Quando si parla di posizionamento nei motori di ricerca si tende generalmente a concentrarsi in modo prevalente sull’analisi delle keyword più adatte all’ottimizzazione di un sito e al loro inserimento in parti strategiche del codice e dei contenuti della pagina. Da sempre, gli elementi su cui la SEO (Search Engine Optimization) si è basata, sono strettamente legati alle keyword, altrimenti dette parole chiave. I consulenti SEO si sono quindi sempre impegnati soprattutto sulla ricerca delle parole chiave più utili a migliorare il posizionamento di un sito su Google & Co, per poi inserirle nel testo, nei meta tag, nell’attributo alt delle immagini e possibilmente anche nell’url delle pagine web oggetto dell’ottimizzazione.
Ciò di cui talvolta un consulente SEO tiene meno conto è l’utilizzo da parte del sito in questione del cosiddetto protocollo https, che sta per HyperText Transfer Protocol over Secure Socket Layer. Tale protocollo, sostituisce il classico http e si ottiene con l’installazione di un certificato SSL tramite il cPanel del proprio servizio di Hosting. Https garantisce una maggior sicurezza all’utente che naviga nel sito tramite una connessione criptata dal cosiddetto Transport Layer Security (TLS), e viene tuttora utilizzato soprattutto da siti e-commerce. Il lucchetto verde nella barra degli indirizzi del browser rappresenta però anche un aspetto psicologicamente importante per il visitatore, che sarà col tempo sempre più ben disposto nei confronti di siti web segnalati come sicuri. Se Google ha annunciato che dagli inizi del 2017 il suo browser Chrome avrebbe iniziato a segnalare come non sicuri i siti web sprovvisti di certificato SSL, già nel 2014 il sito Search Engine Land parlava di come il protocollo https fosse un elemento utile a migliorare il posizionamento su Google. Sebbene si tratti di un beneficio minore, rispetto a quello dato ad esempio dalla pubblicazione di contenuti di alta qualità, lo stesso sito ha portato l’attenzione sull’eventualità che tale elemento assuma col tempo sempre più importanza.
Ai fini SEO la cosa certamente importante una volta avvenuto il passaggio ad https, è l’impostazione di un redirect dai contenuti del vecchio sito a quelli del nuovo sito, ossia il redirect dal sito http a quello https. Questo è possibile tramite l’inserimento nel file .htaccess, presente nella root del sito, di un codice che reindirizzerà automaticamente agli url in https. Nel caso di un sito WordPress sarà necessario a questo punto modificare l’url nelle impostazioni della Bacheca. In Impostazioni generali basterà sostituire il vecchio url col nuovo url alla voce Indirizzo sito (URL). Dopo un certo periodo di tempo Google inizierà a sostituire in SERP (ossia nelle pagine dei risultati del motore di ricerca) i vecchi url con quelli nuovi. Per rendere più veloce questo processo è necessario l’inserimento del nuovo sito in Google Search Console (il vecchio Strumenti per i webmaster). Si avranno quindi nella console due proprietà distinte: una per il sito in http (che diventerà da questo momento praticamente inutilizzata) e l’altra in https. Naturalmente, come per ogni nuovo sito inserito in questo strumento di Google, per i primi tempi le Analisi delle ricerche segnaleranno ben poco traffico. Come si diceva infatti, nonostante i contenuti siano identici, è come si trattasse di un sito internet completamente nuovo. Aspettiamo ulteriori aggiornamenti da parte di Google sui fattori che condizionano il posizionamento ad inizio 2018.
Tags: SEOPLUS, web marketing
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