesistente raltà del mondo.

Si potrebbe fissare la data di nascita dell’arte astratta al 1908 (l’anno in cui Willhem Worringer pubblicò un suo libro ancora oggi fondamentale per l’intelligenza di questo linguaggio nel nostro tempo). Se ci si riferisse non alle opere ma al concetto di arte astratta.

Possono le linee di una poetica annunciarsi precedendo l’opera? Certamente sì se la poetica è evidentemente storica e l’opera – tanto più alta quanto più è libera, quindi immediata e originale- è eminentemente astorica. Appunto in base alla nascente poetica astrattista, si stabiliranno quindi nell’Espressionismo le radici dell’arte astratta: nell’Espressionismo inteso come processo di interiorizzazione di ogni stimolo all’esperienza estetica. Nel 1907 c’erano i Fauves che erano stati i primi a superare consapevolmente il naturalismo e la ricerca della verità da ri-produrre o da ri-creare (come era nei presupposti impressionistici), in nome di una verità da creare secondo se stessi.

Furono i primi a dipingere un’acqua rossa o un viso blu: e il loro precedente è Gauguin.

Che cosa li distingue dagli espressionisti cui sono tuttavia generalmente affiancati? Proprio ciò che Gauguin diceva: “Se tu quel mare lo vedi rosso, dipingilo rosso”. Se “lo vedi”. C’è già il principio della libertà dell’artista cui è lecito trasfigurare il dato naturale secondo la propria visione. Ma non c’è ancora la prospettiva dell’espressionista, il quale dice: “Non se vedi il mare rosso ma se tu sei dentro di te acceso di passione dipingi il mare rosso. E non importa che i tuoi occhi lo vedano azzurro, devi cercare i colori della tua pittura”.

Così traslata la medesima prospettiva determinava l’ordine (o il disordine rispetto ai canoni antichi) della linea.

Da questo alla pura invenzione che dalla natura astrae la forma il passo è breve. Lo ha compiuto Kandinsky.

(A cura di ARTE 21)

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